Il “Teorema della Rana”: come frodare lo Stato e vivere (s)contenti

29 Novembre 2023

Dal 14 al 26 novembre, al Teatro de’Servi, è andato in scena “Il Teorema della Rana”: divertentissima commedia degli equivoci nella quale il pentimento del direttore di un teatro per aver ricevuto troppi sussidi dallo Stato degenera in una serie di grotteschi misunderstanding e scambi di personalità che fanno ridere a crepapelle fino allo scioglimento finale della matassa di bugie. Presentato da Alt Academy, scritto da N.L. White, lo spettacolo è diretto da Luca Ferrin che recita insieme a Alberto Melone, Valentina Martina Ghiglia, Paolo Roca Rey, Lucia Tamborrino, Guglielmo Lello, Davide Sapienza e Veronica Stradella.

Lo stesso Teatro De’Servi è la metateatrale ambientazione dove si svolge tutta la vicenda. Sul palcoscenico il direttore del teatro, Daniele Gargiulo, parla al telefono con degli uffici ministeriali. In maniera concitata cerca di spiegare ai funzionari che non ha più bisogno di sussidi e vorrebbe chiudere le pratiche che continuano ad elargire denaro. Gargiulo, dopo aver sfruttato indebitamente le varie assistenze statali per anni, è arrivato al culmine dell’umana sopportazione e con un tardivo, benché ammirevole, rigurgito di coscienza, vorrebbe semplicemente rimettere le cose a posto. Mette in atto un piano ispirato ad un libro di spionaggio, il “Teorema della Rana”, in cui si sfruttano diversi scambi di persona e un omicidio generale di tutti i personaggi fittizi per uscire cristallini da una matassa di bugie senza che nessuno si faccia male. Sostanzialmente un “Beautiful della truffa” che, sebbene perfetto sulla carta, nella realtà teatrale racchiude una catastrofe annunciata dalla prima bugia.

Uno spettacolo con una trama ingarbugliata e intricata come non mai, in cui ogni personaggio è il tassello sbagliato in un caotico mosaico di incomprensioni e ilarità. Mattia Badalamenti, il direttore di scena, messo al corrente della fine della truffa e coinvolto nolente da Gargiulo che intanto interpreta con il dottor Martini, funzionario della Previdenza sociale, le parti di Rosati, un vecchio attore che percepisce un sussidio di invalidità ma in realtà in Irlanda ignaro di tutto. Il cugino Raul, complice di Gargiulo, ma all’oscuro del suo pentimento, genera equivoci con Giulia, la moglie del direttore, che con il dottor Cometti, un consulente di coppia, vuole sondare un presunto fetish del marito. L’arrivo di Angela, assistente sociale invadente e apprensiva e di Camilla, futura moglie di Mattia fatto morire in maniera fittizia la mattina stessa, scambiate l’una per l’altra, aggiungono complicazioni e fraintendimenti a uno spettacolo che già di per sé è un vulcano in eruzione di battute e simpatia. La morale della favola è che il “Teorema della Rana”, nel complesso, non è proprio un granché come libro.

Forse una critica all’assistenzialismo incontrollato post-covid, forse un appello alla civiltà di chi è fautore dello sciacallaggio sociale che pesa sulle spalle della res publica, il “Teorema della Rana” è una frizzante e divertente rappresentazione di quella meravigliosa massima di Mark Twain che recita: “se dici la verità, non devi ricordarti nulla”

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