“La Meglio Gioventù” che rappresenta ancora La Meglio Fiction italiana.

17 Luglio 2024

Il testo che segue e che, ci si augura, leggerete, più che un’articolo potrebbe essere considerato come una riflessione estemporanea, emotiva e poco attenta agli stilemi dello scrivere giornalistico, su quel lavoro già citato nel suddetto titolo e che verrà nuovamente rievocato nel corso delle righe che la compongono.

A titolo informativo si offre un piccolissimo glossario che, inoltre, ci si augura contribuisca a far perdonare lo stile simil pop con il quale vi troverete ad avere a che fare, nella speranza, almeno, che possa incontrare parte del vostro gradimento.

Luigi Lo Cascio è uno degli attori della pellicola in questione.

Marco Giordana è il regista della pellicola in questione.

Stefano Rulli e Sandro Petraglia sono gli autori del soggetto e gli sceneggiatori della pellicola in questione.

Sonia Bergamasco, Fabrizio Gifuni, Giovanni Scifoni, Claudio Gioè, Adriana Asti, Andrea Tidona, Alessio Boni, Valentina Carnellutti, Lidia Vitale, Maya Sansa, Camilla Filippi, Jasmine Trinca sono attori della pellicola in questione.

La maggior parte dei termini del glossario non verranno ritrovati nel proseguo del testo, ma, in questo modo, molti crediti artistici sono stati onorati.

Nb. Si badi bene che il termine “pellicola”, come i più appassionati e/o esperti sanno altro non è che utilizzato in presenza di metonimia, una figura retorica della lingua italiana che indica una qualche cosa utilizzando una parte per il tutto e che quindi, in questo caso, usa la stessa parola “pellicola”, lo strumento – prima della tirannia del digitale, si ben intende – utilizzato per fissare eternamente le immagini riprese dalle apposite macchine addette a ciò, in luogo del prodotto – il film, in questo caso -nella sua completezza.

E si badi bene che, ad ogni modo, con il termine “pellicola” si intendevano una volta – ma in realtà è ancora oggi così, al netto di tutto – solo i cosiddetti lungometraggi in senso classico.

E si badi bene, per la terza e, si spera, ultima volta, che non si è ancora capito, o forse lo scrivente non lo ha ancora capito dopo 21 anni, se “La Meglio Gioventù” sia un lungometraggio molto, ma molto, lungo o quella che viene definita Fiction.

Beh, premesso ciò, e se ne avete ancora voglia, buona lettura di questo “sfogo” , almeno nelle intenzioni, allo stesso tempo accorato e felice.

Fine del Glossario/Introduzione che dir si voglia.

N: – Sei felice?
S: – Certo.
N: – È allora è arrivato il momento di essere generosi.

“La meglio gioventù”, regia di Marco Tullio Giordana.
Sceneggiatura di Stefano Rulli e Sandro Petraglia.

Ho sentito qualcuno, negli anni – e legittimamente, per carità – parlare male di questo film italiano del 2001 e fresco fresco – oserei direi freschissimo (a discapito delle temperature infernali di questi giorni torridi) – di un rewatch su Netflix posso provare pure a capire il perché di certe critiche trancianti a questo film che nacque come una “normalissima” fiction televisiva, ma che all’epoca ebbe, se non ricordo male, anche un discreto successo nelle sale, a dispetto di una durata e di un taglio, mi ripeto nell’arco di poche righe, non propriamente cinematografico.

Se non sbaglio si ritagliò una buona fetta di pubblico pure nei cinema francesi e credo, ripescando quest’informazione da un qualche anfratto della memoria, che Luigi Lo Cascio una volta raccontò, nel corso di un’intervista televisiva, che questa bella – si, bisogna che io trovi il coraggio di considerarla anche bella, in barba a quelli che possono essere i diversi difetti che la compongono – storia rimase addirittura sei mesi di fila in programmazione in un cinema d’essai d’oltralpe (forse proprio Parigi addirittura).

Insomma “La Meglio Gioventù” non sarà un lavoro perfetto, ma ha dei momenti che fanno pensare, almeno a me fanno questo effetto, a soluzioni di grande sensibilità artistica, a scelte non sempre banali, ma che stanno un passo avanti, o addirittura diversi passi avanti – pensate un po’ – rispetto a quelle odierne che siamo abituati a vedere nella serialità, di propria produzione, che ci propina, la televisione di Stato e ossia quella Radiotelevisione Italiana – la Rai, per intenderci – che ha perso mordente e probabilmente un pizzico di volontà.

E, inoltre – parliamo sempre de “La Meglio Gioventù”, eh – è composto da una serie di momenti – momenti che piuttosto che elencare vi invito a cercare, con una visione nuova o ripetuta dello stesso, sulla base di come operano le vostre belle singole anime – che rimangono immortalati nel nostro vissuto emozionale, avendo contribuito a formarci oppure titillando quegli stessi identici sentimenti che animano noi e la pellicola o, nella peggiore delle ipotesi, infastidendoci.

Perché, a quest’ultimo proposito, capisco anche il perché in parecchi lo abbiano considerato, o continuino a farlo, un lavoro po’ superficiale, non propriamente interpretato sempre con una recitazione da manuale e inficiato da inevitabili soluzioni semplicistiche che, ritengo, sono più che perdonabili se si considera il valore complessivo dell’opera finita, quelle che io considero le sue finalità – il racconto collettivo e i racconti individuali di svariate persone innestati su vari decenni della Storia d’Italia del dopoguerra – e la buona fede complessiva dell’operazione.

Insomma io “La meglio gioventù”, al netto di tutto, continuo a tenermela ben stretta nei cassetti della mia mente e del mio cuore.

Spero sia così anche per molti di voi.

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