Devo essere onesto, non ho mai visto alcun capitolo della saga di Predator. Il mio primo incontro con questo franchise è stata l’anteprima stampa di Predator-Badlands, in uscita nelle sale il 6 novembre.
Il film è diretto da Dan Trachtenberg, già regista di due altri capitoli della saga, ovvero Prey e Predator-Killer dei Killer e di 10 Cloverfield Lane.
Il più recente capitolo della saga si apre in modo epico: uno scontro all’ultimo sangue fra un padre e i suoi due figli. Sin da subito infatti ci viene presentato il nostro protagonista, Dek, Yautja il quale non ha un rapporto idilliaco con il padre, mentre quello con il fratello è viscerale, un rapporto etimologicamente fraterno.
Alla fine di questo scontro il nostro Yautja Dek ha chiara la sua missione, indicatagli dal fratello e dalle circostanze finali derivanti dallo scontro che abbiamo visto nel prologo: dirigersi sul pianeta Genna e catturare il Kalisk.
Dek crede che portare a compimento questa impresa risolverà tutti i suoi problemi di autostima e quelli che hanno compromesso il suo rapporto col padre.
Sul pianeta Genna, Dek dovrà rapportarsi con altri esseri come il sintetico Thia (Elle Fanning) e il piccolo essere vivente, appartenente a una qualche specie aliena presente su Genna, Bud.
I punti di forza di questo film sono diversi.
La regia riesce a dar vita a una pellicola d’intrattenimento puro, sicuramente il film non si può classificare come horror, ma avventura.
Gli scontri sono ben girati, adrenalinici, non eccessivi e ben bilanciati con il resto della storia.
Trachtenberg, insieme allo sceneggiatore Patrick Aison, riescono a bilanciare quasi perfettamente i momenti di pura azione, quelli di avventura e scoperta di un nuovo pianeta e quelli in cui si mettono a fuoco i rapporti tra i personaggi e le sfaccettature del caratteri di questi ultimi.
Credo però che il punto di forza di questi film, oltre all’intrattenimento che riesce a portare a schermo, sia l’utilizzo degli effetti speciali e la regia pienamente in linea con il genere fantascientifico.
Predator-Badlands riesce ad essere un film destinato alla sala. I campi lunghi o lunghissimi che vanno ad inquadrare queste lande desolate di pianeti lontanissimi riportano al cinema quel genere che forse si era un po’ perso negli anni e che recentemente abbiamo riassaporato in Alien: Romulus. Un personaggio ben riuscito, così come il suo background, è quello di Elle Fanning, la quale interpreta non solamente il sintetico Thia, ma anche la sua controparte gemella Tessa (un altro sintetico).
Entrambe appartengono alla Weyland-Yutani Corporation, azienda che diventa pian piano fondamentale nella sinossi del film e che riesce, attraverso la rappresentazione della stessa, a completare quel quadro fantascientifico pienamente riuscito in questo capitolo della saga.
La cosa più bella di questo film? I capelli degli Yautja.
Predator- Badlands è quindi un film che fa il suo dovere, agli occhi di un neofita della saga, che riesce a portare al cinema un’avventura semplice, ma riuscendo a porre al centro una fantascienza contemporanea, ma che riesce a guardare anche alla tradizione.
