Il mondo dell’arte sembra essere un terreno sempre più difficile per i giovani artisti, ormai tutto è dominato dai social e dai talent, ma esiste qualcuno che da anni che ha scelto di dar spazio ai giovani emergenti che cercano la propria luce. Questa la possono trovare grazie allo Youth Fest di Dominio Pubblico nato dall’idea di Tiziano Panici – Direzione Artistica e fondatore. Un festival che quest’anno ha il nome di Sorgenti e andrà in scena dal 23 al 28 giugno negli spazi del Teatro India. Un evento fatto da giovani e visto da giovanissimi, ed è questo che fa la differenza. Noi di Banquo abbiamo avuto l’opportunità di intervistare il direttore artistico Tiziano Panici che ci ha aperto alle sue idee e alla sua passione, di un giovane che prova ad accendere l’interruttore per i giovani.
Il nome di quest’anno Sorgenti nasce da una metafora poetica stupenda che rispecchia pienamente il mondo dei giovani, ma quali sono le crepe più evidenti che ci sono attualmente nel mondo dell’arte?
Sicuramente il fatto che ogni anno che passa, il mercato privato guadagna terreno. Essendoci sempre meno iniziative pubbliche tutelate e adeguatamente finanziate significa che il diritto allo studio, soprattutto in un campo volatile e poco stabile come quello artistico, è garantito solo per chi ha un portafoglio adeguato. Morale della favola “puoi fare l’artista.. solo se sei ricco”. Questo è il messaggio che rischia di passare nei prossimi anni se la politica,gli artisti stessi e i lavoratori del settore non prenderanno misure adeguate. Dominio Pubblico, come molti altri progetti finanziati dalle istituzioni, rimane un presidio che garantisce formazione gratuita e orientamento al mondo professionale. Potrà continuare ad esserlo solo se adeguatamente finanziato e valorizzato.
Quanto è importante per te lavorare ad una manifestazione completamente dedicata ai giovani artisti, che devono destreggiarsi tra “artisti” copia incolla che il panorama attuale vi presenta?
E’ esattamente quello che da senso al mio lavoro. Dopo tanti anni passati nel mondo dello spettacolo, dove sono nato e cresciuto in quanto figlio d’arte, ho smesso di fare l’artista proprio perché non sopportavo il reiterarsi di certe dinamiche e ho investito tutte le mie energie per cercare di dare supporto e sostegno sull’unico capitale umano su cui ha senso investire: i giovani. In dieci anni di attività ho imparato più da loro, anche dalle loro incertezze, insicurezze ma anche dalle loro forti convinzioni, che dal mondo dello spettacolo dal vivo o delle politiche culturali. Anzi sono certo di poter dire che il modello di Dominio Pubblico ha anticipato mode e tendenze, ma soprattutto buone pratiche: il nostro era un festival multidisciplinare quando ancora neanche il ministero adottava questa nomenclatura; abbiamo iniziato a usare i social quando i grandi teatri nazionali non avevano ancora nemmeno un canale instagram. Abbiamo dato spazio agli under 25 quando ancora i giovani non erano al centro dell’attenzione pubblica. Oggi non è più così, per alcuni aspetti. Anche se c’è molto lavoro da fare perché i giovani non vengano considerati semplicemente una “categoria” di consumatori.
Allo Youth Fest si dà luce anche ai fumettisti emergenti, ramo artistico che spesso vive nell’ombra, da dove nasce la voglia di creare uno spazio dedicato al fumetto?
Mentre rispondo a questa domanda sto sfogliando per la prima volta il nuovo numero del fumetto che co-creiamo con l’ARF! Festival, sotto la supervisione del suo direttore artistico e creativo Stefano Piccoli. Si chiama “La fine del (mio) mondo”. Ormai per me è diventato uno dei momenti più attesi del festival. Oggi la nona arte gode di grande interesse pubblico, grazie anche a figure come zerocalcare, ma di fatto resta ancora molto sommerso, mentre il mondo del fumetto rimane una delle fucine più creative dell’immaginario, dove i giovani autori si possono sentire liberi, senza vincoli di nessun genere. E una miniera d’oro per l’immaginario collettivo, e purtroppo i grandi marchi se ne sono già accorti. La mia generazione (quella dei Millennials) è cresciuta con i fumetti, anime e videogiochi, in una cultura popolare che oggi parla a centinaia di migliaia di persone, in special modo ai più giovani. Preservare anche nel fumetto la ricerca, la libertà di linguaggio e l’indipendenza è una missione molto importante per il futuro del mondo dell’arte.
Quanto è importante dare la possibilità ad un giovanissimo di poter prendere parte ad un evento del genere, in un tempo in cui questa generazione non è abituata alla visione che non sia di un video TikTok?
Fondamentale se vogliamo che venga preservata non solo l’abitudine alla visione dello spettacolo dal vivo (che come l’attenzione alla lettura, va costantemente allenata) ma soprattutto non si perda il rito della partecipazione. Prendere parte a qualcosa di più grande di te, come un evento o un festival, che si svolge dal vivo, in presenza, insieme a persone che consideravi dei perfetti sconosciuti e che, invece, potrebbero diventare i tuoi migliori amici, è di per sé un’esperienza di formazione e di accrescimento. Frequentare i luoghi d’arte e di spettacolo, potersi creare una sfera di riferimento, coltivare le comunità è il miglior antidoto che abbiamo contro l’ansia generazionale, la dispersione culturale e scolastica, la depressione, le dipendenze.
Cosa ne pensi della situazione del cinema italiano, perché un giovane regista non riesce a trovare spazio, qualcuno che investa su di lui?
Non penso sia completamente così. Credo che le trasformazioni socio culturali siano complesse e vanno sempre viste e analizzate da più punti di vista. In un mondo dove il mercato dell’essere e dell’apparire la fanno da padroni, in realtà oggi i giovani vivono nell’illusione che sia possibile fare successo e soldi in poco tempo e con pochi mezzi, anche se sei un perfetto sconosciuto. Ma se hai l’idea giusta puoi farcela, puoi svoltare. E sotto certi punti di vista l’algoritmo ha anche dimostrato che questo in parte è vero: oggi abbiamo davanti non solo una nuova generazione di attori e attrici che acquisiscono fama e visibilità attraverso le serie o i film promossi dalle piattaforme digitali ma soprattutto nella musica o in quanto creatori di contenuti per comunità digitali. Resta però il fatto che questa espansione incontrollata mette in crisi sistemi più complessi come quello del cinema, che di fatto si sta desertificando più di quello dello spettacolo dal vivo. Quindi è destinato a diventare sempre più un’area d’élite, come i teatri o i musei, se non vengono cambiate le regole dell’accessibilità a determinati settori.
I social, i talent, la musica usa e getta, hanno schiacciato il vero talento artistico?
Credo di aver in parte risposto a questa domanda già nella precedente. Posso solo aggiungere che il vero talento a mio avviso non può essere schiacciato. Però ha sicuramente bisogno di spazio e visibilità, di opportunità per poter crescere sano e continuare a nutrirsi. Ci piace pensare che Dominio Pubblico – Youth Fest sia uno di questi posti speciali dove ci si può sentire accolti e incentivati a dare il meglio di sé. Per questo seguiteci e venite a scoprire questi spettacoli, queste performance che sgorgheranno da una piccola crepa con un getto di energia incredibile.
