Eddington di Ari Aster è probabilmente il primo film a largo pubblico che riesce a trattare dignitosamente le tematiche legate al Covid-19, le mascherine, i movimenti Black Lives Matter e gran parte dei temi più importanti degli USA post-lockdown, quindi dal 2020 in poi.
Fine maggio 2020. Uno sceriffo di una piccola cittadina del New Mexico, Eddington, si accorge che il mondo in cui sta vivendo, fatto di mascherine, distanziamenti e guerra civile ideologica, gli sta stretto. Per far fronte a questo disagio personale e sociale decide di candidarsi a sindaco di Eddington.
Con quest’ultimo film Aster si discosta dal genere che lo ha reso famoso, ovvero l’horror. Se già con Beau ha paura (Aster, 2023) era riuscito a girare una pellicola a metà tra il thriller psicologico e l’horror puro di Midsommar e Hereditary, con quest’ultimo film Aster affronta la satira politica attraverso il genere della commedia nera e thriller.
Questo ibrido però risulta il punto debole del film, che infatti sembra essere diviso in due parti che non dialogano fra loro; la prima è una commedia nera, la seconda un thriller.
Va dato atto però che il regista statunitense è riuscito a scrivere una black-comedy ambientata in una piccola città senza saccheggiare lo stile coeniano dei tempi di Fargo o Il grande Lebowski.
Un altro punto di forza del film è la critica alla politica e alla violenza statunitense contemporanea. Aster non risparmia nessuno e attacca: i fanatici delle armi; chi utilizza le bufale che girano su internet per accaparrare consenso politico; ma anche l’ipocrisia di movimenti sociali come Black Lives Matter o simili.
Alcuni personaggi risultano veramente ben riusciti, altri restano incompiuti e altri ancora sembrano non dare alcun apporto alla storia. Il protagonista, lo sceriffo interpretato da Phoenix, i suoi colleghi poliziotti e il sindaco in carica (Pedro Pascal) sono ben scritti e danno pieno apporto alla storia. Personaggi come Sarah (Amèlie Hoeferle) o anche la moglie dello sceriffo, interpretata da Emma Stone, sono interessanti ma la loro psicologia e i loro tratti narrativamente accattivanti restano incompiuti.
Il personaggio di Austin Butler invece risulta totalmente inutile, infilato nella storia come semplice fenomeno da baraccone, dato che non capiamo il suo apporto alla diegesi narrativa.
La regia di Aster invece, come tutto il film, è interessante, ma non perfetta. Nella prima parte satirica, il regista dà il meglio di sé con inquadrature accattivanti e una fotografia che dà potenza al luogo in cui è ambientata la storia. Nella seconda parte, invece, Aster sembra voler strafare con sequenze eccessive ed esagerate.
Nel complesso Eddington risulta un film pomposo, eccessivo e poco concreto. Un passo indietro nella carriera di Aster, il quale ci aveva abituato a semi-capolavori con Hereditary e Midsommar?
