Un “angelo del Paradiso” al Festival Stradella 2025

4 Settembre 2025

di Emiliano Metalli

La musica ha la capacità di evocare le storie e la Storia. Può far rivivere epoche e persone, suoni e paesaggi, proprio come suggerisce Lucia Adelaide Di Nicola responsabile scientifica e musicologica dell’Ensemble Mare Nostrum e dello stesso Festival Stradella nelle note al concerto e al cd “Un angelo del paradiso” edito da Arcana. 


Alcune operazioni culturali, poi, nella loro complessa organicità danno inoltre l’opportunità al pubblico non solo di conoscere repertori e biografie spesso dimenticati, ma anche di ripopolare spazi destinati a una fruizione museale – spesso asettica – colmandoli di vita artistica, passata e presente. 

È il caso del Festival Stradella che animerà molti luoghi della provincia di Viterbo per tutto il mese di settembre. Per non perdere gli appuntamenti basta consultare la pagina del programma.

Ad aprire il ricco calendario è una eccellente esecuzione di quel repertorio a rischio di estinzione presentato proprio nel cd “Un angelo del Paradiso”: il prezioso progetto dedicato a Marc’Antonio Orrigoni, rinomato interprete – “primo soprano” – della seconda metà del XVII secolo, noto come “angelo del Paradiso” per la definizione che lo stesso Alessandro Stradella ne fornisce in una sua lettera. 

Attivo presso la corte del Duca di Modena, egli fu nella compagnia del Teatro Falcone di Genova durante il Carnevale del 1679, quando Stradella compose per lui ben tre nuove opere: La Forza dell’Amor Paterno, Le Garre dell’Amor Eroico e Il Trespolo Tutore. 

Questo progetto dell’Ensemble Mare Nostrum ha radici lontane, perché come tutti i progetti culturali che si rispettino è costruito con il tempo, sullo studio e sulla pazienza, innestando ricerca musicologica e prassi esecutiva in un ambito – quello barocco – che in Italia è ancora molto acerbo rispetto ad altri Paesi europei. Un repertorio che solo da pochi anni si affaccia nelle stagioni degli enti lirici e che è stato spesso in passato erroneamente considerato di nicchia.

È intorno alla collaborazione fra Orrigoni e Stradella, fra Genova e  Modena, in uno stralcio di pochi anni sul finire del Seicento che viene immaginato questo concerto, concepito come un “songbook”, cioè una raccolta di arie (assai prima del concetto di “aria da baule”) completata da brani strumentali, fra cui pagine “integrative” di Stradella per balli o altre necessità esecutive in titoli altrui. Si tratta, nello specifico del programma, di titoli rari, a volte vere e proprie pietre preziose della storia della musica e dell’opera in Italia. 

Le narrazioni biografiche possono modificare il dato reale, manipolare la reputazione di persone che la Storia ha in parte dimenticato, ma la musica che scaturisce dalle partiture, e da quelle di Stradella in questo caso specifico, è un mezzo di riappropriazione di una parte di quella realtà. È la ricostruzione di un dato, presentato in veste intellegibile al mondo attuale. Come per Caravaggio, cui spesso biograficamente è associato, l’opera parla dell’anima del compositore e va oltre il giudizio, offrendo una proiezione universale sui drammi e le riflessioni degli esseri umani attraverso una drammaturgia ancora in fase di profonda sperimentazione. Una scrittura musicale apparentemente semplice, ma dall’architettura sofisticata in cui alla delicatezza del colore strumentale si associa un’attenzione all’accento, alla parola, al messaggio che la musica potenzia, illumina e non mistifica. 

Con questo spirito, cioè con il desiderio di svelare, attualizzare e reinterpretare le composizioni di questo repertorio Andrea De Carlo guida non solo l’ensemble Mare Nostrum fondato nel 2005, ma anima lo stesso Festival Stradella che da anni è ormai un appuntamento immancabile della Tuscia viterbese. 

In occasione dell’apertura di questa edizione 2025 torna con rinnovato successo la raffinata interpretazione di Silvia Frigato e l’accurata preparazione dell’ensemble Mare Nostrum guidato con partecipazione da De Carlo.

Rispetto al programma registrato in cd ci sono dei brani mancanti, come il Trespolo tutore che pure viene offerto come bis. Qualche taglio anche da La forza dell’amor paterno, La Susanna e da Le garre dell’amor eroico, oltre alla assenza dei brani de Il Girello e il Novello Giasone. Assenze che però non toccano la coerenza generale del programma e ne facilitano l’ascolto soprattutto per un pubblico meno avvezzo. 

L’esecuzione è di grande classe perché, nonostante l’acustica di Santa Maria Nuova non sia perfetta, la vicinanza degli esecutori permette di apprezzarne in un solo colpo l’abilità tecnica e la qualità sonora, l’emozione del gesto che si trasforma in sonorità intense, sotto la guida sicura e collaborativa di De Carlo.

Così, oltre l’intesa espressiva e la coesione del gruppo, si distingue in particolare l’intenso dialogo dei due violini di Simone Pirri e Pietro Battistoni, in prima linea nei brani strumentali. Ma è solo la punta di un iceberg di talento, incorniciato dall’intesa creativa e sapiente di De Carlo e Di Nicola. Alfa e omega di un sistema culturale che va ben oltre i limiti di un Festival musicale. 

Pietra preziosissima e incarnazione di quell’angelo del paradiso che era Orrigoni, Silvia Frigato si conferma interprete di superiore finezza non solo sul piano di un’emissione vocale da manuale, ma anche per il testo plasmato con attenzione, per la precisione esecutiva del bagaglio espressivo barocco e per un atteggiamento antidivistico che sa di passione, di amore per la musica, di servizio quasi religioso. Dovendo scegliere il meglio, forse nella Susanna si potrebbe pescare a mani piene. 

Chi lo ha avuto la sfortuna di perderlo, può recuperarlo qui.

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