Inside out ha fatto scuola. Follemente il film di Paolo Genovese con Pilar Fogliati ed Edoardo Leo era stato un tentativo debolissimo di riportare le dinamiche del film Pixar in un contesto più maturo, ma comunque comico.
Il Ministero dell’amore del 2026 scritto da Luca Vendruscolo (Boris) e diretto da Giacomo Ciarrapico utilizza un espediente molto simile ai due film appena nominati: la nostra anima, ciò che abbiamo dentro si struttura come un parlamento con un Presidente del Consiglio, dei Ministri, un’opposizione e tanti partiti che lottano per salire al governo. Il nostro Io non è però formato unicamente da consiglieri, diplomatici e burocrati, ma anche da cittadini che votano alle elezioni e ai referendum. Abbiamo quindi un vero e proprio paese dentro di noi, se in Inside Out vedevamo le emozioni dialogare, qui vediamo i parlamentari dibattere.
Il protagonista del film, interpretato da Pif, ne è consapevole sin da subito, lui ci crede e recita a chi gli sta intorno: «ognuno di noi ha al proprio interno un governo».
Pif torna a stare davanti la macchina da presa dopo pochi mesi dall’uscita del suo ultimo film, di cui era stato sia regista che attore …Che Dio perdona a tutti.
In entrambi i film vi è un problema di verosimiglianza: Pif è evidente sia un uomo che ha superato i cinquant’anni ma interpreta la parte di un giovane adulto che sta cercando di rendere stabile la propria vita. L’attrice che interpretava la fidanzata di Pif nel film precedente è stata Giusy Buscemi, una ragazza di trentatré anni; in questo film la compagna/fidanzata è Alessandra Mastronardi che di anni ne ha quaranta.
Le vicissitudini di Pif non si addicono all’età che mostra, la ricerca dell’anima gemella, le domande sulla stabilità lavorativa sono interrogativi da affidare a ragazzi e attori più giovani.
Seppur fuori ruolo, le capacità interpretative di Pif non vengono mai messe in discussione e la componente comica è quella più riuscita.
Gran parte del cast che interpreta i componenti del governo “interno” di Pif li abbiamo già visti in Boris, da Pietro Sermonti a Luca Amorosino fino a Carlo De Ruggieri (lo schiavo). Ma i due attori che portano la trama interna ad essere molto più interessante di quella esterna sono sicuramente Corrado Guzzanti (il Presidente del Consiglio) e Federico Cesi (lo stagista del Ministero dell’Amore). Se Guzzanti si conferma ancora uno dei migliori comici che il nostro paese abbia mai visto, Federico Cesi riesce a dare una profondità ad una sceneggiatura che forse la cerca troppo invano nella trama esterna, quella con Pif, Alessandra Mastronardi e un grande Leonardo Lidi (Serpenti).
Il Ministero dell’amore è un film che funziona a tratti, l’idea è forse già vista ma sviluppata in modo originale, il lato comico è ben curato e gli attori sono tutti in grandissima forma. Altre caratteristiche, soprattutto quelle della parte esterna, invece sembrano essere meno curate.
Il Ministero dell’amore è quindi un’occasione sprecata: un’idea interessante, grandi attori al servizio del film, ma la mancanza di voglia di spingere sull’acceleratore.
