Abbiamo intervistato Walter Cerrotta, autore e attore, insieme a Giorgia Conteduca, dello spettacolo Salmoni.
Salmoni si destreggia fra distopia, satira e ironia, per portare sul palco delle tematiche strettamente contemporanee.
Quali sono state le ispirazioni per la scrittura di Salmoni? È stato importante anche il genere della battle royale?
Volevamo parlare di una società in cui i diritti, che dovrebbero essere garantiti alla nascita, in realtà non sono uguali per tutti, c’è una società divisa in fasce.
Quindi il reality a cui partecipano i nostri protagonisti ha sicuramente dei rimandi ad Hunger Games e il suo genere, ma poi si rivelerà qualcosa di diverso da ciò che prometteva essere.
Altre ispirazioni?
Particolari ispirazioni oltre a questo no. Vi è un rimando alla cultura pop, altre idee sono venute da canzoni pop, che poi abbiamo usato nello spettacolo o da frasi iconiche della televisione.
Per la vostra arte e per voi come persone qual è il dialogo con gli altri media, dalla televisione, al cinema ai videogame?
È indispensabile. Questi altri media esistono e quindi devono rientrare nel discorso artistico perché anche il pubblico vive nel nostro stesso mondo. Io stesso sono un fruitore di altri media al di fuori del teatro. Il linguaggio si deve contaminare.
Il teatro indipendente è riservato ad una nicchia. Può essere valido il monito “nel bene o nel male, l’importante è che se ne parli” per arrivare ad un pubblico più grande, o è meglio lasciare il teatro indipendente a chi lo apprezza e lo capisce?
L’importante è che si parli dei contenuti. Poi se fai uno spettacolo e non vi è nessuno in platea, l’arte non esiste più. Se qualcosa di nicchia diventa poi per il grande pubblico, ciò che è fondamentale non diventare mainstream nei contenuti e nello spirito.
La cosa fondamentale nella dicotomia nicchia/mainstream è rimanere indipendenti con sé stessi.
Se potessi scegliere, preferiresti un tuo pubblico sempre fedele con cui puoi fare sempre ciò che vuoi, o snaturarti ma tutta l’Italia ti conosce?
Credo che snaturarsi sia un termine particolare. Può succedere che nella tua carriera possa cambiare linguaggio e cambiare il modo di esprimerti, per poi arrivare ad un pubblico più ampio. L’importante è non fare qualcosa che non ti appartiene.
Come minaccia l’Intelligenza Artificiale quello che è il mondo del teatro?
Credo che non vi sia una minaccia diretta. Il teatro è comunque un’arte performativa e le persone si riuniscono per fruire di quella cosa. Vi è una minaccia più forte che proviene dalla televisione e dallo streaming, perché ti permettono di restare sul divano.
Seppur qualche colpo negli anni il teatro lo abbia subito, resta comunque sé stesso, con il suo pubblico.
Come nasce la collaborazione con Giorgia Conteduca?
Ci siamo incontrati in una tournee molto lunga e chiacchierando abbiamo capito di avere interessi ed idee simili, che avremmo potuto portare sul palco.
Non sarà l’ultima collaborazione?
Sì, perché fortunatamente ci troviamo anche a livello caratteriale.
