Al Teatro Brancaccio, Giorgio Montanini con “Lo spettacolo nuovo”

Sul palco del Teatro Brancaccio stracolmo in suo onore, la prima frase che pronuncia è:
“Non mi rompete i coglioni sul peso!”.
Lui è Giorgio Montanini.
Marchigiano classe ’77, attore teatrale e cinematografico, monologhista satirico, laureato in Scienze della Comunicazione d’Impresa, intollerante al marketing.
Padre.
Osservatore acuto del mondo e delle leggi che lo governano.

Quando sulla scena italiana la stand-up comedy era ancora alle prime armi, lui ne è stato certamente uno dei migliori rappresentanti.
Nel bene ma anche nel male.

Col suo fisico asciutto e un uso sapiente della parola e delle pause,  si esibisce in piedi migliaia di volte dal vivo, tagliente e preciso come un cecchino.
Incuriosendo, disegna pian piano sul volto del suo pubblico, non una risata spensierata e distesa, ma un sorriso beffardo e meditativo.
Ci mostra così come l’arte della satira sia davvero in grado di mettere in risalto, con espressioni che vanno dall’ironia pacata e discorsiva fino allo scherno e all’invettiva sferzante, costumi o atteggiamenti comuni alla generalità degli uomini.


Si accorge di lui anche la tv generalista che gli dà spazio ma poi se lo riprende, in un relazione che dura davvero troppo poco.
I temi e la verve del comico gelano, infatti, il pubblico degli studi televisivi, provocando dissapori con le reti che lo ospitano.

Continua a esibirsi dal vivo sui principali palcoscenici italiani ma da divoratore del pubblico, Montanini subisce l’effetto opposto e pare esserne divorato.
Una volta al Terminal Club di Macerata, interrompe la prima data di un suo spettacolo perché infastidito da una coppia di spettatori in prima fila, così il numeroso pubblico pagante non può far altro che andarsene,  con l’amarezza di non aver potuto assistere all’intero monologo.

Molti lo accusano di essere passato dal proporre testi di satira affilata e divertente a sermoni inascoltabili in cui pontifica in maniera inconcludente e arrogante.
Anche il suo aspetto fisico muta: appare trasandato e visibilmente ingrassato, spesso biascica con un tono piatto e monocorde, sembra aver perso il ritmo e la padronanza dei tempi comici.
Forse è per alcuni di questi aspetti, sommati al fatto che onori Bacco, che spesso lo si paragona a Bill Hicks, uno dei più grandi stand-up comedian americani.

Nel corso del tempo lo si vede in diverse interviste sul web, tiene un discorso per la nota piattaforma mondiale TEDx e lo scorso inverno annulla la tournée teatrale per i numerosi impegni cinematografici.
Reduce dal successo come protagonista de “I predatori” di Pietro Castellitto, in soli cinque mesi prende parte a ben quattro film girati da Riccardo Milani, Edoardo Leo e Damiano Giacomelli.

E così eccoci oggi, nell’unica data dello storico teatro di via Merulana, curiosi di vedere se come Britney Spears, (personaggio a cui Montanini intitola uno spettacolo), anche lui sarà in grado di mostrarci come ci si rialza dopo innumerevoli e disastrose cadute.

Ci avverte subito di essere consapevole del suo peso, dell’infamia del Creatore, se esiste, per aver fatto tutto ciò che è gustoso altrettanto dannoso…
Non si nasconde dietro al concetto di “ciccione è bello”, ammette che alcune situazioni sono lo specchio dei vuoti da colmare.
E così, anche se forse non è quello che avrebbe voluto, il suo corpo diventa un corpo politico che, in qualche modo, si fa carico di messaggi e riappropriazioni.
Un corpo che fa un po’ fatica a stare in piedi risolutamente, come il nome stesso della sua arte – la stand-up comedy… suggerirebbe, ogni tanto l’asta del microfono funge da bastone di appoggio e una birretta, da carburante alla sua performance.


Sul palcoscenico dove un tempo si esibirono artisti del calibro di Ettore Petrolini, Totò, Aldo Fabrizi, Anna Magnani, oltre a musicisti come Fabrizio De André, Jimi Hendrix o Louis Armstrong, nel suo “Lo Spettacolo Nuovo”, questo il titolo poco fantasioso del monologo, Giorgio Montanini:
“vuole affrontare le contraddizioni di una società che cura la forma ma dimentica colpevolmente la sostanza. Un mondo pieno di diritti ma sempre più ingiusto e diseguale. Un mondo che trasforma l’uomo in un consumatore arido e senza nessun altro interesse, un uomo perfetto per il capitalismo.
Un folle equilibrio tra la morbosità della tutela di qualsiasi idea o diversità e la bava alla bocca nel cercare di fomentare una guerra”.

Il monologo prosegue con un paio di interruzioni dovute a brevi dimenticanze o bisticci di parole, su cui il nostro ironizza definendo questo fenomeno come una sorta di ischemia temporale, chiamata dalle sue parti “toccatella” e invitandoci,  nel caso in cui si trasformasse in un vero e proprio ictus, a chiamare un’ambulanza…

Da Scamarcio a Jovanotti, da Barbascura a GioPizzi, dalla geopolitica ai diritti civili, passando attraverso il linguaggio inclusivo e il capitalismo, il femminismo  e la beneficienza, l’Ucraina, la Russia, gli psicofarmaci e il catcalling, Montanini lambisce temi rilevanti senza, tuttavia, approfondirli davvero.  
Il pubblico applaude, ride e lui ringrazia la platea e il Teatro Brancaccio, definendosi sinceramente divertito dalla serata.
Beato lui.



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