La 83° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica si apre con Ink di Danny Boyle. Il regista britannico di Trainspotting e della saga horror post-apocalittico di 28 giorni dopo porta al Lido un dramma ambientato nel mondo del giornalismo. Il titolo scelto per inaugurare il Concorso è l’adattamento cinematografico dell’omonima pièce di James Graham, sceneggiatore del film, che vede protagonisti il giornalista Larry Lamb e Rupert Murdoch. Gli attori scelti per interpretare queste due figure che negli anni Settanta hanno rivoluzionato, nel bene e soprattutto nel male, l’Inghilterra sono l’inglese Jack O’Connell e l’australiano Guy Pierce accompagnati da Claire Foy nei panni di una reporter del The Sun.

Un’impero non si costruisce da solo ed è quello che avrà pensato Rupert Murdoch quando ha deciso di comprare The Sun e d’iniziare quella scalata nella conquista dei mezzi di comunicazione. Ink si apre proprio con un incontro, una cena di lavoro in un ristorante londinese, dove un giovane Murdoch, Guy Pierce, riesce a convincere Larry Lamb, Jack O’Connell, a lasciare il suo lavoro al Daily Mail e prendere la direzione del suo nuovo acquisto. Lamb da esperto del settore inizia a ingaggiare giornalisti raccattandoli in Fleet Street. Creata la redazione si inizia a giocare e la posta in alto è fin da subito molto alta. Comunque questo rimane sempre un film con la regia di Boyle infatti dalla stiratura del primo numero diretto da Lamb si viene risucchiati in un vortice e inquadrature inclinate soprattutto nelle scene dove si stampano, a catena di montaggio, i giornali cartacei. All’inizio la nuova linea editoriale non parte bene, anche perché Larry, come gli fa notare lo stesso Rubert, sembra aver copiato troppo quella di The Mirror, guidato da Hugh Cudlipp, l’attore Bertie Carvel, il primo ad aver interpretato il ruolo di Rupert Murdoch nell’opera teatrale originale.
Larry Lamb con l’aiuto dei suoi giornalisti inizia a farsi un sacco di domande su cosa il pubblico medio vuole leggere ma soprattutto vedere sfogliando le pagine di un giornale mentre prende la metropolitana o seduto a casa. La redazione inizia quindi a puntare sugli svaghi degli inglesi tra sport, hobby, gli omaggi e la parola con la s cioè il sesso, che da sempre vende in qualsiasi campo lo si posiziona. Quindi oltre a giovani donne fotografate sempre senza meno vestiti addosso, sul The Sun si inaugura anche una rubrica per le donne, guidata da Jules Davies, una carismatica Foy, dove si parla anche del piacere femminile.
Nella seconda parte si cambia tono, il film da commedia nera fatta di dialoghi che possiedono il tipico umorismo inconfondibile e scorretto britannico diventa un dramma con un rapimento, quello della moglie di Alick McKay il collaboratore e amico dello stesso Rubert, che finirà molto male. Qui avviene qualcosa che forse prima non si aveva ancora osato, sbattere in prima pagina, in modo schietto, un fatto di cronaca nera che mostrerà un Murdoch, che ai tempi non aveva ancora superato il limite che poi scavalcherà con le sue conquiste nell’intrattenimento. In Ink di Danny Boyle vediamo quindi Lamb, l’agnellino che insegnerà al futuro re Leone, quel Murduch che tutti conosciamo anche per merito della sua versione televisiva cioè Logan Roy nella serie pluripremiata Succession, le basi del mestiere quello in cui vince su tutto lo scandalo e i soldi ovviamente tralasciando l’integrità. Il film funziona oltre per l’ottimo adattamento della drammaturgia originale anche per la performance del trio principale formato da O’Connell, Pierce e Foy, supportati da un cast secondario formato d’attori inglesi con una carriera nel teatro e nel cinema.

Ink è un lungometraggio che mostra un gruppo di visionari e outsider che ebbero un’idea per un nuovo tipo di notizia, una che avrebbe dato al pubblico ciò che desiderava e cambiato il volto del mondo in cui viviamo oggi. Per concludere questo film uscirà prossimante al cinema, dopo il passaggio anche al Toronto Film Festival, in sala in Italia al cinema distribuito da Lucky Red e nel resto del mondo con Netflix.
