Romaeuropa festival chiude con Kruder & Dorfmeister, The K&D Sessions Live

20 Novembre 2025

La quarantesima edizione del Romaeuropa Festival ha chiuso domenica 16 novembre al Parco della Musica con una giornata dedicata alla musica.

Dal pomeriggio un doppio appuntamento con il compositore sperimentale Ryoji Ikeda, e in serata inoltrata il gran concerto finale di Kruder & Dorfmeister.

Il duo viennese porta in scena, con molto coraggio e una sana dose di sperimentazione, una versione live della K&D SESSION, il celebre doppio compact disc che nel 1993 rivoluzionò il modo di vedere, e ascoltare, il DJing.

Un pubblico tendenzialmente di over 40, che avrà consumato i propri lettori cd riproducendo la Session, gremisce la Sala Santa Cecilia. Sul palco il set degli strumenti è circondato da una cinquantina di girasoli fissati sul polistirolo verde. Una installazione suggestiva.
La luce si spegne e subito il palco e i girasoli iniziano a colorarsi, K&D entrano acquistando il centro della sala, Kruder prende in mano un piccolo synth, Dorfmeister, indossando il suo inseparabile cappellino da baseball, una chitarra elettrica, e iniziano il lungo pad e arpeggio di Boogie Woogie, mentre gradualmente entrano gli altri musicisti, prima il basso, poi il percussionista con un set di percussioni etniche, quindi il tastierista e infine il batterista. Boogie Woogie evolve in sonorità che non gli conoscevamo. K&D si muovono e raggiungono la consolle dietro i musicisti. Il palco ora è pronto.

Chiaramente trasformare una sessione di remix, drum and bass e trip hop di due ore realizzata a quattro mani in studio in un concerto live con quattro musicisti sul palco che affiancano il duo è un progetto arduo ed eccezionale. Per la prima volta possiamo ascoltare il duo viennese suonare insieme ad altri musicisti, e il risultato è affascinante da un lato come contraddittorio dall’altro.

I brani vengono suonati in un ordine diverso da quello del disco e soprattutto sono separati con tanto di applausi in mezzo. Per chi conosce a memoria la session composta da un flusso continuo di remix di brani che entrano l’uno dentro l’altro, dove i riff del brano precedente si fondono ai drums del brano successivo, è un colpo non immediato da assorbire.

L’eleganza e la cura timbrica della session si perde in questo live, là dove i brani musicali, che nella session vengono remixati, sono qui suonati dal vivo eccezion fatta per le parti vocali. Pertanto il drum and bass si mescola con la canzone base, senza possibilità di distinzione, offrendo al pubblico un’esperienza sonora totalmente diversa. Ma dopo il remix di Trans Fatty Acid dei Lamb, quarto in scaletta, è lo stesso Kruder a prendere il microfono e a spiegare al pubblico il rischio di questa operazione, ringraziando la band che l’ha resa possibile.
Da qui alla fine un concerto che lascia con il fiato sospeso e qualche perplessità nei più autentici fan del duo. Dorfmeister che si alterna tra chitarra, riff e flauto traverso, Kruder che lancia i remix giocando su una batteria elettronica a sample modificati, i brani intervallati da una serie di intro o code virtuosistiche dei quattro elementi della band.

Via via il pubblico perde il timore reverenziale della sala e inizia a muoversi sulle sedie al ritmo della musica, su in galleria si intravedono persone ballare, finché anche in platea sono sempre di più gli spettatori che si muovono verso i corridoi per vivere con il corpo il sound di K&D.
Il concerto finisce, i pezzi non sono nemmeno tutti, ma si alza una standing ovation che probabilmente è più per la carriera che per il concerto in sé.
I musicisti rientrano e iniziano a suonare i due brani più famosi che in effetti non sarebbero potuti mancare, tutto è estremamente studiato come è loro costume: e su Gotta Jazz e Speechless il pubblico non resiste, tutti sono in piedi a ballare, si muovono sotto il palco, la Sala Santa Cecilia diventa un club austriaco anni ’90 a tutti gli effetti.
La gente prende i girasoli dal palco, saranno un ricordo di questa serata dal sound non consueto ma assolutamente indimenticabile.

Si ringrazia Leonardo Zaccone per il prezioso contributo

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