Cosa accadrebbe se una figlia adolescente fosse in grado di portare alla luce tutti gli scheletri nell’armadio dei propri genitori? Non solo quelli passati, ma anche tutti i segreti che si stanno consumando nel presente e quelli che probabilmente si svilupperanno nel futuro?
Questa è la domanda fondamentale del film Lo Schiaffo, diretto dal tedesco Frèdèrik Hambalek e presentato a Berlino 2025.
Un normale e quasi noioso giorno di un’ altrettanto normalissima settimana, l’adolescente Marielle riceve uno schiaffo da una sua compagna di classe; questo semplice gesto, seppur violento, cambierà, forse per sempre, le dinamiche familiari con i propri genitori.
Questo schiaffo infatti ha dato a Marielle un superpotere: poter (e dover) ascoltare quello che dicono i propri genitori 24 ore su 24, 7 giorni su 7, anche se questi ultimi si trovano a chilometri di distanza, attraverso una sorta di telepatia interfamiliare.
Il titolo originale del film in realtà è “Ciò che Marielle sa” e incarna perfettamente lo spirito della pellicola, una commedia nera che tende a scoperchiare tutti gli altarini di una classica famiglia borghese.
Il film è diviso in atti e il passaggio da un atto all’altro viene sancito attraverso un primo piano della ragazza, fotografato con un rosso molto particolare e con una musica classica extra-diegetica imponente, di kubrickiana memoria.
Questo appena descritto è il guizzo di regia particolare e interessante che accompagna un film dal pieno realismo europeo e tedesco.
Gli attori e la satira sociale sono i punti forte del film.
Julia Jentsch e Felix Kramer, gli attori che interpretano i genitori di Marielle riescono ad incarnare perfettamente una matrimonio ormai finito, noioso, borghese tenuto in piedi solamente da quel collante che porta il nome di Marielle.
L’idea della pellicola è interessante e i tre attori che interpretano i componenti della famiglia reggono tutto il film, che però non riesce a imporsi a livello visivo.
La fotografia è piatta e i silenzi urbani e casalinghi non riescono a parlare allo spettatore. Lo sviluppo della trama, inoltre, sembra non avere un bersaglio preciso, sembra voler solamente raccontare una routine familiare, senza però quelle peculiarità che hanno reso grande il cinema di satira borghese europeo, da Bunuel ad Haneke, fino al nostro Monicelli.
Lo Schiaffo è quindi un film che incarna perfettamente quell’idea di cinema realista, ma che non riesce ad incidere, a premere sull’acceleratore, pur con una buonissima idea come soggetto e degli attori protagonisti in stato di grazie. Peccato.
