Festival di Sanremo, cresce la terza serata: l’Ariston ha scelto il suo vincitore

27 Febbraio 2026
SANREMO, ITALY - FEBRUARY 24: Sal Da Vinci attends the 76th Sanremo Music Festival 2026 at Teatro Ariston on February 24, 2026 in Sanremo, Italy. (Photo by D.Venturelli/Getty Images)

La terza serata del Festival di Sanremo finalmente ha avuto qualche guizzo in più, sempre nell’attenta e liturgica idea di Carlo Conti. L’apertura ha visto i giovani Angelica Bove e Nicolò Filippucci scontrarsi per il leoncino d’argento, che come da pronostico è finito tra le mani del talento umbro un po’ sottostimato ad Amici, ma con la prima che ha trionfato per la stampa vincendo il premio della critica Mia Martini e quello della sala stampa Lucio Dalla. Il momento del vincitore ha lasciato poco spazio all’emozione con il direttore artistico sempre attento al pronostico e che quasi ha tremato quando Laura Pausini ha trascinato i due giovanissimi artisti sul lato del palco per ricordare un gesto fatto da Pippo Baudo con lei nel 1993.

La serata è continuata poi con la discesa della bellissima Irina Shayk che riporta il Festival agli anni della valletta non parlante e presente più per il suo aspetto che per quello che aveva da dare allo spettacolo che al termine è stato davvero poco. Molto più azzeccata la presenza di Ubaldo Pantani nei panni di Lapo Elkann e con le mille voci sul finale, segno di un talento straordinario, a volte sottovalutato. A pensare che al suo posto era previsto Andrea Pucci.

Oltre la gara, di cui parleremo più avanti,  c’è stato il momento No War, molto istituzionale, senza grandi riferimenti e idee con Laura Pausini che ha cantato Heal the World insieme ai bambini del Piccolo Coro Mariele Ventre dell’Antoniano di Bologna. Un quadro che forse meritava un’attenzione maggiore e meno banale. Ad alzare il livello Eros Ramazzotti e Alicia Keys, artista internazionale, che ha superato tranquillamente anche l’errore tecnico. Per il resto il grande show è stato comunque limitato a questi due momento.

Da sottolineare le frasi di Carlo Conti lanciate così contro la violenza sulle donne e sui giovani approfittando per la prima del momento canterino con il pubblico sulla canzone Siamo Donne di Sabrina Salerno e Jo Squillo, e della presenza di Paolo Sarullo. Piccoli momenti veloci, anche questi conditi da tanta banalità.

Ma il Festival è la gara ed è quindi giusto esaminare anche gli altri 15 artisti dopo il secondo ascolto. Maria Antonietta e Colombre hanno convinto maggiormente, con una canzone che si conferma non di livello altissimo, ma che ha acquisito punti. Secondo a scendere Leo Gassman la cui ballata sembra sempre un po’ troppo simile ad altri suoi brani. La raffinata Malika Ayane, invece, sorprende e convince. Così come TrediciPietro che cresce nella sua seconda esibizione.

Sesto a scendere ad esibirsi Raf e quest’oggi si parla maggiormente del suo gesto eloquente prima di scendere le scale che della canzone e questo dice tanto del brano portato in gara. A seguire Francesco Renga e Eddie Brock, due canzoni che potevano benissimo non far parte della rosa dei 30, brani che sanno di insipido e di cui a tratti non ci si ricorda nemmeno i titoli. A maggior ragione se dopo di loro scende Serena Brancale tra i nomi in lizza per la vittoria con un brano struggente e un’esibizione raffinata di chi ha fatto credere all’Italia intera di essere tutt’altro tipo d’artista per conquistarla, per poi mostrare il vero lato di sé, artista di primissimo livello e competenza.

Dopo l’emozione però è arrivato Samuray Jay a movimentare il tutto, con un brano che sicuramente sarà tra i più ascoltati, ma che si conferma la copia di tante altre e che ha il sapore di trito e ritrito. Ad alzare nuovamente il livello vocale è arrivata, poi Arisa con una voce che penetra nell’anima dell’ascoltatore, ma che porta un brano troppo fiabesco e poco convincente. A seguire Michele Bravi, un altro artista raffinato che non raggiunge il livello de Il diario degli errori, ma che presenta una ballad che colpisce chi vive pene d’amore. Tempo di stonature con Luché, che però conquista il pubblico da casa. 

A chiudere la gara Mara Sattei che potrebbe rientrare nel clan di Renga ed Eddie Brock, e Sayf, che invece sorprende alla seconda esibizione con un brano che potrebbe sorprendere per contenuto e musicalità.

Nell’elenco chi scrive ha scelto di escludere Sal Da Vinci, perché merita un discorso differente. Risulta difficile scrivere senza metterci il cuore di chi lo segue da sempre, ma l’oggettività è uno degli elementi fondamentali di un giornalista e quindi quella avrà sempre la meglio. Il Sal Da Vinci di Rossetto e Caffè e Per Sempre Sì, non è la migliore versione di un’artista che è sul palco da 50 anni, ma sono le canzoni che lo hanno consegnato al pubblico e se ciò serve per far conoscere il suo mondo bene venga. Ridurre tutto ad un mero essere un cantante neomelodico è ingiusto e dimostra ignoranza sull’artista in questione, Sal Da Vinci è anche molto altro e il teatro Ariston lo ha compreso decretando il suo vincitore con una standing ovation che si concede a pochi e che quest’anno ancora non era arrivata, neanche per i super favoriti.

Nessuno può sapere chi riceverà il leoncino d’oro, perché parliamoci chiaramente quest’anno non c’è una canzone che fa gridare al capolavoro, nessuna emerge particolarmente, e paradossalmente in questo piattume Sal Da Vinci ha movimentato un po’ il tutto e per Sanremo e non si canta solo la sua canzone. Intanto ieri era tra i primi cinque insieme a Serena Brancale, Arisa, Sayf e Luchè. Sabato si capirà come andrà a finire questa corsa, ma intanto è innegabile che questo Sanremo è quello dell’artista campano.

Intanto questa sera ci sarà la serata più bella delle cinque e chissà che non ci possa essere qualche prima sorpresa.

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