Nella mia precedente recensione sul nuovo album di Elso, Oltre, ho scritto una frase lapidaria ma, nello stesso tempo (credo) vera: «le canzoni diventano specchio di riflessioni sempre più demotivanti, dove nulla può portare sollievo: se prima erano un luogo confortevole, adesso invece sono un pugno nello stomaco che colpisce con maggiore volenza.»
A guardarsi attorno infatti, gli episodi di violenza sono purtroppo all’ordine del giorno: quando ho ascoltato il brano del quale vi parlerò, era da poco stato rinvenuto in una valigia il corpo di Ilaria Sula, giovane ragazza uccisa per mano dell’ex fidanzato. Ecco, Piccoli Cannibali dei Sanlevigo mi è arrivata proprio come quel cazzotto nello stomaco che ho scritto qualche settimana fa.
Nel dettaglio c’è stata una frase del ritornello che mi ha travolto: «ritorneranno bestie gli uomini».

Ritorneranno bestie gli uomini: non c’è più umanità, quell’unico sentimento di civiltà l’abbiamo dato in pasto al nulla, dando sfogo ai nostri istinti più truci per pura soddisfazione personale, per pura brama di controllo. La stessa che spinge il cervello di alcuni uomini ad utilizzare la loro forza e la loro violenza – fino a conseguenze irreversibili – su donne che si ribellano al loro controllo e al loro (insulso) potere.
Un mondo in regressione. Un’umanità in regressione.
Una premessa lunga, quella appena fatta, per contestualizzare al meglio questo nuovo singolo della band romana dei Sanlevigo, attivi dal 2017 nel fitto e interessante sottobosco dell’underground musicale italiano. Piccoli Cannibali è un brano «denuncia della società contemporanea, dominata dall’individualismo sfrenato e dalla perdita del senso di comunità. Il testo in prima persona racconta lo smarrimento vissuto negli ultimi anni e il crescente distacco tra le persone.» (da comunicato stampa)
Questo singolo è figlio della pandemia, dei lockdown e dell’osservazione sociale che ne è conseguita ma è così (tragicamente) plasmabile anche nella quotidianità. Anche perché sembrerebbe proprio che una parte del nostro raziocinio, si sia persa in tutte quelle ore trascorse in casa tra letture, preparazioni di cibi lunghe lievitazioni e ironici video social. Saremmo dovuti uscirne migliori… ma quando? Piccoli Cannibali esplora proprio questa discrepanza: la necessità di porsi diversamente ma farlo in modo sbagliato, con un’eccessiva competitività che fagocita gli altri diventando malsana.

E questo disagio non può che essere evidenziato anche dalla musica che presenta spiccate sonorità post punk – new wave. Al primo ascolto, il sound di Piccoli Cannibali mi ha subito riportato alla mente Sudno, il brano della band bielorussa Molčat Doma virale sui social: la prima sensazione che mi avvolge ad ogni ascolto è quella di un paesaggio freddo, squallido, cupo, desolato, vuoto e mesto. Uno scenario che, i Sanlevigo invece, provano a disegnare con le parole.
Ci sono diverse frasi significative (e forti) del brano: tra queste «senza un branco ognuno è preda». Un verso che descrive un sentimento di solitudine e debolezza che si colma solo se si appartiene a un branco e non a un “gruppo”. La scelta di questa parola è singolare perché un “branco di persone”, nell’immaginario collettivo, implica un preconcetto di violenza, diventando un contesto nel quale sentirsi al sicuro e protetti. Infine spazio anche allo sconforto nella strofa «“ogni cosa andrà al suo posto” ma so che non è la verità / mentre fuori il sole nasce e muore, nasce e muore, nasce»: una frase dove la ciclicità del tempo, come il sole che sorge e tramonta ogni giorno, non porta a nessun cambiamento nella società.
Quello dei Sanlevigo è paragonabile allo scenario di un film o un romanzo distopico, in cui siamo carnefici e vittime di un mondo che ci rende tutti nemici e (come ripetuto anche in passato) in continua competizione tra noi, trovando un macabro appagamento nelle sofferenze degli altri.
Il problema è che questo universo distopico si chiama “realtà”. E forse si è alla spasmodica ricerca di un’uscita d’emergenza dalla quale scappare, come l’artwork stesso del singolo suggerisce.
