E se l’amore fosse tutto un “Bluff”? Il racconto di De Relitti nel suo nuovo album: una spy story tra sentimenti, sincerità e ironia.

22 Dicembre 2025

Ma voi l’avete visto il vostro Spotify Wrapped?

Sto parlando di quel momento dell’anno in cui la piattaforma di streaming musicale ci rivela quale artista ha accompagnato ogni singolo giorno del nostro anno. La novità di quest’anno a detta della pubblicità, erano i “club di appartenenza” ovvero quale cerchia si addice maggiormente ai propri ascolti: secondo i miei, sarei un “talent scout” quindi con un occhio (meglio dire un orecchio) attento alle novità musicali. Se proprio dobbiamo dirla tutta, ciò che mi ha più stupito (ma principalmente per il risultato) è l’attribuzione dell’età in base agli ascolti: per un motivo a me sconosciuto, a detta della piattaforma avrei 78 anni… mah!

… ma tornando a noi: perché deludere le aspettative riposte nei miei confronti?! Ci troviamo a ridosso della fine dell’anno e mi sembra giusto farvi (ri)scoprire un cantautore italiano che, probabilmente, abita poco le vostre playlist. Se il nome “De Relitti” può farvi pensare a qualcosa di misterioso sommerso negli abissi più profondi del mare, l’artista De Relitti può sicuramente sorprendervi con la sua produzione ante litteram. Con alle spalle anni di attività come produttore e autore e due album all’attivo (Tran Tran del 2024 e AHAHAH del 2023), Giovanni De Relitti ha pubblicato il 28 novembre Bluff il suo nuovo album di cui ne cura anche la produzione: un disco che si muove tra il passato e il presente e disegna (letteralmente) un film in cui ritrovarsi protagonisti.

Bluff – copertina

Il ’78 di cui sopra, da considerare non come età ma come anno, potrebbe tranquillamente aiutarci a contestualizzare la produzione musicale del cantautore toscano che, sin dagli esordi, mostra un approccio sicuramente originale e poco frequente nella produzione musicale: sospeso nel tempo, il sound meticolosamente curato parte da una base swing e jazz in cui si innestano echi di musica pop, trombe, violini, bassi e organi. Questa atmosfera così incantata in cui risuonano le atmosfere anni ’60 con le prime canzoni d’autore, sembra costruire un film dalle tinte di una spy story, in cui si susseguono suspence, inseguimenti, spionaggio e depistaggi. Insomma, più che un album, Bluff è quasi un film sonoro, canzoni da vedere e da immaginare, in cui De Relitti incarna il ruolo di 007 contemporaneo raccontando e cantando amore e finzione, con sagacia ed ironia.

Il titolo dell’album e la relativa copertina su cui è raffigurato un pavone, sono estremamente simbolici e racchiudono il concept stesso del lavoro: l’apparenza che prevarica sull’essenza. Il pavone si nutre delle attenzioni degli altri, le brama, le desidera, così come fa una persona egocentrica che cerca di colmare i (probabili) vuoti che lo attanagliano con attenzioni degli altri. Ma spesso non c’è nulla di vero e il tutto si riduce a falsa accondiscendenza: è tutto finto, è tutto un bluff appunto, come nel racconto in cui ci trasporta De Relitti. Un album che, come scritto in precedenza, sembra la colonna sonora di una pellicola: a tal proposito infatti, si legge sul comunicato stampa che Bluff è «un album “caratterista”, come si dice degli attori», ovvero un personaggio seppur secondario, fondamentale perché sa farsi riconoscere con il suo carattere eccentrico, a volte buffo e sicuramente inusuale e particolare. Ad avvalorare questo discorso anche le foto che ritraggono l’artista in uno studio cinematografico, circondato da luci e proiettori: il cantautore è quindi il protagonista stesso di questo tranello in cui crea «una mappa emozionale dove riconoscersi, perdersi o lasciarsi sorprendere, analizzando e ricostruendo l’amore come una messa in scena dalle molteplici sfumature, uno spazio densissimo, incastrato tra luce e ombra.» (da comunicato stampa)

De Relitti

«Bluff è un disco che vuole essere tutto senza essere niente; una notte fugace di cui ci si ricorda solo ogni tanto, ma per tutta la vita. […] non è un concept album, anche se emerge un fil rouge che lega i brani in uno studio sull’amore e le sue contraddizioni: dall’odio alla morte, fino all’inganno.» (da comunicato stampa) Tutto questo viene raccontato con tante frasi ad effetto e tanta ironia che spesso sfocia anche in un leggero cinismo in brani come Animali notturni (“fortuna che nei sogni non si muore mai/ considerato che a me porti solo guai”) o Au Revoir, primo singolo estratto (“Non so più/ Quando si fa/ Il cambio dell’ora/ Ma tanto per te e/ Anche per me è sempre tardi): nell’epoca di chi scrive e racconta l’amore o da sconfitto o da vincitore, De Relitti è quella voce che lo racconta in una zona di mezzo, con la consapevolezza di chi sa che ancora una volta non ci sarà un lieto fine… ma vale comunque la pena tentare! Nella voce di De Relitti però non si scorge rassegnazione bensì solo una profonda ironia che trasforma l’ascolto di Bluff in un’esperienza leggera e allegra a tal punto che è difficile non ridere su alcuni brani. È forse proprio questa sua abilità di essere una voce comune, a rendere De Relitti un personaggio originale, con l’eleganza di sapere parlare senza rassegnazione anche quando alcune situazioni non avranno nessun tipo di risvolto, rimanendo nella loro apatica sospensione.

C’è tanta immaginazione in Bluff ma anche tanta quotidianità da cui si prova a sfuggire, ma solo con la testa rimanendo fisicamente dove si è. Ne è un esempio Il numero, una specie di sogno lucido in cui in una tentata rapina c’è un fatale incrocio di sguardi: cosa fare quando provi un colpo di fulmine? Si cerca in tutti i modi di lasciare un segno perché «Non mi serviva un soldo/ Ti ho vista entrare/ E in qualche modo dovevo fare». Agli attimi di liberazione mentale in Quasi venerdì, si affiancano quelli dell’affannosa ricerca del successo e di avere una vita sfavillante di Date un premio a quest’uomo in cui essere sempre performanti non serve a nulla perché non otterremo mai un premio.

Tra le atmosfere anni 80 di Una più del diavolo e l’incapacità di non sapersi allontanare da una persona, le tonalità più romantiche di Niente di serio, o quelle più rock di Down, down, down con i suoi momenti di noia e distrazione (“ho smesso di annoiarmi/ ho smesso di fumare/ e ora non so che fare”), De Relitti ci guida in un universo sonoro unico in cui l’ascoltatore può sentirsi compreso grazie ai suoi testi curati con estrema lucidità e sagace ironia, ritagliandosi un’ora di piacevole ascolto.

E questo no, non è un Bluff!

Roberta Matticola

Roberta Matticola

Se fossi una parola sarei 'errare', grazie al suo duplice significato: "1. a. Andare qua e là senza direzione o meta certa [...] 2. a. Ingannarsi in un’opinione, sbagliare in ciò che si crede o si afferma." (Vocabolario on line Treccani). Ed io sono così: cammino tanto fino a consumare suole e commetto troppi errori.

Tra le poche cose certe, c'è il mio costante bisogno di scrivere di musica, in particolare di quella italiana ed emergente.
Poi rido e canto (... male).
Tanto.
E con il tono troppo alto.

"Il dj da una radio mi dice che fa bene cantare: ma chi ha mai saputo cantare?" - ColapesceDimartino: Considera.

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