Oh. What. Fun. Se la mamma sciopera, il Natale va in vacanza

29 Dicembre 2025

Hollywood ci ha addestrato per decenni: se un bambino resta solo in casa, diventa un piccolo ingegnere della tortura (Mamma, ho perso l’aereo). Se una famiglia si scanna a tavola, è solo perché si ama troppo (La neve nel cuore). Se le ferite del cuore sanguinano, basta un coro gospel o una corsa in aeroporto per guarire tutto (Love Actually). Oh. What. Fun. diretto da Michael Showalter prende tutti questi cliché, li passa nel Bimby del realismo domestico e tenta di sbattereci in faccia una verità tanto semplice quanto devastante: il Natale non è magia, è gestione logistica.

Se cercate la magia, guardate altrove. Se cercate un film che vi faccia sentire meno in colpa per aver desiderato scappare in Messico al grido di “Messico e e Nuvole” durante il brindisi, questo è il titolo giusto. Tuttavia…da un interessante incipit esce un “Mamma, ho perso l’aereo” in versione sindacale! che non convince.

Il punto di rottura arriva alla vigilia di Natale. La famiglia, con distrazione criminale, dimentica Claire a casa mentre va a uno spettacolo. E se in questo caso non c’è Kevin che urla “Ho fatto sparire la mia famiglia!”. Qui c’è Claire, che con l’eleganza che solo Pfeiffer può sfoderare, capisce che l’unico modo per essere vista è sparire davvero.

Invece di restare a proteggere la casa dai ladri, ella prende la macchina e punta verso Hollywood: cercando una secessione dal Natale! E qui si doveva e poteva insistere…e invece no! Si torna nella norma. La famiglia Clauster scopre un concetto rivoluzionario (ah però!): la madre non è un elettrodomestico. Senza di lei, il Natale implode sotto il peso di regali non incartati, panettoni rinsecchiti e luci che non si accendono.

Michelle Pfeiffer: da Catwoman a Chief Operating Officer del Natale rimane luminosa ma sospesa tra misticismo e l’esaurimento nervoso. Claire non ama il Natale: lo amministra. Biscotti, decorazioni, cene, addobbi luminosi: tutto programmato con mesi di anticipo annessa la guerra fredda silenziosa con i vicini Wang Wassermann.

In cambio, Claire chiede un’inezia: che i figli la candidino al concorso televisivo Migliore Mamma di Natale, condotto da Eva Longoria. (già qui procedere nella visione è dura). Ovviamente, nessuno lo fa. Per la famiglia, Claire è come il Wi-Fi o l’acqua calda: indispensabile solo quando smette di funzionare.

Oh. What. Fun racconta il burnout emotivo in un nuovo realismo natalizio. Se una volta avevamo i miracoli della 34ª strada, oggi abbiamo film che ridono del disagio (come il già menzionato nel precedente articolo I mercanti di felicità). Mostrano che sotto ogni tovaglia perfettamente stirata c’è qualcuno che ha avuto un crollo psicologico alle tre del mattino montando un castello di Lego.

Ne esce fuori un filmetto che non tiene il passo di un incipit interessante e sviene nel bilanciamento tra farsa e dramma familiare che traballa come un albero montato male.  Lo spirito natalizio che il film critica è lo stesso che cavalca. Tutto è satinato e plastificato anche le emozioni di riscatto.
Oh. What. Fun. punta sull’idea di essere diverso, ma ogni suo elemento tende alla conformità. Il Natale non cade dal cielo. Lo costruisce qualcuno. E a volte quella persona ha deciso di prendersi una vacanza. Bene e non potevo farlo anche io come spettatore?

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