Michele Eburnea e la costante tensione con l’eredità

31 Ottobre 2025

Intervista al giovane autore, attore e regista al debutto del suo SPECIAL K.

E’ andato in scema al Mattatoio, “Special K.!, sorprendente esperimento teatrale di Michele Eburnea, vincitore del Premio Silvio d’Amico alla Regia, promosso dall’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” in collaborazione con Romaeuropa Festival.

Michele Eburnea è un giovane autore, attore e regista, ha lavorato in teatro con Antonio Latella, Giacomo Bisordi, Leonardo Manzan, Martina Badiluzzi, e nei film di Marco Bellocchio, Nanni Moretti, I Fratelli d’ Innocenzo, Giulia Steigerwalt, mentre in televisione ha debuttato con Valerio Attanasio e Giorgio Romano nel suo primo ruolo da protagonista. Con questo spettacolo inedito si è confrontato con la “Lettera al padre” di Franz Kafka, costruendo a partire dal celebre testo autobiografico kafkiano, un dispositivo drammaturgico ludico e giocoso attraverso cui interrogare l’identità maschile tra fragilità e tossicità. Lo spettacolo mescola immagini, scrittura di scena, gag, citazioni kafkiane e paradossi sull’identità maschile, con un uso originale del linguaggio e degli oggetti di scena, creando un’esperienza teatrale unica e inaspettata.

In questa intervista, il giovane regista-interprete, ci racconta la genesi del suo lavoro, il suo approccio alla scrittura e alla regia, ci confida la sua visione  dello spazio-teatro, delineando il ritratto di un artista che ha molto da esprimere, che trae forza dalla sua umanità “semplice”, ma ricercata, profonda e sensibile, in costante tensione con l’eredità delle proprie radici.

  • Presenti a Romaeuropa SPECIAL K, Progetto vincitore della terza edizione del Premio Silvio d’Amico alla regia realizzato dall’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico in collaborazione con Romaeuropa Festival. Una ricetta i cui ingredienti sono: 47% di immagine, 36% di scrittura di scena, 5% di F. Kafka. Perché proprio questi ingredienti?

Parto da Kafka, ingrediente apparentemente minoritario ma decisivo. È il lievito dello spettacolo, che si è sviluppato a partire da quel testo straordinario che è La Lettera al Padre. Ho ventisette anni, la stessa età di Kafka quando la scrisse, e sento anch’io lo stesso bisogno di confronto con l’eredità di mio padre. Solo che nel mio spettacolo la figura paterna, che in Kafka è incombente, oppressiva, monolitica, si è diffranta in mille altre figure, incontri, esperienze e pensieri che compongono una specie di quadro della mia formazione di giovane uomo, e tutte insieme sono l’eredità con cui oggi mi confronto.

Quanto al peso degli altri ingredienti vi lascerò in sospeso, perché possiate giudicare voi assistendo allo spettacolo. 

  • Quale è stato e quale sarà il processo di realizzazione? E soprattutto a chi è rivolto il piatto? Che vuol dire SPECIAL K?

Scrittura e riscrittura e poi riscrittura unita ad un confronto costante con tutti i collaboratori che sono stati decisivi per l’ideazione e la riuscita dello spettacolo. Spettacolo che per sua natura trova nelle nuove generazioni i suoi interlocutori privilegiati e più sensibili, ma che spero sorprenda anche un pubblico di teatro più tradizionale, che resti magari interdetto all’inizio, ma spero sempre più coinvolto e chissà magari commosso sul finale. Si parla di eredità, di eredità simbolica, che dunque riguarda chi riceve come chi lascia.

  • Un esperimento che parte dal tema dell’identità maschile. Tematica più che mai attuale e contemporanea. Come anche in  “Gente Spaesata”, “Non Andartene Docile”, “Resti In Attesa”, “Secondo Piano”, hai sempre mostrato, come autore e regista, un punto di vista fortemente consapevole del tempo in cui viviamo. Da cosa nasce questa urgenza? 

Risponderei semplicemente che per me o è così o niente. Ma poi mi rendo conto che hai usato l’aggettivo consapevole, molto generoso. Direi che il mio interesse rispetto al tempo in cui viviamo è nutrito dal dubbio. Tendo a diffidare delle opinioni e delle posizioni “giuste”, della verità e dei paladini. Ho la sensazione che la verità si riveli solo per frammenti. Delle volte questi frammenti inquietano perchè ci dicono che i cattivi siamo noi..

Che valore ha per te essere vincitore di un Premio indetto dall’Accademia in cui ti sei diplomato?

Gratitudine. E poi mi sembra che ci sia anche qui il tema dell’eredità. Mi è stata data dall’Accademia un’eredità in forma di scommessa su di me. È bello.

  • Sei attore, autore, regista. In quale ruolo ti senti più a tuo agio? E quanto ognuna di queste tue anime aiuta l’altra?

Non si sopportano, ognuna pensa di avere ragione. Io le lascio fare, preferisco il ruolo di spettatore.

  • Sei giovanissimo e sei già un nome di punta del panorama teatrale e cinematografico italiano. Hai lavorato con innumerevoli maestri della scena. Chi ti ha lasciato l’insegnamento più importante che porterai per sempre dentro te?

Ti ringrazio sei generosa, io continuo a camminare in punta di piedi. Ho avuto la fortuna di incontrare tanti e tante maestre. Il regalo più grande è la loro assenza.

  • Cosa pensi della scena teatrale contemporanea in Italia? Che ruolo pensi potranno avere i giovani e cosa bisognerebbe fare per dare loro più spazio e autorevolezza?

Mi viene da dire che si potrebbe cominciare dando più spazio, non credo che l’autorevolezza sia qualcosa che si può concedere. La nuova wave è forte e sta già entrando nei teatri importanti anche se a piccoli passi. Siamo in un momento in cui più generazioni di artist* coesistono e si confrontano, si raccolgono delle eredità e se ne bruciano delle altre. Sarebbe eccitante accendere un dibattito frontale, un confronto tra posizioni e visioni opposte. È comunque un discorso ciclico, eterno, penso allo scontro “Moretti/Monicelli” nella trasmissione Match, del secolo scorso. Mi da sollievo pensare che in ogni caso la grande fornace del tempo ci brucerà tutti.

Poi penso questo: si potrebbe immaginare lo spazio-teatro come un luogo comunitario che va al di là dello spettacolo, che ha una vita prima e dopo la rappresentazione, che magari accolga le persone anche dopo lo spettacolo e perché no anche fino a tardi. Che abbia una programmazione parallela per la notte, che sia anche un luogo di delirio, di musica, un luogo che possa liberare i corpi oltre che le menti. Poi bisogna voler bene anche a chi il teatro lo abita solo da spettatore (vogliamo che torni la volta successiva!).

  • Sei nato a Fondi (LT); a quattordici anni ti sei trasferito a Roma, senza la famiglia, dove hai frequentato un collegio. Quanto sono importanti le radici per un artista?

Per me è importante la tensione che si instaura con le radici, che siano radici biografiche o radici artistiche. La tensione con l’eredità è proprio il tema di SPECIAL K.

  • Come ti vedi tra dieci anni? Quali sono i tuoi sogni per il futuro?

Vorrei avere un orto da curare e produrre del buon vino.

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