Il mago del Cremlino: Paul Dano e Alicia Vikander reggono tutto il film

Il nuovo film del regista francese Oliver Assayas non sa bene dove posizionarsi
10 Febbraio 2026

Il nuovo film di Oliver Assayas, già regista di Personal Shopper o anche de Il gioco della coppie, adatta il romanzo di Giuliano da Empoli Il mago del Cremlino.

Sia il film che il romanzo raccontano la storia di Vadim Baranov (personaggio basato su Vladislav Surkov), interpretato da Paul Dano.

La storia mostrata sullo schermo del nostro protagonista e quella della Russia post-sovietica si mescolano fino a non comprendere quale fra le due il film voglia raccontare, se la prima o la seconda.

La storia segue carriera di Baranov, partito come regista teatrale e arrivato ad essere consigliere dello zar Putin, nasce fra le ribelli feste giovanili nella Russia post Gorbaciov, e arriva alle proteste in piazza Maidan (Euromaidan), lette da molti esperti di geopolitica come l’inizio della guerra russo-ucraina.

La prima parte del film, quella della Russia post-sovietica è la più interessante, perché riesce a dipingere uno spaccato dell’epoca, le contraddizioni delle utopie giovanili e la voglia di una vera e propria libertà.

La prima parte è proprio quella in cui troviamo i personaggi migliori con i rispettivi attori: Alicia Vikander che interpreta Ksenija e Tom Sturridge che interpreta Dimitrij Sidorov, due figure che mostrano al meglio la vivacità di una generazione che sogna la libertà.

Mentre pian piano ci si avvicina alla contemporaneità il tono del film diventa ambiguo. La performance di Jude Law, che interpreta lo zar, Vladimir Putin è sempre al confine tra imitazione parodistica e imitazione fedele. Non aiutano certo tutte le volte in cui Baranov (Paul Dano) ripete “Vladimir”, dentro ogni frase, ogni volta che i due si parlano.

Il film sembra essere sempre sul confine labile fra realtà romanzata, una sceneggiatura quindi fedele che modifica solamente qualche passaggio per renderlo migliore per lo schermo, e satira politica, che  però risulta qui molto lieve, questo perché se la satira è solamente accennata non può essere potente.

La produzione e la regia non hollywoodiane si notano nelle parole dei personaggi, da Paul Dano a Jude Law, agli oligarchi esuli: il film non è un monumento alla libertà americana, non esistono solamente gli USA e non sono il paese perfetto. La Russia le sue ragioni le ha e vengono spiegate senza un pregiudizio di stampo americano (come in parte fatto in Norimberga e in tutti i film di Hollywood in cui gli USA sono coinvolti politicamente e militarmente).

Il mago del Cremlino è quindi un film con i suoi pochi pregi e con i suoi molti difetti, a partire dalla durata; sicuramente il film non annoia, anzi può anche intrattenere in parte un pubblico generalista, ma dura veramente troppo anche per un pubblico interessato ai temi. Il film ha la durata di due ore e venticinque minuti. Una durata di due ore sarebbe stata perfetta.

Le cose ottime presenti nel film sono quattro: Paul Dano, Alicia Vikander, Tom Sturridge e la descrizione della Russia postsovietica.

Per tutto il resto della durata, la pellicola sembra essere un’accozzaglia di storie, generi cinematografici, il troppo che stroppia.

Un film mediocre, che fa dei suoi attori un vanto, forse l’unico.

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