L’aria è ferma, statica.
L’unica cosa che crea movimento in una rovente giornata di luglio è il paesaggio laziale tagliato da un treno in corsa verso la costa.
In questo scenario incastrato nel limbo tra la realtà e l’immaginazione mi ritrovo ad ascoltare il nuovo singolo della band italo-britannica dei Vanarin, A fly on the wall: trovo che le sue sonorità un po’ retrò, che fluttuano tra l’elettronica e l’acid pop, si sposino bene con l’atmosfera piatta di questi caldi giorni di luglio. Ed infatti non mi sorprende leggere sul comunicato stampa queste parole che descrivono il singolo come «una canzone frizzante capace di mettere in musica «la sensazione piacevole dell’oziare», che calza a pennello all’estate appena arrivata»; una sensazione che ti resta addosso, come la salsedine dell’acqua di mare, non appena si conclude l’ascolto del brano.
Ci sono dei brani che ti piacciono e basta, per i quali (forse) è difficile spiegare in toto i motivi che ti spingono ad amare quella particolare canzone, Nel caso di A fly on the wall ci sono però diverse combinazioni che rendono il singolo un brano ben strutturato e sicuramente catchy, accattivante: il suo sound gli conferisce un’atmosfera sospesa e rarefatta – così come l’aria estiva – sempre più inusuale nei brani contemporanei, inoltre la pluriennale esperienza del gruppo, all’attivo dal 2016, non può che giocare a favore del brano. Infatti, si legge ancora sul comunicato, che «da sempre meticolosi nella ricerca di un groove multisfaccettato, con il nuovo singolo i quattro riconfermano la loro attitudine catchy oltrepassando i canoni del pop per contaminarsi con ritmi trascinanti che vanno dalla disco-funk all’indietronica anni 2000».

Il risultato è un brano sicuramente caleidoscopico, composto da numerose sfaccettature musicali, in cui anche la voce del cantante diventa uno strumento musicale: viene campionata, distorta, tagliata e rimodulata in modo da ricreare un’atmosfera quasi “distopica” e sospesa nel tempo. Le frasi della canzone si districano tra il sogno e la realtà, tra l’immaginario e la concretezza in cui il cantante immagina di essere un “animale che dondola da un albero” e che riesca a guardare tutto quello che fa l’altra persona, come una mosca su un muro appunto (traduzione del titolo).
E come il ronzare continuo di questo insetto che non trova pace fino a quando non si posa su una superficie, anche questa canzone sembra procedere in un loop: finito il ritornello, la canzone riparte dalla prima strofa per poi concludersi col ripetersi della frase «wouldn’t it be cool» che si smorza improvvisamente, così come quando viene spiaccicata.
Il singolo dei Vanarin è la coniugazione degli opposti: al suo trasmettere l’idea di un paesaggio statico ed immobile, si contrappone un testo è pieno di movimento e cambi di scena; inoltre nell’epoca del digitale il sound sporco del brano gli conferisce la sensazione di essere stato registrato su nastro quindi analogicamente.
I Vanarin sono un gruppo psych-pop di radici italo-inglesi, composto da David Paysden, Marco Sciacqua, Massimo Mantovani e Marco Brena. Il loro sound è caratterizzato da influenze brit-pop, r’n’b e neo soul, arrivando a un risultato di stampo internazionale. Il singolo A Fly On The Wall anticipa la pubblicazione del terzo album del gruppo prevista per l’autunno ; inoltre mercoledì 24 luglio uscirà il loro nuovo singolo: Hey Listen!
