Quattro mamme in memoria di Ruccello

14 Dicembre 2025

di Emiliano Metalli

Va in scena al Teatrosophia di Roma lo spettacolo Quattro mamme scelte a caso con la regia di Mauro Toscanelli dalla raccolta omonima di monologhi, pubblicati nel 2011 a cura di Massimiliano Palmese, concepiti da Alessio Arena, Luigi Romolo Carrino, Massimiliano Palmese stesso e Massimiliano Virgilio. 

Quattro monologhi scritti dichiaratamente con l’intento di celebrare i temi e le suggestioni dell’opera di Annibale Ruccello: Mamma – Piccole tragedie minimali, uno dei suoi ultimi lavori e certamente l’ultimo interpretato dall’autore, nel luglio 1986, proprio poco prima della sua scomparsa. Una scelta ideale da riprendere sulla scena alle porte dell’anniversario dei 40 anni dalla morte. 

Quattro personaggi rappresentativi dei cambiamenti della società, dei desideri e del linguaggio, quattro “mamme” vittime delle conseguenze culturali della “globalizzazione” degli anni Ottanta, della prepotente diffusione dei miti televisivi: questa l’opera di Ruccello, attento osservatore dei cambiamenti e delle trasformazioni del mondo popolare napoletano. 

Un tema ripreso da Arena, Carrino, Palmese e Virgilio che hanno dato vita ad altrettanti testi tesi a evocare, pur con temi e cifre stilistiche personali, le atmosfere dell’opera di Ruccello. Quel che li accomuna è proprio la voce di una madre ed il racconto della sua storia, mentre quel che li differenzia è l’andamento drammaturgico e, questione fondamentale, l’atmosfera, la lingua, il colore narrativo. Non c’è dubbio infatti che ognuno di essi, pur nella traccia comune, riesca a dare vita a un’opera unica di per sé, indipendente e fortemente caratterizzata. Un pregio che permette di realizzare altrettanti “quadri” dalle medesime caratteristiche. 

Toscanelli recupera questo lavoro e la riporta sulla scena del Teatrosophia, dando vita a quattro tipi di donne – madri per un verso o per un altro, nel bene e nel male, sarebbe da dire –  grazie alla collaborazione di Fabio Fantozzi, Vincenzo Longobardi e Gabriele Cantando Pascali. 

Il fatto più bello di Massimiliano Virgilio vede protagonista proprio quest’ultimo nelle vesti di una signora un po’ retrò – abito rosso a pois, capelli in piega, scarpe con il tacco – che racconta la sua maternità difficile e, a specchio, quella della figlia giovane, di cui elenca pregi e difetti, senza sosta e alternando delicatamente dramma e ironia. Credibile nel gesto e nell’atteggiamento, questo di Gabriele Cantando Pascali è forse il monologo più vicino allo stile originale, sia per estetica che per stile.  

Mentre Sciore Arancia di Alessio Arena parte da un linguaggio più arcaico e difficile e viene trasfigurato da Vincenzo Longobardi – quasi una Maddalena penitente nell’aspetto – con una gestualità stilizzata, fortemente simbolica, evocativa e struggente. Le voci cha la circondano e che ne raccontano la follia la incorniciano come angeli di una tela sacra, mentre lei madre-albero seguita a delirare misticamente. 

Meno incisivo 70 mi da tanto di Luigi Romolo Carrino che Fabio Fantozzi gioca tutto sul piano del grottesco, cercando di far decollare una comicità che fatica a essere recepita, forse perché mai troppo comica già in partenza. Manca l’elemento amaro del personaggio, manca la follia sottile, manca qualcosa per arrivare a segno. 

Leggera e impalpabile, ma a tratti anche terrigna e tellurica, la madre defunta de La pocalisse di Massimiliano Palmese, interpretata dallo stesso regista Mauro Toscanelli. In una drammaturgia più elaborata, suddivisa in quadri di differente spessore e registro, la vicenda di questa donna scivola con disinvoltura fra il crudo dato biografico e la sapida metafora di un mondo in disfacimento, da cui ella vorrebbe salvare il figlio, invitandolo a fuggire da un’Italia ormai irriconoscibile. Dei quattro è certo il testo più attuale e più graffiante cui Toscanelli conferisce una dimensione molteplice e una attenzione degna di nota. 

Su tutti aleggia lo spirito di Ruccello, ma anche quello di Alfredo Cohen, nei trucchi bianchi, pesanti e vistosi, negli abiti femminili che non nascondono la forma maschile, nella ricerca di un personaggio nettamente diviso fra i due poli e, per questo, in qualche modo imperfetto. Un’imperfezione che rivela, oltre il velo di Maya, una realtà a tratti comica, a tratti profondamente spaventosa. 

Teatrosophia

QUATTRO MAMME SCELTE A CASO

Omaggio ad Annibale Ruccello

Di Alessio Arena, Luigi Romolo Carrino,

Massimiliano Palmese, Massimiliano Virgilio

Con

Fabio Fantozzi Vincenzo Longobardi

Gabriele Cantando Pascali Mauro Toscanelli

Regia Mauro Toscanelli

Produzione Melancholia Teatro

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