Il primo film di Five Nights at Freddy’s (che d’ora in poi abbrevierò con FNAF) aveva già tanti problemi: sogni lucidi risolutori di qualsiasi cosa, servizi sociali assenti, una soluzione finale inverosimile e l’assenza dell’horror. Ingredienti che all’epoca non fecero presagire un sequel, che invece è arrivato nelle sale italiane, il 7 dicembre 2025.
FNAF 2 è anche peggio, se possibile, del primo. In questo secondo capitolo abbiamo un problema: gli adulti, la parte horror involontaria del film. La pellicola inizia con un ormai stereotipato rimando agli anni ’80 nel primo locale Freddy Fazebear. Una bambina solitaria, Charlotte, nota che Il Congilio Giallo (noto nella serie come Spring Bonnie), mascotte del locale, sta portando sul retro uno dei bambini che sta mangiando nel locale. Dopo aver cercato di informare gli adulti, i quali alla richiesta di aiuto di una bambina, che chiede una mano perché potrebbe star avvenendo un rapimento, rispondono fregandosene, Charlotte decide di seguire Spring Bonnie in cucina. Nel retro la nostra eroina (perché ricordiamo che fa tutto pur essendo solo una bambina) riesce a salvare il bimbo rapito, ma finendo lei nelle grinfie del famigerato animatrone La Marionetta. L’omicidio di Charlotte avviene davanti a tutti i clienti, i quali restano a guardare una bambina assassinata da un robot con delle coltellate, la stessa bambina che poco prima avevano ignorato quando aveva chiesto aiuto. Questa è solo l’introduzione del film.
Tornando ai giorni nostri vediamo i due protagonisti, Mike Schimdt (Josh Hutcherson, Peeta Mellark di Hunger Games) e la sorella Abby. La nostra protagonista ancora non ha dimenticato i suoi amici animatroni, anche perché il fratello non riesce a spiegarle tutta la storia criminale che si nascondeva dietro quegli inquietanti robot.
Tutta la storia di questo secondo capitolo ha inizio nel momento in cui Mike e Abby tornano al locale incriminato e trovano un giocattolo di quelli con cui si possono registrare le voci, ascoltare melodie, giochi di 10-15 anni fa per i bambini dai 4 ai 10 anni. Dopo aver portato a casa il giocattolo appena citato, le cose inizieranno a precipitare.
In tutto questo però c’è una nota assolutamente fuori posto: l’età della nostra Abby. Se una ragazza che sembra essere pre-adolescente dice di avere come unici amici dei robot che ha visto pochissime volte nella sua vita e a distanza di tempo dal loro ultimo incontro continua a sognarli, direi che abbiamo tutti i presupposti per leggere questo comportamento come un campanello d’allarme.
Il nostro Mike, invece che farsi aiutare, alimenta l’ossessione della sorella quasi adolescente per dei mostri, riportandola nei luoghi dove li ha visti, prendendo giocattoli palesemente non adatti alla sua età e non cercando di tagliare questo legame evidentemente sbagliato.
Mike è quindi il secondo adulto, che crea problemi piuttosto che risolverli, all’interno del film.
Come ultimo adulto, un po’ meno importante, ma emblema di chi ha passato i 18 anni all’interno di FNAF 2 è il professore di Abby.
Tornando agli stereotipi del classico film americano, la nostra Abby, ha costruito un progetto per la “fiera di scienze” della scuola. Lasciata a scuola dal fratello Mike, il quale la raggiungerà dopo perché deve andare al Freddy’s, la ragazza incontrà il professore di scienze, un uomo veramente cattivo nell’animo. Dopo essersi fatto mostrare il modellino di Abby, costruito veramente con cura e pazienza, il professore lo distrugge, facendo finta di farlo cadere per sbaglio, in un modo che sembra più bullismo che altro. Non capiamo neanche perché in fondo il professore escluda Abby dalla fiera di scienze.
Gli adulti di FNAF 2 non riescono a comportarsi come tali, acuiscono i problemi, invece di risolverli, oppure, gli sceneggiatori li fanno comportare così, per portare avanti una trama che abbia una parvenza di horror.
FNAF 2 ha svariati problemi, il primo su tutti, però, è quello degli adulti, anche se si potrebbe scrivere altrettanto sui denti dell’animatrone Chica o sullo sguardo del personaggio di Elizabeth Lail, che vorrebbe dar vita ad un finale dalle tinte shaymalaniane, ma che risulta solamente imbarazzante.
