Alejandro G. Iñarritu torna nelle sale. Dopo The Revenant-Redivivo e Bardo, la cronaca falsa di alcune verità (uscito però in streaming), il regista messicano si diletta in una nuova commedia nera, che riflette sulla contemporaneità e sul concetto intrinseco di fare arte.
Il titolo del nuovo film è Digger, una commedia satirica focalizzata sul singolo protagonista, interpretato da Tom Cruise. Il film ruota, appunto, attorno a Digger, un grande magnate del petrolio, uno di quelli senza scrupoli. Digger è uno di quegli uomini a cui è permesso contattare via telefono, privatamente, il presidente degli USA, maneggiare miliardi di dollari. Questa grandezza e onnipotenza si scontra nel rapporto con la propria gatta Maggie, una felina di trentotto anni, i quali traslati in un’età umana corrisponderebbero a poco meno di duecento anni.
Il rapporto fra Digger e Maggie è il più puro, ma anche il più strano, Maggie è forse la metafora della vita stessa che Digger conduce.

Gli attori che ruotano attorno a Tom Cruise sono di altissimo livello, da Sandra Huller (Anatomia di una caduta; La zona d’interesse) a John Goodman (Il grande Lebowski; The Blues Brothers), ma quello che spicca più di tutti, raggiungendo i picchi del protagonista è solamente Jesse Plemons, il presente e il futuro di Hollywood. Plemons, infatti, con pochissime battute mette in mostra le proprie capacità attoriali fuori dall’ordinario.
Alejandro G. Inarritu è quindi diventato il regista che permette ai grandi attori di vincere l’Oscar, quello della categoria Miglior attore protagonista. Nel 2016, recitando nel già citato The Revenant-Redivivo, Leonardo Di Caprio vinse l’ambita statuetta, un rapporto con lo stesso premio che ormai online si era trasformato in meme. Gli analisti quotano una candidatura di Tom Cruise ed una conseguente vittoria ai prossimi Academy Award tutt’altro che improbabile.
Le premesse e le intenzioni di Digger sono ambiziose sia sul piano estetico che su quello della storia.
Il mondo rappresentato è quello appartenente ad un futuro prossimo, le cui caratteristiche non differiscono enormemente da quello del presente del 2026.
È interessante la domanda che, con la prosecuzione del film, giunge sempre più prepotentemente nella mente dello spettatore: Digger è un film su un futuro vicino o stiamo vivendo in una distopia, senza ancora rendercene conto?
Lo stile del regista messicano si nota nel limbo fra realtà e finzione in cui si muovono i personaggi del film, ma anche gli spettatori stessi. Inarritu infatti torna ai fasti di Birdman, i co-sceneggiatori sono gli stessi della pellicola del 2014.
Anche se a volte troppo didascalico, Digger ci obbliga a porci delle domando sullo stato di salute del nostro mondo, ma non esclusivamente sul piano dell’ecosostenibilità e della salute della terra, ma su quella della stessa vita: cosa vuol dire oggi vivere? Stiamo vivendo o sopravvivendo?
