Dal momento che sono usciti due film su Dracula, nello stesso anno, entrambi diretti da due registi importanti, cercare di non fare paragoni diventa un’impresa veramente ardua.
Nosferatu di Robert Eggers è arrivato nelle sale italiane il 1 gennaio 2025, dopo una lunga attesa, alimentata dalla nomea del regista (uno dei tre maestri dell’horror contemporaneo insieme a Jordan Peele e Ari Aster) e dal fatto che fosse il remake di uno dei capolavori del cinema in generale, ovvero Nosferatu di Murnau (1922).
Dracula: A love tale di Luc Besson uscirà nelle sale italiane il 29 ottobre 2025.
I due film sono profondamente differenti seppur il soggetto della storia, ovvero il vampiro di draculesca memoria, sia lo stesso. Sin dal titolo di entrambi i film capiamo l’intento dei due registi: Eggers da un lato cerca di riportare al cinema quelle atmosfere dell’espressionismo tedesco gotico di inizio ‘900, mentre Besson intende focalizzarsi sulla storia d’amore del nostro conte Vlad.
Eggers però nella sua pellicola pecca di anacronismo. Quando Murnau diresse Nosferatu, il vampiro pop, il vampiro modello era quello letterario di Bram Stoker. Infatti gli eredi dello scrittore fecero causa a Murnau per non aver pagato i diritti dell’opera letteraria; da qui il titolo Nosferatu e non Dracula.
Il problema di Eggers però risiede in questo piccolo particolare: dal Nosferatu di Murnau a quello di Eggers sono passati più di 100 anni e tantissimi film. Il vampiro oggi è una figura pop non più relegata a quel gotico della Transilvania di fine ‘800.
Tra i due Nosferatu sono passati i vampiri di Coppola, di Herzog, di Anne Rice, quello di Burton e della saga di Twilight. Perfino Renfield (2023), con protagonista Nicholas Cage, porta un vampiro più contemporaneo rispetto a Nosferatu di Eggers.
Il vampiro di Eggers è un vampiro senza libidine, senza voglia di sangue. In poche parole se il film si fosse chiamato “Il mostro nel castello”, credo che in pochi avrebbero notato che si trattasse di un horror su un vampiro.
Luc Besson, invece, riesce a portare un Dracula contemporaneo, pur guardando al passato. Una creatura che fa paura, in contrasto con la Chiesa, ma protagonista di un film del 2025.
La regia di Besson è divertente, con dei picchi di maestria che rendono il film godibile a tutti (la sequenza di Versailles e quella del convento su tutte).
Il vampiro interpretato da Calbe Landry Jones è un vampiro vero e proprio, ha sete di sangue, di sesso e
distrugge i crocifissi che gli si presentano sottomano.
Besson riesce a girare un bel film, divertente, intenso, romantico, non cercando mai di strafare come forse aveva fatto il proprio collega a inizio 2025.
