Michael Jackson rivive in Jaafar Jackson, il biopic romantico che si ferma al momento “giusto”

28 Aprile 2026

Uno dei film più attesi del 2026 era Michael, il biopic dedicato al re del pop Michael Jackson morto nel 2009. La sua è una storia incredibile che presta bene il fianco al racconto in un lungometraggio, ma Antoine Fuqua, il regista e John Logan lo sceneggiatore, anche per via della scelta di produzione, per accordi con i vari familiari, sono andati “leggeri” nel racconto della vita della stella indiscussa della musica mondiale.

In questo film che ha estasiato i fan e deluso la critica, emerge il rapporto cruento tra il padre Joe e il piccolo Michael costretto a subire soprusi continui lavorando come un trofeo da esibire per far soldi, senza vivere la sua infanzia. Probabilmente, per volontà di produzione e sceneggiatore, nel film non sono riportate le scene più crude raccontate nel corso della vita dallo stesso Michael. 

Come detto in precedenza, in quest’opera non si racconta la piena verità e si ferma tutto al 1988, con la speranza di una seconda parte in cui ci possano essere anche le controversie più spinose. La sensazione è quella di un racconto che ha come obiettivo la pulizia dell’immagine di Michael che spesso è finita sotto la lente d’ingrandimento tra presunti abusi sessuali e problematiche varie. Nel film viene fuori la sua genialità, un talento immenso, senza uguali, sfruttato dal padre il più possibile, anche mentre era su un letto di ospedale a causa di un’ustione per un incidente durante le riprese di una pubblicità della Pepsi. Un ragazzo destinato a brillare nel firmamento dello spettacolo mondiale, ma tremendamente solo tanto da rifugiarsi nell’amicizia degli animali, gli unici ad ascoltarlo veramente. Un ragazzo ancora bambino, un Peter Pan che sognava solo di volare via senza quel padre, senza il peso di essere una macchina da soldi, una tenerezza che colpisce.

Uscendo dalla sala probabilmente a rimanere maggiormente del film non è il racconto, ma la musica indimenticabile di MJ. Ma c’è anche un altro aspetto che a distanza di qualche giorno continua a colpire, l’interpretazione degli attori, semplicemente perfetti, ma, soprattutto, di Jaafar Jackson, che non ha imitato lo zio, ma è diventato lo zio. Buon sangue non mente, si potrebbe dire, ma il giovane artista oltre ad avere un talento naturale, ha studiato duramente in questi due anni, consapevole del duro compito per la fama di Michael e per l’amore familiare.

Jaafar ha lo stesso sguardo tenero dello zio, ma è stato incredibile come sia riuscito a prenderne ogni movenza, ogni passo di danza, ogni aspetto, senza cadere nell’imitazione stucchevole di tanti, ma facendolo in un certo senso rivivere. Una performance di un ragazzo alla prima esperienza attoriale con un ruolo così importante e difficile. Ed è proprio per questo che chi scrive non se la sente di bocciare questo film. 

I biopic per natura creano divisione, ma spesso ci si dimentica che sono diversi i fattori per cui diventa difficile il racconto perfetto per la realtà, per quello rivolgersi ai documentari, ma questo genere di film hanno un altro genere di compito e Michael potrebbe averlo preso in pieno proprio grazie al lavoro incredibile degli attori e di Jaafar Jackson, che per qualche ora ha fatto rivivere il mito di Michael Jackson.

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