Si intitola Recreate Patterns, Release Energy il secondo e coinvolgente nuovo album dei Planet Opal, uno dei gruppi più apprezzati dell’ultimo periodo. Sotto la guida di Dischi Sotterrai, il duo confeziona un lavoro di 10 tracce in cui la loro preponderante vena ritmica si unisce con elementi di musica elettronica, con il risultato di un album che sa intrigare.

Rompere gli schemi musicali e personali: questo il punto di partenza del duo che, con questo secondo album, rompe sicuramente le barriere dell’underground conquistando un numero sempre più crescente di consensi, da parte della critica e del pubblico.
L’elemento che contraddistingue i Planet Opal rispetto ai loro colleghi è sicuramente quella di essere un duo: è in questa estrema essenzialità che hanno trovato il loro mistico equilibrio. Sanno bastare a sé stessi dimostrandolo alla perfezione: uno alla batteria (Leonardo De Franceschi), l’altro ai synth e voce (Giorgio Assi), i Planet Opal sono essenzialmente un gruppo ritmico, rendendo quindi protagonista quella componente di un brano – composta principalmente dal suono del basso e da una batteria – spesso bistrattata ma che, nello stesso tempo, ne compone letteralmente la spina dorsale.
Sul comunicato stampa si legge che «Recreate Patterns, Release Energy, riflette la tensione tra la necessità di adattarsi ai cambiamenti e il bisogno di esprimere un’energia nuova, più autentica e libera. Questa ricerca si traduce in una musica che esplora la complessità delle emozioni umane: dal disorientamento digitale alla lotta per trovare connessioni genuine, dall’alienazione moderna alla riscoperta di sé stessi»; io aggiungo anche che il titolo di questo lavoro, lo riassume alla perfezione. È infatti composto da due semplici frasi: “recreate patterns” ovvero ricreare dei moduli, “release energy” rilasciare energia: le canzoni di questo lavoro seguono tutte lo stesso modulo, la stessa struttura musicale, ed ognuna di queste ha un preciso scopo ovvero trasmettere un sentimento liberatorio; stimolare un rilascio di endorfine che rompa l’alienante schema della quotidianità. «Il progetto ha trovato nella musica un mezzo per spezzare queste catene invisibili, trasformando la ripetitività in uno strumento di liberazione.» (comunicato stampa)

È giusto affermare che questo album è quasi una sfida all’ascolto considerata la lunghezza dei suoi brani: in questi anni dove le canzoni si accorciano sempre più, i Planet Opal scelgono di costruire dei brani secondo precisi canoni (o pattern! nda) imposti dalla musica elettronica in cui, ad una ritmica base grezza si aggiungono sempre più elementi fino ad ottenere un brano completo.
Che siano parole o effetti musicali, i brani dei Planet Opal si costruiscono tra suoni elettronici e costati ripetizioni che creano un senso di straniamento misto a ipnosi. Ne è un esempio la title track dell’album – posta alla fine dello stesso – nonché una delle più coinvolgenti e forti del lavoro: Recreate Patterns, Release Energy, strutturata come il più classico dei brani elettronici con una meticolosa scansione in quattro ed un continuo crescere ritmico che creano un lungo loop fatto di ripetizioni che arrivano a creare una piacevole estraniazione. Nella sua posizione somiglia quasi ad un riassunto di quanto appena ascoltato, la summa di un mix energico che sembra rispondere alla teoria della conservazione della massa (Lavoisier) secondo cui “nulla si crea, nulla di distrugge, tutto si trasforma”… in questo caso in energia!
Dalle melodie ipnotiche di Visioni Sottovetro, il brano che apre il lavoro, alle schegge impazzite di Geordie Boy, Delivery Boy! in cui si dipinge una frenetica quotidianità in cui sembriamo tutti delle persone “a domicilio”, si passa a suoni più forti e incisivi come la già recensita I’ve Heard Brian Eno In The McDonald’s Fridge e Cilindrata Ritmica. È proprio in questo pezzo che, come il titolo stesso suggerisce, che il duo esprime appieno il suo carattere registrando un brano che sembra essere stato concepito per i live: un assolo ritmico come una parentesi nel mare magnum dei synth. Delicata e morbida invece Field Of Thyme che ci trasporta in un silenzioso campo dove il vento accarezza le foglie del timo, in un brano in cui immaginazione e realtà si fondo per creare una dimensione onirica e sospesa.
Recreate Patterns, Release Energy si pone in continuità con il precedente lavoro dei Planet Opal, un disco sicuramente più maturo che li porterà verso la definizione del loro stile musicale.
«Recreate Patterns, Release Energy non è solo un album, ma un invito a guardare oltre le superfici, a cercare significati nascosti e a riscoprire la bellezza dell’imperfezione. Un percorso che i due musicisti hanno voluto condividere, aprendo una finestra sul loro mondo interiore, fatto di suoni, parole e visioni che si rincorrono tra sogno e realtà.» (comunicato stampa)
Insomma… ai Planet Opal piace giocare con l’energia: si percepisce in modo cristallino ed è difficile rimanervi al di fuori. Attualmente il duo è in tour per presentare il suo nuovo album quindi quale migliore occasione per fruire dei loro pattern e della loro energia? Li trovate il 10 luglio a Firenze a Bio Ritmo, l’11 a Pesaro per Onde Elettriche, il 12 a Bologna a Montagnola, il 17 a Brescia a Alchimie Festival, il 14 agosto a Montebello di Bertona (PE) per il Rock Your Head, il 13 settembre a Roma a Spring Attitude e il 19 settembre a Piacenza.
