Will see my love again I need no star: Hadrian di Rufus Wainwright al Festival di Spoleto

3 Luglio 2025

di Emiliano Metalli

Hadrian apre l’edizione 2025 del Festival di Spoleto: un’opera di Rufus Wainwright su libretto di Daniel MacIvor ispirata al rapporto omoerotico fra l’imperatore Adriano e il giovane Antinoo. 

Quello di Spoleto è un festival pronto ad accogliere quanto di contemporaneo vi sia persino in campo operistico – in questo, al momento, secondo solo al teatro Alla Scala con “Il nome della rosa” – per cui la scelta di Wainwright denota inoltre una spiccata sensibilità della direzione in ambito civile e programmatico. 

Non semplice cantautore, ma artista a tutto tondo, Wainwright è un creativo eclettico, fantasioso, ironico eppure profondamente attento alla società e, in senso ampio, all’umanità, oltre a essere un interprete raffinato ed equilibrato. Basterebbe assistere a una sua esibizione o ascoltare il suo canale Spotify per comprenderlo. 

FESTIVAL DEI DUE MONDI Spoleto 26 giugno 2025 © Andrea Veroni

Hadrian è manifestazione di questo suo spirito poliedrico, a tratti accattivante, a tratti disturbante. Non si tratta del debutto in questo genere – Prima Donna, per me più intensa e sofferta, è del 2009 – bensì del suo secondo titolo operistico, già battezzato a Madrid e al Festival di Peralada nel medesimo allestimento presentato al Teatro Nuovo di Spoleto. 

Pur definita “grand opera”, forse per la durata e per il numero di personaggi, Hadrian non ha però alcun contatto formale con l’omonimo francese. Questa composizione di Wainwright è piuttosto un crocevia di sperimentazione, più orchestrale che drammaturgica. 

Il libretto di MacIvor infatti è molto poetico, riflessivo, quasi filosofico, ma possiede poca azione: macroscopicamente ricorda il Mefistofele di Boito. La circolarità del ritorno alla situazione iniziale del protagonista, la presenza del soprannaturale (fantasmi, ombre, sibille), il tema del viaggio nel tempo e la possibilità di vivere sensazioni perdute, l’inganno e la redenzione post mortem sono tutti punti di contatto con il mito faustiano. Alcune scene, poi, sembrano ispirarsi allo Strauss di Salomé: la corte, gli interventi dei singoli cortigiani integrati in una sorta di “concertato”, il suicidio del medico e il costante riferimento al cielo – in Strauss/Wilde la luna, qui le stelle – e non da ultimo la “presenza” della comunità ebraica. 

Ecco, si potrebbe supporre che Wainwright risenta in qualche modo dell’influenza del passato e voglia includerlo – forse inevitabilmente, visto anche il tema storico – nella sua opera. 

FESTIVAL DEI DUE MONDI Spoleto 26 giugno 2025 © Andrea Veroni

La drammaturgia, comunque, in senso ampio resta l’elemento meno convincente, mentre alcuni passaggi poetici del testo hanno un fascino indubbio ed è lì che la musica riesce a trovare la sua espressione migliore, grazie a una inventiva melodica non sempre originalissima, ma comunque accattivante e, senza dubbio, a un uso attentissimo del colore orchestrale. 

È proprio l’orchestra l’elemento con cui Wainwright riesce a dipingere più nitidamente la situazione emotiva dei protagonisti, laddove la vocalità insiste spesso in un registro faticosamente stentoreo, solo a tratti e per alcuni personaggi integrato da episodi di dolcezza estatica: il duetto fra Adriano e Antinoo, alcuni interventi di quest’ultimo, le pagine di Plotina e poco più. 

D’altrocanto la scrittura più aggressiva e spesso incentrata sul registro acuto è caratteristica principale del personaggio di Sabina e, in certi passaggi, anche dello stesso Antinoo, lasciando ipotizzare una probabile corrispondenza fra esplosione emotiva all’andamento melodico e sentimento amoroso lacerante: nulla di nuovo, in verità, ma in certi momenti molto d’effetto. 

Ad Adriano viene assegnata una scrittura più centrale e, per questo, riflessiva, filosofica appunto che ben si associa alla vocalità baritonale, tradizionalmente emblema della maturità e della virilità.

L’orchestra resta tuttavia il suo mezzo espressivo d’elezione, grazie al suono – colore, intensità, timbro, intersezione – di ogni singolo strumento, Wainwright dà vita alle scene, agli ambienti, ai sentimenti e li fa fluire anche quando la parola sembra arrestarsi. Anzi, paradossalmente la musica esprime con maggiore intensità anche il silenzio della sofferenza generata dalla perdita dell’amato, tema che si conferma in ogni caso il fulcro dell’opera. 

FESTIVAL DEI DUE MONDI Spoleto 26 giugno 2025 © Andrea Veroni

Questa funzione orchestrale è ottimamente compresa da Johannes Debus, che nella sua direzione sa gestire i differenti momenti con oculatezza e giusto dinamismo, senza frattura fra un “ambiente sonoro” e l’altro, grazie alla duttile collaborazione della Malta Philharmonic Orchestra. 

La parola tradizione, che pure si adatta alla composizione, è presto messa da parte dalla regia di Jörn Weisbrodt. Spazio nero, neutrale, fondo su cui vengono proiettate le favolose – e, in qualche modo, manipolate – immagini di Robert Mapplethorpe, essenzialità dei movimenti, “gioco” scenico scopertamente dichiarato: personaggi e interpreti si fondono o, in qualche modo, si confondono. 

Questa indeterminatezza lascia al pubblico molti più interrogativi di una ricostruzione storica e, forse, al di là dell’aspetto produttivo sembrerebbe una scelta consapevole. Quantomeno giustifica l’assenza di un effetto scenotecnico che, in alcuni momenti, sarebbe stato necessario, come per l’aparizione delle ombre o le scene delle sibille. 

Il gesto è ridotto al minimo, ma quel minimo è piano di significati, è stabilito e netto, il che lo rende comprensibile: non c’è casualità, neppure nella scelta e nella disposizione delle sedute che hanno una funzione pratica e, allo stesso tempo, simbolica. 

Suggestive, ma discrete le luci di John Torres che tagliano lo spazio e costruiscono gli ambienti, senza frapporsi alle proiezioni del fondo. 

Nel cast si fa notare il Traiano di Nicola Di Filippo per la brillante presenza vocale pur nei  brevissimi interventi, mentre la parte del leone appartiene ai cinque protagonisti. 

Germán Enrique Alcántara (Adriano) possiede una presenza scenica attraente e un timbro morbido e brunito, ha maturato il personaggio con coscienza e ne affronta le difficoltà – su tutte la costante presenza in palco per tutta la lunghezza dell’opera – senza un momento di cedimento. 

Accanto a lui l’Antinoo di Santiago Ballerini è espressione della giovinezza tenorile, palesata dal timbro corposo, ma brillante e da un registro acuto sicuro e sfoggiato con stile e tecnica impeccabili. In scena, poi, sa il fatto suo e rende il giovane greco con innocenza e sensualità. 

Eccellente Ambur Braid nei panni di Sabina, la moglie di Adriano, che possiede una vocalità intensa e drammatica e un fraseggio sicuro, una recitazione impeccabile, anche nelle evidenti difficoltà del ruolo in termini di resa emotiva. 

Altra fuoriclasse è Sonia Ganassi (Plotina) che riesce a trasformare le asperità del ruolo in pregi, mettendo a frutto non solo una perizia tecnica invidiabile, ma anche un senso del fraseggio da manuale. 

Infine il Turbo di Christian Federici che declina ogni stato d’animo con intense inflessioni vocali, chiaroscuri di una delicatezza rara e arcate sonore di baldanzosa possanza guerresca, esattamente in linea con l’anima del suo personaggio. 

Il resto del cast, compreso il coro, fa il suo con dovizia di intenti e precisione. 

FESTIVAL DEI DUE MONDI Spoleto 26 giugno 2025 © Andrea Veroni

Teatro Nuovo – Spoleto

Hadrian

musica Rufus Wainwright

libretto Daniel MacIvor

edizioni Wise Music London

rappresentante per l’Italia Casa Ricordi, Milano

Malta Philharmonic Orchestra

Coro del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto

direttore Johannes Debus

ideazione, regia e design Jörn Weisbrodt

maestro del coro Mauro Presazzi

immagini Robert Mapplethorpe

su gentile concessione della Mapplethorpe Foundation

luci John Torres

progettazione delle proiezioni Michael Worthington

PERSONAGGI E INTERPRETI

Adriano Germán Enrique Alcántara

Plotina Sonia Ganassi

Antinoo Santiago Ballerini

Turbo Christian Federici

Sabina Ambur Braid

Lavia Kristýna Kůstková

Traiano Nicola Di Filippo

Fabio Paolo Mascari

Ermogene Nicolò Lauteri

Dinarco Oronzo D’Urso

Primo Senatore Marco Ciardo

Secondo Senatore Vittorio Di Pietro

Terzo Senatore Alessio Neri

Ragazzo Markos Bindocci

assistente del direttore Johann Sebastian Guzman

assistenti musicali Daniela Pellegrino, Silvio greco, Emanuele Schinocca

assistente alle proiezioni Cory Siefker

programmazione delle proiezioni James Pomichter

produzione Spoleto Festival dei Due Mondi

La produzione originale è stata resa possibile grazie al generoso sostegno di Ann Ziff, Melony e Adam Lewis, della SHS Foundation e di un donatore anonimo, e prodotta in collaborazione con la Robert Mapplethorpe Foundation. La premiere si è tenuta al Teatro Real di Madrid il 27 luglio 2022.

Tutte le opere di Mapplethorpe sono protette da copyright © The Robert Mapplethorpe Foundation, Inc. Tutti i diritti riservati.

Foto di scena Copyright: © Andrea Veroni

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