Disincanto e disillusione: il tenue sorprendente ritorno di Luca coi baffi nell’ep “Basta sia fuori città”

27 Gennaio 2025

L’indie rock italiano è un genere che soprattutto negli ultimi anni, sta avendo una crescita esponenziale grazie ai validi nomi che la animano come Gazebo Penguins, Visconti, Risorse Umane, Jesse The Faccio, Tutti Fenomeni, Post Nebbia (per citarne alcuni). Un genere musicale in cui melodie acide, testi in cui su fondono irriverenza, mestizia e provocazione, mostrano il lato più emotivo e vulnerabile dei loro autori. Tra i nomi che, da un anno si fanno notare, c’è sicuramente anche quello di Luca coi baffi, che ha di recente pubblicato un nuovo ep dal titolo Basta sia fuori città.

cover Basta sia fuori città

Un lavoro che mette sicuramente in risalto il carattere camaleontico di Luca che, seppur vocato ad un genere musicale che oscilla tra il punk e il rock, mette qui in luce il suo lato più pop in cui emerge comunque una particolare ricercatezza musicale; infine la voce trascinata del cantautore non può che enfatizzare questo senso di decadentismo intriso nei suoi testi. Qui infatti, si susseguono tematiche incentrate su temi esistenziali, in cui la vita viene (de)cantata con disincanto e disillusione ed in cui si riscoprono la bellezza delle piccole cose. D’altronde già il titolo stesso del lavoro, Basta sia fuori città, implicitamente indica la necessità di riscoprire quel mondo bucolico e vergine, avulso dalla frenesia della quotidianità e dal caos metropolitano.

Questo tema torna proprio nel brano di chiusura dell’EP Sotto le nuvole – il cui ritornello da il titolo al lavoro – in cui irrompe un amore così forte e travolgente da non badare più a nulla. Ciò che importa è stare insieme: ovunque va bene «basta sia fuori città», dove poter davvero godere delle cose semplici e più pure, mettendo da parte quelle effimere sulle quali ci affanniamo quotidianamente. Sempre di amore si parla in Niente da fare ma qui si affronta il dolore di una separazione e più nel dettaglio il vuoto che lascia la fine di una storia con la conseguente perdita di qualsiasi senso: un’inappetenza emozionale che non può essere colmata da nulla. Ci si sente rasi al suolo, polvere, nullità. Come una bomba che scoppia e che lascia il vuoto nell’orbita lei descritta. A tal proposito infatti, è alquanto iconico il modo di affrontare il dolore in Hiroshima il cui titolo, abbastanza eclatante, riesce a descrivere perfettamente il dirompente arrivo di un dolore che svuota e rende completamente inermi: una sensazione che, per quanto estremamente singolare e personale non può che unire.

Bella ed essenziale La fine del mondo che nella sua brevità (dura poco più di un minuto), analizza come siamo tutto impotenti difronte all’ineluttabilità delle cose. Densa invece Primo agosto riassumibile anche come una canzone d’addio: due amici che partono con il minimo indispensabile, andando via da vite che non portano a niente, alla ricerca di un’esistenza migliore. Una partenza non facile («Dentro il mio armadio vuoto / c’è un profumo di rabbia») ma forse doverosa e necessaria, in cui i fantasmi ed i ricordi del passato si rincorrono nella memoria del cantante: «nella mia testa ci sei sempre tu/che mi rincorri senza traguardi/Ho visto perderti negli sguardi degli altri». E poi ancora la rabbia che torna non solo in questo brano (questo sentimento muove il desiderio di partire) ma anche in Non ci sto, prima traccia dell’EP, in cui il senso di impotenza indotto dalle crisi dei nostri anni, vengono contrastate con un atteggiamento di onnipotenza. Quasi uno scudo questo, utilizzato per proteggersi dal male del mondo, mostrando un lato forte ed invincibile che, invece, non può che essere solo la copertura di un animo fragile ed indifeso.

Luca coi baffi – La fine del mondo

Per quando anche dal vivo l’EP sia musicalmente dirompente (Banquo ha infatti partecipato al release party lo scorso 11 gennaio al Largo Venue di Roma) e sottolinei ancora di più un atteggiamento un po’ schivo e intimidito di Luca che trova rifugio nelle sue parole, Basta sia fuori città è un EP pieno, che arriva solo dopo diversi ascolti: non è un album immediato ma dotato di diverse sfaccettature e situazioni che si riescono a cogliere solo dopo diversi ascolti. Forse sarà anche un lavoro che si distacca dal modo in cui Luca si è presentato al pubblico, ma è comunque un lavoro ideologicamente in prefetta continuità con quella che è l’essenza di Luca coi baffi.

Luca coi baffi – Sotto le nuvole
Roberta Matticola

Roberta Matticola

Se fossi una parola sarei 'errare', grazie al suo duplice significato: "1. a. Andare qua e là senza direzione o meta certa [...] 2. a. Ingannarsi in un’opinione, sbagliare in ciò che si crede o si afferma." (Vocabolario on line Treccani). Ed io sono così: cammino tanto fino a consumare suole e commetto troppi errori.

Tra le poche cose certe, c'è il mio costante bisogno di scrivere di musica, in particolare di quella italiana ed emergente.
Poi rido e canto (... male).
Tanto.
E con il tono troppo alto.

"Il dj da una radio mi dice che fa bene cantare: ma chi ha mai saputo cantare?" - ColapesceDimartino: Considera.

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