Il suono di una caduta: un film per pochi?

Un film con tanto da raccontare, forse troppo?
27 Febbraio 2026

Che suono ha una caduta? È questo il quesito che si pone l’omonimo film Il suono di una caduta della regista tedesca Mascha Schilinski.

Il film presentato a Cannes è un film corale, i protagonisti sono un luogo, ovvero un casale in cui crescono diverse generazioni di famiglie e le stesse persone appartenenti a questi nuclei familiari.

Le generazioni sono quattro e lo sguardo è femminile, le protagoniste sono le donne, le bambine e le ragazze.

Tutte le protagoniste fanno i conti con i problemi del proprio tempo. Le ragazze della famiglia cresciuta nel periodo della prima guerra mondiale devono fronteggiare la mortalità infantile, la condizione delle figlie femmine e i dolori di una guerra alle porte. Angelika deve fare i conti con la propria sessualità e le dinamiche familiari tossiche. La famiglia contemporanea deve fare i conti invece con la nostalgia e col senso d’abbandono di questo secolo.

Il livello registico è molto alto, la fotografia e le inquadrature riescono a creare dei quadri su schermo con un tocco simili-impressionista.

Ci sono però, purtroppo, tre punti che lasciano possono suscitare alcune domande riguardo la percezione di questo film e il pubblico a cui è diretto.

Il film si prende i suoi tempi, è l’opposto di un film hollywoodiano con esplosioni ogni cinque minuti e cambi d’inquadratura repentini; Il suono di una caduta crea dei quadri, resta su quei quadri e su quelle inquadrature per sottolineare al meglio emozioni come ansia, tristezza, paura del futuro a causa della pubertà.

Montaggio e sceneggiatura però non sono lineari, i tempi delle diverse storie s’intrecciano e fabula e intreccio creano un film contemporaneo dal sapore postmoderno (quello che fa Tarantino in Pulp Fiction per intenderci), con una regia però introspettiva.

Questa impostazione della sceneggiatura e del montaggio però si ibridano ad una durata importante, il film infatti è di 150 minuti, due ore e mezza.

La pellicola è quindi un film che colpisce, che riesce a fare propria l’arte, quell’arte che è il cinema.

L’unica domanda che possiamo porre ai produttori e alla regista del film è: per chi è questo film? In un sistema produttivo e distributivo in cui nei film vanno ripetuti concetti fondamentali più volte perché lo spettatore medio potrebbe consultare il telefono in sala, Il suono di una caduta torna ad un cinema in cui la regia e i sentimenti la fanno da padrone.

Siamo ancora in grado di apprezzare film come questo? La speranza è che la risposta sia sì.

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