Mickey 17, la satira fantascientifica di Bong Joon-ho

4 Marzo 2025

Qual è l’unico attimo che sfugge al controllo dell’essere umano? La morte. Ma se vi dicessimo che neanche la morte, forse, fa più paura? Presentato fuori concorso alla Berlinale 2025, Mickey 17, l’ultimo film del regista del capolavoro Parasite, arriva al cinema giovedì 6 marzo.

Adattamento del romanzo di fantascienza di Edward Ashton, Mickey 7, il film tratteggia la vicenda di Mickey Barnes (Robert Pattinson), che per scappare da uno strozzino vendicativo a causa di un ingente debito accumulato insieme al suo socio e amico Timo (Steven Yeun), trova come unica soluzione quella di lasciare per sempre il pianeta Terra. Si “arruola” di sua spontanea volontà in questo programma capitanato da un meschino e grottesco dittatore di nome Kenneth Marshall (Mark Ruffalo) e da sua moglie Ylfa (Toni Collette) scoprendo ben presto di aver firmato un contratto per il ruolo di “sacrificabile”. Il progetto prevede infatti il popolamento di un nuovo pianeta, Niflheim, le cui percentuali di vita devono essere testate per mezzo di cavie umane sottoposte a costanti vaccini. Mickey morirà per ben 17, anzi, 16 volte e verrà ristampato per altrettante, esattamente uguale alla sua versione originale, mettendo fine alla morte come passaggio necessario e assolutamente inevitabile.

I 7 Mickey di Edward Ashton diventano 17, nel titolo, e 18 nell’effettivo all’interno del film di Bong Joon-ho. Il regista procede per iperbole col fine di rafforzare il concetto della velocità con cui il mondo contemporaneo è in grado di sostituire individui umani con versioni sempre più nuove e avanzate delle precedenti. La falla nel programma si verifica quando, inconsapevoli della mancata morte della versione 17 di Mickey, ne viene stampata una 18esima, andando contro le severe regole del sistema che non ammettono la presenza dei cosiddetti “multipli” (più copie dello stesso esemplare). La coesistenza dei due è funzionale all’affermazione che, nonostante copie dello stesso soggetto di base, Mickey 17 e Mickey 18, possiedono personalità completamente opposte e pertanto contrastanti. Ogni individuo è simile, ma sempre diverso dall’altro, al mondo non esistono vere e proprie copie, nonostante proprio questo mondo sia talmente proiettato in avanti da non escludere che una vera ristampa di esseri umani sia più vicina di quello che possiamo immaginarci.

Il film è fortemente umoristico e si lascia andare a momenti piuttosto divertenti sfruttando la dinamica amorosa che coinvolge il protagonista. Mickey, nella versione 17, si innamora a prima vista di Nasha (Naomi Ackie), una ragazza dal carattere forte e dalla personalità spiccante. La tensione si alza quando entra in scena la versione 18, molto meno timida della precedente, più disinvolta e inibita. La scena più ilare è sicuramente un inconsapevole rimando alla scena cult di Challengers di Luca Guadagnino, in cui i tre protagonisti si ritrovano in questo triangolo intimo.

La dinamica amorosa piuttosto tenera fa da contraltare alla durezza delle parole e delle azioni della coppia di dittatori. Il regista coreano in diverse interviste e l’attore Ruffalo al programma americano di Jimmy Fellon, negano un diretto collegamento tra il personaggio di Kenneth Marshall e il tanto discusso, anche relativamente alle ultime uscite, presidente americano Donald Trump, favorendo l’ipotesi che Marshall rappresenti l’idea di dittatore senza alcun tipo di riferimento. Eppure, i rimandi al mezzo televisivo come piattaforma propagandistica, l’esagerazione dei gesti, la satira del personaggio stesso che pare più una macchietta che un vero e proprio guru per cui immolarsi, fanno presagire che una, anche minima, reference ci sia. Il film è stato girato tre anni fa, prima della rielezione del presidente degli Stati Uniti e lo stesso Ruffalo trovò il suo personaggio piuttosto sopra le righe, ma tre anni dopo il suo parere è cambiato e la rappresentazione dello stesso non risulta più così esagerata, ma anzi, alquanto documentaristica. Marshall è un personaggio di cui prendersi facilmente gioco, che fa ridere per quanto ridicolo e Ruffalo veste benissimo i suoi panni, forse grazie alle orme già impresse da quel Duncan Wedderburn di Povere Creature. Eccellente, come sempre, Toni Collette che ci ha ormai abituati alle sue prove di incredibile livello rappresentando una certezza per ruoli duri e aridi come quello di Ylfa. Ottima anche, e soprattutto, la performance di Robert Pattinson per troppi anni poco considerato dal panorama, ma che nell’ultimo periodo sta dando prova del grande talento che lo contraddistingue. Qui nei panni di due personaggi, in quanto le due versioni dello stesso soggetto gli permettono di giocare con due schemi recitativi dissimili richiedendogli un impegno doppio ed un esito ben realizzato.

Mickey 17 è un film che parla di rivoluzione: al sistema, all’ingiustizia, alla sottomissione delle specie e all’avanzare troppo irruento della tecnologia a discapito dell’essere umano e delle sue peculiarità come singoli e inimitabili. È un film che parla della società umana e alla società umana proteggendosi con l’arma della fantascienza, ma lasciandoci con un unico grande quesito: “quale altro limite può essere abbattuto se neanche la morte rappresenta più un ostacolo?”

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