Durante la Festa del cinema di Roma 2025, fra i film visti da chi sta scrivendo, la casa di produzione maggiormente presente nell’intro delle pellicole è stata Canal +. Non serviva sicuramente la programmazione della Festa di Roma per scoprire che il cinema francese stesse vivendo un periodo molto prolifico, che dura già da diversi anni, ma questa presenza massiccia di film francesi (di produzione, non per forza con francesi alla regia) sia nei festival, che nelle sale può essere letta come sintomo di salute del cinema francese, europeo e forse anche mondiale?
All’interno di questo discorso un esempio importante può essere quello del film Nino, diretto da Pauline Loquès, presentato a Cannes 2025 e poi a Roma.
I lati interessanti di questa pellicola sono due, il primo produttivo, il secondo registico.
Le due case di produzione più importanti di questo film sono Canal+ e Disney+. Interessante la dicotomia fra le due a livello di immaginario: la prima incarna per il grande pubblico quel cinema di stampo francese ed europeo più ricercato, in cui il regista ha l’ultima parola e dove non esiste il termine blockbuster; la casa americana invece, dall’altro lato è l’emblema di quel cinema statunitense in cui il produttore è più importante del regista.
Il film che nasce dalla collaborazione di queste due case è un prodotto molto interessante, indice di un nuovo cinema internazionale che guarda oltreoceano per portare qualcosa di nuovo.
Il film segue il nostro Nino, un uomo di 28 anni, che scopre di avere un tumore alla gola, causato dal Papilloma virus contratto in gioventù. Nino scopre questa notizia, completamente inaspettata, di venerdì e il lunedì successivo inizierà subito la terapia per una cura o comunque un monitoraggio della malattia per permettergli di vivere una vita più normale possibile.
La regista Pauline Loquès decide di seguire il nostro Nino durante l’ultimo weekend prima di iniziare la terapia, indagando le paure, i rapporti con gli amici, con la madre e con il passato.
L’aspetto più interessante di questa pellicola è la regia di Loquès, che riesce a districarsi fra silenzi, flashback, non detti, senza però avere quella presunzione di chi crede di fare un cinema superiore.
Ciò che viene raccontato in Nino è una storia umana, che però non si dimentica di essere un film. La regia infatti seppur semplice colpisce l’occhio dello spettatore nella sua asciuttezza.
Una regia che riesce a portare sullo schermo le emozioni che vuole raccontare, una bellezza registica prettamente europea, in cui si vede però, allo stesso tempo una cura produttiva magistrale, data probabilmente dalle due case di produzione nominate all’inizio. La strada che ha intrapreso Nino è forse quella a cui deve guardare tutto il cinema europeo: un cinema in cui la tradizione registica non si perde, ma che non può non comprendere l’apporto importante delle case di produzione nel cinema mondiale contemporaneo.
