Negramaro: un “Contatto” che sa di rivoluzione

Testo Giuseppe Senia

A distanza di tre anni I Negramaro tornano al grande pubblico con l’ultima fatica discografica: “Contatto”.
Un sogno, una speranza, la resilienza come must per un concept album che ci accompagna lungo 12 tracce, segnando quello che è un sound sicuramente elaborato e ricercato. Andrea Mariani, in arte Andro, è il produttore dell’intero album che si veste di sonorità futuristiche grazie all’utilizzo di sintetizzatori, arpeggiatori e tastiere che, unitamente ad un’impeccabile gestione generale degli arrangiamenti, da’ vita ad un lavoro fresco, ma allo stesso tempo articolato.

L’immortalità di una band come i Negramaro è da rintracciare soprattutto nell’evoluzione testuale e sonora sempre in continuo divenire. Basti pensare ad alcuni dei loro lavori discografici: fino ad “Una storia semplice” (2012), album che racchiude i maggiori successi come “Mentre tutto scorre”, “Solo3Min”, “Cade la pioggia”, “Via le mani dagli occhi” e via dicendo, gli arrangiamenti danno proprio un’idea di “live”, tutto suonato quasi in presa diretta. Tre anni dopo, nel 2015, è la volta de “La rivoluzione sta arrivando”, simbolo di una rivoluzione che parte dall’interno di ogni essere umano e si
ripercuote verso qualsiasi forma di vita circostante, in cui l’uomo torna al centro dell’universo. Mi piace definire questo disco “sperimentale”, in quanto registrato tra New York, Londra, Madrid, Nashville e la Puglia, (loro terra d’origine) con un sound mitigato, un melting pot di culture, note e vite insieme.

Nel 2017 “Amore che torni” segna l’inizio di una vera e propria rinascita musicale: entrano, in maniera sicuramente più decisa, i synth, molti suoni elettronici e alcune voci processate che hanno fatto storcere il naso perfino ai fan più fedeli (era inevitabile, ma ci piace!).
Dulcis in fundo, il fulcro della nostra riflessione e analisi è “Contatto”. L’intero album è un flusso di sonorità
che suggerisce l’idea di trovarsi su una navicella spaziale, e non manca di varietà musicale con uno sguardo
sempre attento all’attualità.
“Oggi contatto è la parola più sognata da chiunque sul nostro pianeta” – ha spiegato Sangiorgi – “ma il titolo del brano c’era già prima che la pandemia cambiasse le nostre vite. Volevamo spingere già sulla necessità di tornare in contatto, rivalutare la fisicità. Oggi tutto ha un senso differente e ancora più significativo.
Un lungo tour e tutto quello che è successo a Lele ci aveva segnato. Una volta tornato a casa non sono stato bene fisicamente per tanti mesi, fino a quando qualcuno mi ha dato una scossa. La prima cosa uscita dalla mia penna è stato il brano ‘Noi resteremo in piedi’. È il nostro motto di resistenza e speranza, quello della band e di chi ha lavorato con noi dal giorno uno e c’è stato sempre”. All’interno del brano sono presenti anche le voci campionate dei manifestanti durante le proteste del movimento “black lives matter” e un dubbio pirandelliano nella frase “essere un uomo, oppure un cantante”.

Unica collaborazione è quella con la giovane Madame, in gara quest’anno al 71° Festival di Sanremo, in “Non è vero niente”. Diverse, invece, le ispirazioni, da Lucio Dalla ad Ennio Morricone. Ne ‘La terra di nessuno’ Dalla è citato nel testo, con riferimento ad “Anna e Marco” e omaggiato attraverso un suo tipico vocalizzo scat. Nel brano ‘Dalle mie parti’, sono invece presenti le orchestrazioni arrangiate da Stefano Nanni, collaboratore storico di Luciano Pavarotti, che ha diretto per l’occasione l’Orchestra Roma Sinfonietta del Maestro Ennio Morricone. In chiusura il brano vede una coda orchestrale ispirata alle atmosfere tipiche dei film di Sergio Leone.
Nella speranza di un ritorno alla normalità, la band salentina non tarda ad annunciare le date del “Contatto Tour 2021” , ad ottobre e novembre, nei maggiori palazzetti italiani.

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