Con le sale ancora piene di Buen Camino, andate a vedere No Other Choice

Il film coreano uscito a inizio gennaio forse sta passando troppo in sordina
6 Gennaio 2026

Le sale cinematografiche italiane, nei primi giorni del 2026 sono ancora piene di proiezioni di Buen Camino, seppur il 1 e il 2 gennaio siano usciti due film attesi in tutto il modo: The Housemaid (con un cast che dovrebbe riempire qualsiasi grazie a Sydney Sweeney e Amanda Seyfried), ma soprattutto torna al cinema uno dei registi più importanti degli ultimi venticinque anni, ovvero Park Chan Wook.

Il regista coreano torna in sala con No Other Choice, film presentato a Venezia 2025. Il soggetto su cui si basa la sceneggiatura è il romanzo The Ax, da cui è già stato tratto un altro film, francese, del 2005 Le Couperet.

Man-Su è un dirigente importante di un’azienda che produce carta. Nel prologo del film Park Chan Wook ci spiega in pochi minuti e con una regia magistrale il contesto familiare di Man Su: una bella moglie, una bella casa, due figli con potenzialità, ma anche qualche difficoltà. Il nostro protagonista possiede, all’apparenza, una vita perfetta. L’improvviso licenziamento di Man Su distruggerà questo piccolo idillio familiare.

La forza del film di Park Chan Wook sta nell’ibridazione dei generi: una commedia nera, thriller che si mischia alla satira sociale.

No Other Choice è un film che va seguito, che sicuramente non si può guardare con un telefono in mano, ma che se assaporato, assaggiato e gustato come un piatto di un ottimo ristorante italiano, lascerà sicuramente un bel ricordo nella mente degli spettatori in sala.

Mantenendo la metafora culinaria, il film coreano non è un piatto di alta cucina, quei piatti che solamente chi ne capisce qualcosa di quest’arte può comprendere, bensì un piatto perfetto, ma alla portata di tutti.

Il thriller intrattiene bene, è divertente, ma non si dimentica cos’è il cinema, cos’è l’arte. Il montaggio del film, l’utilizzo della musica, la regia, le inquadrature, tendono tutte ad una perfezione cinematografica di cui però resta una storia, un qualcosa che ci interroga sul rapporto fra follia e umanità contemporanea, su cosa sono i rapporti umani nella nostra epoca.

Vedremo, alla termine delle proiezioni di No Other Choice nei cinema italiani, quale sarà il suo box office, in quanti saranno andati a vederlo.

Il timore nel 2026 è che, forse, ci siamo disabituati alla visione di pellicole diverse dai soliti “comfort-film”, non andiamo più alla ricerca di quelle pellicole che provano a dare quel qualcosa in più alla storia, nella regia, cercano di portare lo spettatore ad una riflessione, una catarsi (il termine greco che identificava la purificazione dell’anima di chi assiste ad una tragedia teatrale).

La speranza per questo 2026 è che al cinema (luogo fisico) si possano riempire quelle sale che trasmettono le pellicole che il cinema (arte) cercano di farlo fino in fondo.

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