Dal 21 al 29 giugno 2025 Bologna si è trasformata, ancora una volta, nel cuore pulsante della cinefilia mondiale. La 39ª edizione del Festival del Cinema Ritrovato ha confermato la sua natura di evento unico: 454 film in 9 giorni, otto sale coinvolte, due piazze colme di spettatori e una programmazione che è insieme omaggio al passato e dialogo con il presente. L’inaugurazione, avvenuta con una spettacolare proiezione in 70 mm di Incontri ravvicinati del terzo tipo di Steven Spielberg in Piazza Maggiore, ha subito alzato l’asticella: il pubblico ha risposto con calore, affollando ogni sera la piazza e le sale, animate anche da un’estate torrida che ha reso l’esperienza ancora più viva e autentica.
Tra i grandi protagonisti del programma, spiccano i restauri di capolavori assoluti come La febbre dell’oro di Charlie Chaplin, proiettato con cineconcerto dell’Orchestra del Teatro Comunale diretta da Timothy Brock, un’esperienza collettiva capace di riportare la magia del cinema muto all’epoca d’oro delle orchestre dal vivo. Il centenario del 1925 è stato celebrato con una selezione potentissima: Sciopero! e La corazzata Potëmkin di Sergej Eisenstein sono tornati sul grande schermo con una forza visiva che non ha perso un grammo d’impatto, anzi, risultano oggi forse più attuali che mai, testimoni di un linguaggio cinematografico che ha plasmato generazioni di registi. Non sono mancati gli omaggi agli anni Settanta: Barry Lyndon di Stanley Kubrick è stato proiettato nella sua sontuosa fotografia originale, esaltata dalla proiezione in 35 mm, mentre Qualcuno volò sul nido del cuculo di Miloš Forman ha emozionato un pubblico trasversale, sottolineando l’universalità di un cinema che ancora oggi ci interroga.
Accanto ai grandi nomi, il festival ha dato voce anche a opere meno note ma di straordinario valore artistico e storico. Erotikon (1929) di Gustav Machatý, raffinata e audace per i suoi tempi, ha registrato il tutto esaurito, segno dell’attenzione crescente verso i “tesori nascosti” della storia del cinema. Altrettanto acclamata la proiezione di Die Verliebte Firma (1932), l’opera prima di Max Ophuls, che ha sorpreso anche i più esperti per la sua modernità registica. I restauri curati dalla Cineteca di Bologna e dalle più prestigiose cineteche internazionali non sono stati solo eventi filologici, ma atti d’amore: da Jeanne Dielman di Chantal Akerman, riproposto nella sua interezza, a piccole gemme del cinema giapponese, argentino, ceco, africano. Una mappa viva e pulsante del mondo, attraverso gli occhi del cinema del passato.
La bellezza del Cinema Ritrovato è anche nei suoi ospiti: la presenza di Jonathan Glazer ha segnato uno dei momenti più intensi del festival, culminato nella proiezione de La zona d’interesse in piazza. Jim Jarmusch, con la sua lezione al Modernissimo e l’introduzione del suo Solo gli amanti sopravvivono, ha infiammato il pubblico con il suo stile inconfondibile, mentre Asghar Farhadi ha commosso la platea con la proiezione de Una separazione e una conversazione al MAST. Tra i cineasti internazionali anche Brady Corbet, che ha presentato The Childhood of a Leader e il suo nuovo The Brutalist in uno dei rari 70 mm del festival. Ma la lista degli ospiti illustri è lunga: Terry Gilliam, Coline Serreau, Bob Wilson, Peter Suschitzky, Joshua Oppenheimer, Thierry Frémaux – tutti chiamati a raccontare, esplorare, celebrare il cinema in tutte le sue forme.
Il festival non si limita a restaurare pellicole, le rianima, le ricolloca nel presente, le rende vive attraverso la partecipazione collettiva. Bologna, in questi nove giorni, è sembrata davvero una capitale del cinema globale: tra calura, cantieri, cene improvvisate nei vicoli e file davanti alle sale, si è costruita una comunità affiatata, appassionata, generosa. Non si viene solo per vedere film, ma per ritrovare una parte di sé. Lo stesso Jonathan Glazer ha ammesso: “Vedere il mio film qui mi ha fatto capire davvero quanto le immagini abbiano ancora un potere rivoluzionario, quando condivise con rispetto”.
Il direttore Gian Luca Farinelli, nel suo discorso di chiusura, ha tenuto a ribadire che il Cinema Ritrovato non è solo un festival di restauri, ma un luogo dove le immagini perdute tornano a parlare al presente, con forza, poesia e verità. La chiusura con La zona d’interesse in Piazza Maggiore ha avuto il sapore di un arrivederci più che di un addio. È il cinema che ci rende comunità, anche quando il mondo ci divide, perché questa è una festa che ogni anno rinasce come se fosse la prima volta, con lo stesso stupore, lo stesso desiderio di guardare indietro per andare avanti. Ed è questo, probabilmente, il suo segreto più grande.

