Il riflesso di un paese: La gita scolastica di Una Gunjak

3 Novembre 2024

Cosa può scaturire una piccola bugia adolescenziale se arriva all’orecchio di chi, i ragazzi, dovrebbe difenderli e tutelarli? La gita scolastica di Una Gunjak ripercorre l’isteria di una realtà in bilico tra il bisogno di modernità e l’attaccamento smanioso al patrimonio conservatore.

Durante un gioco con i suoi compagni di classe, Iman (Asja Zara Lagumdzija), per attirare attenzione su di sé, si vanta di aver già avuto un rapporto sessuale con il ragazzo dei suoi sogni. La menzogna farà ben presto il giro della scuola e diverrà oggetto di scandalo anche all’interno delle case tra gli stessi adulti, costringendo Iman a raccontare altre bugie per coprire le precedenti e incastrandola in un circolo vizioso dal quale non riuscirà più ad uscire.

La gita scolastica racconta la complessità dell’adolescenza in cui si ricerca una libertà tipicamente adulta, ma con una consapevolezza ancora troppo poco responsabilizzata. Il risultato è una leggerezza che è peculiare della fase adolescenziale, o perlomeno è ciò che dovrebbe essere, ma che purtroppo ancora oggi, in alcuni contesti, pare di difficile comprensione. La risposta della regista nativa di Sarajevo è evidentemente femminista e fa leva su una vicenda realmente accaduta che ha scosso la Bosnia-Erzegovina. “Qualche anno fa, la Bosnia Erzegovina è stata scossa dallo scandalo di un gruppo di sette tredicenni della stessa classe finite incinta durante una gita scolastica […]le reazioni furono di indignazione e incredulità” […] Le ragazze non furono solo giudicate, accusate e umiliate su media nazionali e piattaforme digitali, ma la notizia delle precoci ragazze bosniache comparve persino sulla stampa internazionale. Questa diffusione, alimentata dalla grancassa dei predicatori moralisti locali, ha trasformato la storia in una isteria di massa”. Una Gunjak afferma di essere rimasta colpita di quanto la verità, che mai fu definita, smise completamente di interessare al paese, troppo impegnato a gettare scandalo sulle giovani ragazze. Iman si fa quindi portavoce fittizia di queste adolescenti umiliate a livello nazionale portando alla luce e sullo schermo una vicenda che testimonia la nevrosi di una realtà moralmente castrata.

Lo scandalo di Banjia Luka viene effettivamente citato ad inizio film permettendoci di entrare fin da subito nel pensiero generale degli adulti. Dietro la paura dei genitori si nasconde il disagio di fronte ad una libido che si fa strada tra i ragazzi e ritenuta incontrollabile. Da privato, il tema della sessualità diviene politico, come se tutti potessero esprimere giudizio sull’intimità altrui. Interessante proprio a proposito della “politicizzazione” della sessualità è uno scambio di pensieri tra i ragazzi in riferimento a alla possibilità di abortire quando si rimane incinta senza volerlo: -[…]Non so come non abbiano paura di Dio –Sono serbi -Anche i serbi hanno un dio

Il film indaga quanto il conservatorismo dei “grandi” finisca per riecheggiare anche nel filtro interpretativo dei giovani portandoli a giudicarsi tra loro piuttosto che tenersi per mano per provare ad abbattere il muro della società patriarcale. L’empatia non ha spazio all’interno di questo contesto e neanche all’interno della pellicola: i contatti umani sono ridotti all’osso.

Il film procede quasi in maniera “documentaristica”, a compartimenti stagni, selezionando i momenti più significativi per il raggiungimento dello scopo e per il completamento di quel puzzle da presentare come manifesto di un disagio. Ho sentito la mancanza di momenti che mi legassero in qualche modo alla protagonista in quanto donna, che mi facessero comprendere, sviscerandolo, quale fosse il motivo effettivo dietro la necessità di raccontare una menzogna per sentirsi presa in considerazione. Di conseguenza c’era forse bisogno anche di leganti tra un momento e l’altro che avvalorassero ulteriormente il tragitto di un pensiero eclettico e vivace come quello adolescenziale. Questo senso di oppressione sia da parte della società che la circonda, che delle menzogne stesse di Iman, viene, in questo modo, purtroppo un po’ meno, quando invece sarebbe stato proprio lì il senso del film.

La gita scolastica di Una Gunjak era un film assolutamente necessario, tanto per informare quanto per riflettere una condizione che di particolare ha molto poco e di universale parecchio.

Il film sarà disponibile per la visione a partire dal 7 novembre.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Non perdere

L’Estranea – L’horror familiare che ha stregato Venezia e non solo

Arriva al cinema con 01 Distribution finalmente dall’8 ottobre L’Estranea.…