Robert Eggers, è senza dubbio uno dei registi più talentuosi della sua generazione. Già autore di The Northman ma soporattutto di The Witch del 2015 Eggers si cimenta con il mito: Nosferatu. Il film non è solo una semplice rivisitazione dell’iconico capolavoro del 1922 di F.W. Murnau, ma una reinvenzione che trae ispirazione dall’oscurità e dalla magia del cinema degli anni ’80 e ’90 con un atmosfera Gotica e una fotografia mutevole tra i toni del dorato a quelli dell’azzurro. La fotografia, opera di Jarin Blaschke, è un vero e proprio spettacolo visivo. Le immagini sono spesso sgranate o con un finto fuori fuoco, quasi fossero state rubate a un’epoca remota, con un uso sapiente del chiaroscuro e delle ombre. La regia è lenta, implacabile, capace di costruire la tensione in modo graduale, lasciando spazio all’orrore di insinuarsi sottopelle. Eggers ci immerge in un mondo denso di atmosfere spettrali e dettagli minuziosi. La sua visione di Nosferatu è una sinfonia di ombre e luci, dove ogni scena è un capolavoro di estetica e terrore. Il film esplora il tema della solitudine, del patriarcato, dell’ immortalità e centra la figura femminile come motore del racconto. La storia segue il giovane agente immobiliare Thomas Hutter, inviato nei Carpazi per concludere una vendita con il misterioso Conte Orlok. Non appena arriva al castello, Hutter scopre l’oscura verità: il conte è un vampiro che intende trasferirsi nella sua città, portando con sé morte e distruzione. Orlok vuole raggiungere Ellen l’amata di Hutter, e unirisi a lei. Ma Ellen contiene in sè il segreto per sconfiggere il vampiro. La storia è già nota tuttavia tramite una messa in scena da urlo e piccoli accorgimenti narrativi Eggers ci lascia stupiti e ci fa appassionare a una vicenda nota e arcinota. L’ossessione di Eggers per i dettagli lo porta a girare in tutte location autentiche, la scena della nave che solca i mari è davvero girata in acqua e non riprodotta a studio. La cgi è ridotta al minimo creando creature e ambientazioni che sembrano palpabili e reali. Se amate il cinema che esplora l’oscurità con una raffinatezza visiva e narrativa, Nosferatu è un’esperienza imperdibile. Eggers rende omaggio al capolavoro del 1922 di F.W. Murnau attraverso varie scelte stilistiche e narrative. La figura del Conte Orlok mantiene alcuni tratti della sua iconica fisionomia, Le scene di ombre danzanti e la fotografia in bianco e nero, utilizzata in alcune sequenze, sono un chiaro tributo all’espressionismo tedesco e alla pellicola di Murnau. Così come alcuni primi piani. Ma ancora non mancano rimandi al sublime Nosferatu di Werner Herzog. La scena dell’arrivo di Hutter al castello in cui si trova al cospetto di una carrozza trainata dai cavalli, vale il film.
Ode a Nosferatu
