di Emiliano Metalli
Il mese di marzo porta con sé un nuovo progetto discografico della cantante jazz e compositrice bolognese Valentina Mattarozzi: Duetz, disponibile in vinile e in streaming grazie all’etichetta discografica Azzurra Music.
L’album, che gioca fin dal nome, oscillando fra i due poli del “duetto” e del mondo “jazz”, si muove in uno spazio sonoro essenziale, quasi rarefatto, dove la voce diventa il vero centro emotivo e narrativo. Mattarozzi si è distinta negli anni per una ricerca personale sulla vocalità jazz, coniugando tradizione e sensibilità contemporanea, formandosi tra Italia e Stati Uniti, con esperienze legate anche alla didattica e alla sperimentazione, ha costruito un percorso coerente fatto di eleganza di fraseggio e attenzione al suono come spazio espressivo: una identità delineata con studio e intuito che emerge con particolare nitidezza in questo lavoro.
L’idea alla base del disco è semplice e rischiosa al tempo stesso, ma decisamente affascinante: ogni brano è un omaggio molteplice, un duo che realizza un mix unico fra voce e strumento per omaggiare i più grandi compositori della storia del jazz.
The Very Thought Of You di Ray Noble, insieme a Teo Ciavarella cui l’album è dedicato, è forse il brano più “orchestrale” grazie alla sonorità ampia del pianoforte che accoglie la linea melodica della voce solista e la riverbera, la rifrange, la moltiplica e poi la ricompone. Ma è soprattutto la dedica a Ciavarella e il senso di perdita evocato nelle note a dare al disco una dimensione ulteriore: quella di un attraversamento del lutto che si fa gesto creativo.
Espressivo e scarnificato è invece A Night in Tunisia di Paparelli-Gillespie che Lele Barbieri alla batteria immerge in un vorticoso e continuo cambio di dinamiche su cui la voce si staglia, piacevolmente inclusa nel dialogo ritmico.
A colpire, però, è tutto il percorso sonoro proposto da Mattarozzi e dagli artisti che si affiancano alla sua voce ricca di molteplicità espressive: Round Midnight di Monk con Daniele Scannapieco al sax tenore, dal delicato equilibrio nell’alternanza fra le due linee, All The Things You Are di Hammerstein II e Kern che Felice Del Gaudio fa saltare fra le corde del suo contrabbasso, il quasi ironico Checco Coniglio al trombone in Come Rain or Come Shine di Mercer-Arlen, Misty di Errol Garner associato alla insolita sonorità del vibrafono di Giovanni Perin e infine la struggente malinconia di The Look of Love di David-Bacharach che Massimo Tagliata sembra dipingere, più che suonare, con i colori della sua fisarmonica.
Non da meno l’unico inedito dell’album: When She Remembers assieme a Giampiero Martirani alla chitarra è un brano dai riflessi cangianti, che si diverte a citare la tradizione, ma mantiene una sua originalità espressiva oltreché compositiva tutt’altro che trascurabile.
Un susseguirsi di duetti “non convenzionali” in cui la voce è privata di un tessuto armonico pieno. Così, in ogni traccia si rivela, si scopre, espone una nudità che si manifesta come la forza del progetto stesso, in cui gli standard vengono attraversati con rispetto ma senza timore, ridotti all’osso per far emergere dettagli timbrici, respiri, micro-variazioni di grande intensità.
Il dialogo voce-strumento non è mai accompagnamento, ma relazione viva, quasi teatrale. Ne nasce un album intimo e coraggioso, che rinuncia consapevolmente alla “pienezza” per cercare qualcosa di più fragile e autentico, una drammaturgia musicale frammentata, ma coerente, tenuta insieme da un filo emotivo profondo e sincero.

