Chiacchiere da bar.
Un modo di dire comune che indica il “parlare tanto per parlare”: dialogare di argomenti futili per riempire il tempo, discorrere su temi leggeri alla portata di tutti, chiacchierare per il semplice gusto di farlo. Delle volte c’è quasi la necessità di “parlare tanto per” affinché ci si alleggerisca un minimo dalle pressioni – mediatiche e non – che ci assalgono quotidianamente: sfogliando i quotidiani la mattina, ormai sembra quasi di far colazione con latte, caffè e malumore.
Una riflessione questa che, con un estremo iperbole, diventa il gancio per introdurre il singolo di un progetto musicale che abbiamo già incontrato: si tratta di Acqua Distillata della quale vi abbiamo parlato di recente con la joint venture Acqua Distillata canta Ribaltavapori ed il loro delicatissimo primo album Volume Uno.
Dopo questa parentesi, Lucia Gatto (aka Acqua Distillata) ha scelto di scorrere come acqua limpida di un fiume in un letto tutto suo, in cui investe voce, musica e, soprattutto, le parole e regalandoci un singolo sì delicato ma con retrogusto amaro: si intitola diamine la canzone, pubblicata lo scorso 4 luglio per Dumba dischi, è il risultato di diversi momenti che confluiscono in un unico brano.

Ma perché prima scrivevo delle “chiacchiere da bar” e della necessità di parlare di frivolezze, almeno la mattina (per cominciare con un po’ di ottimismo la giornata)? Per una semplice (simpatica) frase del testo che, oltre a dare il titolo al brano, si presta ad una doppia lettura: «Due mattine per chiacchierare / calibrare le cattiverie / mescolandoci un goccio di caffè / diamine, non dirmi cose brutte».
Un invito o meglio un’esortazione, ad allontanare (soprattutto di mattina) il sapore delle brutte notizie, delle frasi che non si vogliono sentire: anche mettendoci un goccio di caffè, la famosa pillola di Mary Poppins, non va giù. La voce di Acqua Distillata è calma e pacata, come l’abbiamo già conosciuta, la melodia è leggera e colorata, luminosa e con il sapore della fresca primavera che arriva; il testo invece nasconde un clima diverso: «è una foglia autunnale che abbandona il suo ramo. Il sound lo-fi estivo incontra la malinconia autunnale cucendo la storia di un sentimento sbocciato sotto il sole di luglio”» (comunicato stampa). Da qui la duplicità sentimentale di questo singolo che cammina sui ricordi di una relazione finita, con tutti i suoi punti deboli e la sua irreversibile rottura, cullata dalla mancanza di dialogo, chiarezza e sincerità.
A fare da sfondo a diamine c’è Bologna, con i suoi palazzi del centro storico che, sotto la loro copertura di mattonato rosso, nascondono strutture vecchie (forse fatiscenti) pieni di crepe e architetture storte, così come canta Acqua Distillata. Architetture storte che d’un tratto vengono giù, che sembrano quasi rappresentare il rigore dell’animo che arriverà ad un punto tale di esasperazione che finirà per sgretolarsi, mostrando tutta la fragilità e la vulnerabilità umana.
Il singolo ha un sound lo-fi, piccolo, prezioso e da custodire grazie al suo ritmo fresco figlio di batterie leggere, un timido xilofono ed un basso dal sapore country, per una voce altrettanto dolce e malinconica quel che basta, lo stesso sentimento che pervade la città Emiliana: «un’altra normalissima città» che diventa una realtà importante, quando si vivono delle emozioni travolgenti.
Architetture raccolte, unite, che sembrano quasi sostenersi e darsi man forte, metafora di vite che si disgregano ma che proprio in quelle stesse strutture trovano un briciolo di luce e speranza. Questa canzone infatti, nasce dall’unico spiraglio verde che si scorge da casa della cantante: «l’appartamento di Lucia, è circondato da architettura condominiale, ma regala uno squarcio in un piccolo giardino interno. È nelle crepe di quel muretto pieno di periferie di edera che immagina una passeggiata tra i ricordi di una relazione passata.» (comunicato stampa)
Un punto di fuga e di respiro dal quale poter far volare la fantasia e i ricordi di troppo.
