Bentornato fra noi Sam Raimi, e con “noi” mi riferisco a noi amanti dell’horror dalle sfumature umoristiche con un pizzico di sguardo amaro sul mondo e sulla società.
Erano ben diciassette anni – da Drag Me to Hell– che il regista statunitense non si dedicava al genere che forse più incarna il suo modo di vedere il cinema. Archiviata la lunga parentesi tra blockbuster e prodotti industriali, Raimi riabbraccia l’incubo come spazio di libertà espressiva, dimostrando di non aver perso né il senso del ritmo né quella crudeltà giocosa capace di trasformare la paura in discorso morale. Send Help non è un ritorno nostalgico, ma un film pienamente contemporaneo, che usa le regole dell’horror per parlare di potere, gerarchie e sopravvivenza. Ed è proprio in questa lucidità che Raimi colpisce più forte.
La trama si sviluppa attorno a una situazione estrema e fortemente limitata nello spazio. Dopo un incidente aereo, due colleghi in viaggio di lavoro — Linda Liddle (interpretata da Rachel McAdams) e il suo arrogante capo Bradley Preston (Dylan O’Brien) — si ritrovano naufraghi su un’isola deserta, gli unici sopravvissuti.

L’orrore non esplode subito, ma si insinua lentamente nei gesti, nei silenzi, negli sguardi che tradiscono rapporti di forza sbilanciati. Raimi costruisce il film come una lenta compressione, alternando momenti di suspense pura a improvvise accelerazioni, mantenendo sempre l’attenzione sul conflitto umano più che sull’elemento spettacolare.
Gran parte della forza del film passa dalla brillante prova degli attori, perché Send Help è, di fatto, un tango a due. Rachel McAdams e Dylan O’Brien reggono il film quasi interamente sulle loro spalle, dando vita a una simbiosi forzata fatta di diffidenza, alleanze temporanee e improvvise fratture. McAdams – che da qualche giorno vanta la sua personalissima stella, meritata, sulla Hollywood Walk of Fame- lavora per interiorizzazione, costruendo un personaggio apparentemente saldo ma attraversato da crepe sottili, ma sostanziose; O’Brien gioca invece su una tensione più nervosa, trasformando la vulnerabilità in intelligenza tattica (o comunque, quello che crede lui) . Tra i due si crea un equilibrio sempre precario, un continuo slittamento di ruoli che Raimi sfrutta con grande precisione registica, lasciando che siano i corpi, più che le parole, a raccontare il conflitto.
È proprio da questa dinamica che emerge con forza il tema centrale del film: il rapporto servo-padrone come chiave dell’orrore contemporaneo. Teorizzata ne La Fenomenologia dello Spirito da Hegel, è un concetto che ben chiarisce quanto l’affermarsi di una coscienza passi dal riconoscimento, della stessa, da parte dell’altro. Il film riflette su questo rapporto intrinseco ed eterno tra dominazione e sottomissione ponendo l’accento su cosa significhi essere considerati sacrificabili, l’ultima ruota del carro, pur essendo spesso i più lucidi, adattabili e funzionali. Raimi guarda la piramide del potere dal basso, mostrando come chi sta ai margini sviluppi una capacità di sopravvivenza superiore, una forma di intelligenza pratica che chi sta in cima, protetto dal ruolo, non possiede. Fosse stato per Bradley infatti, il film di cui protagonista, si sarebbe chiamato “Send Hepl” che è quello che scrive sulla spiaggia sperando che qualcuno, dall’alto, lo noti. La sopravvivenza non può certo passare da lui, ma a quanto pare il destino di una grande azienda sì, ecco perché il film diventa un atto politico prima ancora che fisico: resistere significa ribaltare lo sguardo, smascherare l’inadeguatezza di chi comanda e affermare il proprio valore contro un sistema che ti considera sostituibile. E allora a salvarli è Linda, appassionata di surviving nella natura selvaggia, da sempre costretta dal mondo che la circonda e la vede come strana, inadatta, goffa e maleodorante a imporsi da sé come individuo pensante e di cui è impossibile fare a meno. Uccide a sangue freddo un cinghiale indemoniato che non pare voler morire, che si rialza sempre più forte per cibarsi di lei, come quel sistema che da sette lunghi anni serve con dedizione e che non fa che ridere di lei.
Dal 29 gennaio al cinema, Send Help di Sam Raimi è un horror teso e profondamente attuale, in cui la paura nasce dal potere e la salvezza dalla consapevolezza di valere di più.
