Antonio Faraò e il suo Kind Of…

3 Novembre 2025

di Emiliano Metalli

Dal mese di settembre è possibile ascoltare Kind Of… di Antonio Faraò, un’opera prima che non è solo un ritorno alle origini, ma anche un esercizio di introspezione sul senso stesso del comporre e dell’improvvisare. Dopo quasi cinquant’anni di carriera, con splendide e autorevoli collaborazioni al suo attivo, il pianista e compositore romano sceglie di affrontare l’essenzialità del piano solo, luogo di libertà assoluta e di equilibrismi formali.

Lo fa attraverso una scrittura originale e una riscrittura di brani altrui, noti, ma non scontati, la cui interpretazione diviene a sua volta creazione d’autore e, al contempo, espressione di maestria esecutiva, per un progetto che ha avuto una lunga e meditata gestazione. 

La scrittura di Faraò si rivela nella sua forma più essenziale: i dodici brani che compongono l’album (otto originali e quattro riletture di standard come Round Midnight, O Que Será, I Didn’t Know What Time It Was e There Will Never Be Another You) costruiscono un racconto sonoro coerente, dove ogni episodio si lega all’altro per tensione e respiro. Nella sua architettura musicale si percepisce una chiara consapevolezza formale: le cellule ritmiche si trasformano in motivi melodici, le progressioni armoniche evolvono come paragrafi di un discorso che non rinuncia mai al pensiero.

Laddove la tradizione jazzistica celebra l’improvvisazione come linguaggio dell’istante, Faraò la ricompone in una scrittura che ha qualcosa di letterario. I suoi interventi al pianoforte si muovono tra la precisione del cesello e l’abbandono emotivo, mescolando la densità polifonica all’urgenza espressiva: ogni nota sembra pensata e, insieme, vissuta.

Costruisce strutture percussive che sostengono linee melodiche di grande cantabilità, ed è in questo dialogo interno, fra verticalità ritmica e orizzonte melodico, che si manifesta la cifra più autentica del suo stile. Il pianoforte diventa un organismo vivo, una voce che alterna confidenza e rivelazione, come se il musicista volesse allo strumento le domande di una vita intera. Magari offrendo le risposte nelle pieghe di una musica all’apparenza facile, eppure dalle radici profonde e intense. 

Il titolo, Kind Of…, gioca con l’allusione a Kind of Blue ma ne rovescia il senso: non un punto d’arrivo, bensì una sospensione, un “quasi”, un “come se”. Sembrerebbe il segno di una poetica aperta, dove la musica resta in bilico tra pensiero e gesto, tra scrittura e improvvisazione. Ma anche una porta aperta sul futuro, personale e culturale allo stesso tempo. Un suggerimento all’ascoltatore verso le potenzialità dell’Arte e della musica in particolare. 

In questo lavoro Faraò dimostra come il jazz sia, oggi, un linguaggio universale di profonda e quasi filosofica introspezione. Kind Of… è un disco maturo che invita all’ascolto non attraverso la semplicità ritmica o la seduzione melodica. È la creazione di un musicista che non ha più bisogno di stupire con la velocità o la brillantezza, ma che trova nella forma e nel silenzio il suo terreno più fertile. Un album che non si limita a essere ascoltato: si legge, proprio come una pagina d’autore.

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