Hokum, l’horror folkloristico dell’estate 2026

Adam Scott intrepreta il ruolo di uno scrittore scontroso alle prese con il proprio passato e con le credenze popolari
4 Agosto 2026

Lucky Red ha deciso di distribuire uno degli horror più interessanti dell’estate 2026. Hokum, diretto da Damian McCarthy e con protagonista Adam Scott (Scissione, Big Little Lies, Little Evil) è un horror al passo coi tempi che corrono, un ibrido fra orrore folkloristico e terrore psicologico.

Uno scrittore statunitense di fama mondiale decide di recarsi in Irlanda, in un luogo che è stato importante stato per i suoi genitori, di cui è orfano, per fare pace con un tassello importante del proprio passato.

Alloggiando in un hotel peculiare, in linea con le tradizioni del posto, il protagonista fa la conoscenza dei vari impiegati dell’hotel, dalla receptionist al bartender.

La conoscenza dello scrittore non si limita ai funzionari dell’albergo, ma spazia lungo i luoghi limitrofi, intrattenendosi con i cittadini del posto.

I punti di forza del film sono due: il primo è Adam Scott che interpreta lo scrittore protagonista Ohm Bauman; il secondo è l’aver conciliato nello stesso panorama orrorifico tratti sovrannaturali e spiegazioni logiche degli stessi.

Hokum non è un horror sovrannaturale e superstizioso, ma un film che riesce a rendere questi tratti tipici del genere cinematografico coerenti con la realtà del 2026, una realtà in cui il razionalismo e la verità tangibile sono le narrazioni cardine. La paura trae origine non dalle superstizioni, ma dal fatto che esse possono intaccare la nostra mente più di quanto pensiamo.

Adam Scott, invece, si dimostra un attore estremamente versatile e capace; regge da solo quasi tutta la pellicola (senza quasi) e si mostra a suo agio fra diversi generi. Little Evil era un horror comedy, Scissione è un dramma distopico e Big Little Lies è ascrivibile alla satira realistica.

I punti deboli del film sono legati invece alla sceneggiatura. Alcuni passaggi importanti che vengono rivelati allo spettatore nel corso della pellicola, non risultano poi utili al proseguo della narrazione; rivelazioni che lasciano lo spettatore a bocca aperta, ma che nella finzione filmica sono ininfluenti.

L’ibridazione lodata sopra, in alcuni passaggi del film, sembra non prendere una decisione e rimanere sul confine fra credenze popolari e realismo antropologico con un atteggiamento democristiano.

Hokum resta comunque un horror divertente, che non risulta mai talmente demenziale da eccedere nel comico, ma non oltrepassa il limite della seriosità.

Non un capolavoro, ma un film da vedere volentieri in una torrida giornata dell’agosto italiano.

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