Eva Victor dirige, scrive e interpreta la sua opera prima per il cinema Sorry, Baby.
In una piccola cittadina americana, Agnes, deve rivivere e fare i conti con un momento traumatico della propria vita, dopo aver appreso che la migliore amica sta aspettando un bambino.
Tutta la pellicola è quindi un grande flashback, che ci permette di seguire la vita della nostra protagonista in un momento particolare della propria esistenza.
Sorry, Baby ha tutte le carte in regola per essere un film indie contemporaneo, dal sapore registico ricercato e con una protagonista alla ricerca di sé stessa, ingabbiata in una cittadina di pochi abitanti, tutto l’opposto della classica metropoli alla Sex and the city.
I punti in cui la regista ci mostra Agnes e tutte le sue sfaccettature sono i rapporti che ha con amici, professori e conoscenti e i momenti in cui si trova da sola con sé stessa.
L’amicizia con Lydie è una delle più importanti per la nostra Agnes, anche perché è anche il primo rapporto che vediamo sullo schermo, durante la sequenza iniziale del film.
Seppur le due personalità, quella di Agnes e quella di Lydie, siano entrambe molto marcate e possano creare un connubio originale, quest’ultimo non si crea mai e la loro relazione sembra non restituire allo spettatore quello che Eva Victor voleva trasmettere.
Veramente riuscito è invece il rapporto con Gavin, interpretato da Lucas Hedges (Manchester by the sea). Gavin è il vicino di casa (i due hanno i giardini delle villette confinanti, non gli appartamenti) dalla personalità buffa e a tratti insicura. La relazione fra Gavin e Agnes andrà avanti per tutto il film e accompagnerà la nostra protagonista nel proprio processo di maturazione.
Se il rapporto col vicino di casa è il punto più riuscito a livello di sceneggiatura, tutto il resto risulta dimenticabile, come la vita accademica e lavorativa di Agnes.
Il college di Agnes è minuscolo e non riesce a portare sullo schermo quella competizione che in realtà la regista sembra voglia trasmetterci, soprattutto nel personaggio di Natasha. Anche il rapporto di Agnes con la letteratura, studiata dalla nostra, scelta come materia di tesi e poi insegnata ai propri alunni, sembra ridursi alla lettura di Gita al faro e una libreria abbastanza folta presente nella propria casa.
La sequenza migliore del film è invece quella della giuria. Agnes si candida come giurata per un processo e il questionario che divide i candidati fra idonei e non, permette alla nostra di mostrare la propria personalità in un contesto comunque istituzionale, il che rende la scena sarcasticamente originale.
Il problema di Sorry, Baby, dietro ad una regia e una fotografia comunque riuscite, si trova nel fatto che sia un film dimenticabile. Terminata la visione della pellicola, Sorry, Baby non sembra avere nessuna caratteristica che possa elevare questo film a qualcosa di nuovo e originale.
Sorry, Baby ha il sapore di un’insalata in busta non condita: salutare, croccante, ma sciapa.
