Brecht è ancora attuale: Petra Magoni in concerto

14 Marzo 2025
©_ANGELO_TRANI

di Emiliano Metalli

Nell’ambito degli appuntamenti musicali di Roma Sinfonietta all’Auditorium “Ennio Morricone” dell’Università di Roma “Tor Vergata” Petra Magoni brilla in un concerto brechtiano dal titolo “Omaggio a Milva”, accompagnata dal pianista Andrea Dindo.

Una trinità musicale composta da Kurt Weill, Hanns Eisler e lo stesso Bertolt Brecht garantisce la qualità di un programma impegnativo e dichiaratamente politico: una scelta che, visti i tempi, è assai coraggiosa e più che apprezzabile.

Inoltre se Brecht e Weill godono di una certa notorietà e, dunque, di una discreta conoscenza da parte del grande pubblico, Eisler è l’autore d’eccezione, un’ottima occasione di scoprire le sue abilità compositive e le vicissitudini biografiche. Non va dimenticato il suo duplice esilio: dalla Germania nazista verso gli USA prima e dall’ottuso Maccartismo statunitense verso la Germania Est poi. Una parabola esemplare non solo per la storia d’Europa nel Novecento, ma persino per la nostra attualità!

Tuttavia è riduttivo limitarsi unicamente agli schieramenti politici, che pure tanta parte hanno nella creazione di queste composizioni. I brani proposti, infatti, trasferiscono anche il ricordo di artisti indimenticabili. L’omaggio a Milva è palese nel titolo, eppure oltre la sua notorietà si celano altri intramontabili interpreti come Strehler, Milly, Crivelli, Lenya e persino Rogers, Sinatra, Dietrich, Andrews e Ute Lemper, solo per scomodare i personaggi più noti. Infatti il repertorio brechtiano, dopo aver raggiunto i palcoscenici di Broadway e certo più per fama di Weill che di Eisler a dirla tutta, è divenuto appannaggio persino di accreditati musicisti jazz.

La realtà è che persino dietro un semplice recital di canzoni come questo si può nascondere un universo di riferimenti, un tesoro di esperienze e molteplicità artistiche che in qualche modo risuona nelle note e nelle interpretazioni proposte dal duo Magoni-Dindo. E oltre l’esecuzione, dal raffinato equilibrio, i due musicisti accompagnano il pubblico introducendo e postillando alcuni dei brani e motivando in dettaglio alcune scelte o integrazioni, come una poesia di Brecht sulle note del valzer di Mahagonny o un brano di Busoni, maestro di Weill.

Che Petra Magoni, poi, sia un’interprete eccellente e dalle molteplici doti – vocali e sceniche – è noto a tutti.

Nello specifico repertorio brechtiano Magoni è guida di una esplorazione umana in cerca di redenzione all’interno di un mondo permeato di violenza e mancanza di coraggio. I testi le porgono innumerevoli possibilità che sono sfruttate in ogni dettaglio, con un crescendo durante l’esecuzione che conduce ai brani conclusivi, davvero eccellenti.

La platea è fagocitata nel gioco scenico, senza perdere però la distanza intellettuale che Brecht chiedeva al suo pubblico, perché Magoni spezza la cantabilità delle melodie, così come i tre autori spezzavano gli incanti tardoromantici del chiaro di luna, in maniera molto più crudele ed efficace rispetto al Futurismo.

L’interprete entra nel brano e lo smembra dall’interno, per poi ricomporlo dall’esterno: le melodie di Brecht più emotive e malinconiche, quelle di Weill più godibili e vicine al mondo del Cabaret e, infine, quelle sperimentali e drammatiche di Eisler, in cui si percepisce l’insegnamento di Schönberg e Webern. Tutto viene filtrato da un uso della voce sapiente quanto caleidoscopico, attraverso l’impiego di registri distorti, tessiture estreme, sillabazioni e accenti innaturali che costringono a riscostruire – mentalmente – l’integrità del testo. E sotto la voce, un accompagnamento sottile ma attento, che sfrutta la citazione e la incastona nel brano a dispetto dell’udibilità – va infatti notato uno sbilanciamento nei volumi dovuto all’uso di un’amplificazione vocale non equiparata a quella dello strumento.

L’apoteosi interpretativa cade nel finale: il song di Mandelay, Surabaya Johnny e Alabama Song sono forse i migliori di tutto il programma.

La prima nel suo oscillare fra i registri dal gutturale-grottesco al limpido e solare delle note più acute, la seconda per una teatralità alternativa ai modelli più noti e, infine, l’ultima – eseguita in inglese – per l’attento equilibrio dinamico fra le parti.

Bis indimenticabile – ballata di Mackie Messer – che ha coinvolto tutto il pubblico plaudente!

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