“Il buon profumo selvatico e libero” di Tondelli (ri)creato da Licia Lanera

19 Ottobre 2024

di E. Metalli

Debutto in prima nazionale al Teatro Vascello per il REF il 15 ottobre: è lo spettacolo Altri libertini, tratto da tre racconti dell’omonimo romanzo di Pier Vittorio Tondelli, adattati e diretti da Licia Lanera.

Se il desiderio è quello di “vedere” in scena i personaggi che Tondelli crea nel suo immaginario letterario, siamo lontani. Ma se invece la voglia è di sentire “litri e litri di buon odore dentro… il buon profumo selvatico e libero” è esattamente il posto giusto.

La scelta di questo allestimento – e già parlare di “allestimento” suona antico, superato – è quella di intersecare i racconti, quelli di Tondelli e quelli personali degli attori, mettendo in azione un movimento scenico, emotivo, culturale, cerebrale (soprattutto cerebrale!) in cui siano coinvolti tutti i partecipanti. Anche quelli seduti, tant’è che persino il pubblico è immerso in una nebbia densa, mista dell’odore di ciglio autostradale e fumo di sigaretta.

Si apre il sipario e loro sono lì, pronti in una scena che è un po’ studio, un po’ loft, un po’ garage: citazione o simbologia? Al centro Licia Lanera – capocomica d’eccellenza – inizia a tessere le trame della vicenda, ma la prende larga, molto larga. Fossimo al cinema sarebbe un campo lunghissimo. Inquadra il momento storico in cui esce il libro, ma lo fa con brevi citazioni di eventi, date, nomi e canzoni.

Basta questo, insieme al fumo, alla musica e alla luce dei fari delle auto o della cartellonistica stradale che dal fondo mette in risalto i contorni neri di chi è in scena, per creare l’aggancio, quella specie di patto civile e incantesimo artistico che non ti fa mollare l’attenzione un solo secondo: dove andranno a parare questi?! Che vogliono dire?! Voglio restare attento, capire fino all’ultimo.

Licia Lanera storicizza il testo di Tondelli e al contempo lo lega al presente della sua (nostra) generazione di quarantenni, ancora intenti a delineare i confini di scelte ormai definitive eppure sempre in bilico, alla gogna, sull’orlo del giudizio morale della società. I dettagli biografici – reali o immaginari: non ha molta importanza in un pastiche creativo di questo genere in cui tutto è funzionale alla comunicazione e non alla rappresentazione – sono il ponte fra ieri e oggi. E proiettano gli eventi – narrati? Agiti? Performati? Condivisi, forse… – verso un futuro incerto, ma dagli orizzonti più ampi di quelli lasciati alle spalle, forse.

O magari è soltanto il numero delle possibilità ad essere più ampio. Si aprono interrogativi, che è poi una delle funzioni della cultura: farsi domande e cercare risposte. In questo è indubbio che l’operazione proposta su Tondelli miri a questo, non semplicemente a portarne in scena le vicende.

E infatti la vicenda, di per sé, è frammentaria e frammentata. Tondelli racconta già in un modo indefinito, presentando i personaggi nel qui e ora, per pennellate d’ambiente, con tocchi di dialetto e slang giovanile, senza raccogliere tutta la loro biografia, ma solo brevi momenti, vissuti o emotivi.

Questa attitudine è potenziata dall’adattamento di Licia Lanera che distribuisce i tre racconti (Viaggio, Altri libertini e Autobahn) fra gli interpreti, già asciugati di molti dettagli e, come anticipato, rinvigoriti dagli inserti personali. Così fra la gioventù tondelliana e il palco c’è commistione biografica e sovrapposizione di linguaggi. In più c’è un sottile gioco di sospensione sull’effettivo momento drammatico: è la realtà? È una prova dello spettacolo? È una confessione indiretta?

Sia quel che sia – e pur con qualche momento meno fortunato di altri – il gioco (to play) funziona, anche e soprattutto grazie agli interpreti. Del magmatico magnetismo della regista-capocomica-interprete abbiamo scritto e confermiamo l’incidenza dei suoi interventi, ma la tripletta di attori che la accompagna parte in sordina e poi stende tutti per lo scavo analitico della parola, più che del gesto qui ridotto all’osso, per la duttilità fonetica, per la capacità di esprimersi e imprimersi con completa compenetrazione, senza mai soverchiare l’altro, neppure il pubblico. Costantemente in bilico – ancora – fra comicità, sconfitta, ironia, dramma, morte e speranza, ciascuno di loro traccia i contorni di un carattere: Giandomenico Cupaiuolo istrionico palleggiatore di sentimenti estatici e parole in progressione (quanto ricorda la fervente creatività del Gigi Proietti degli stessi anni di Tondelli!); Danilo Giuva lascivo e ammiccante provocatore, quanto pettegolo desimoniano o ruccelliano; Roberto Magnani dalla maschera tragica e dall’inflessione dolente che trapassa in un secondo nell’ironico grottesco della freddura, della risata umoristica e mai gratuita. Tutti hanno alle spalle molte esperienze – di un livello da far girare la testa – che condividono, impiegano per scambiarsi forze, energie e suggestioni e portare a termine un lavoro che parte da Tondelli e approda ad altro, senza tradirne lo spirito.

In questo “altro” è chiaramente e dichiaratamente fondamentale l’apporto tecnico: le meravigliose e accecanti luci di Martin Palma, il sound design curato da Francesco Curci che immette nello spettacolo un ulteriore linguaggio parallelo; i costumi essenziali di Angela Tomasicchio che toccano un apice emotivo nella citazione finale. C’è spirito di gruppo, c’è voglia di fare, soprattutto di trovare strade alternative, di far parlare mondi distanti eppure incredibilmente vicini. Su tutti, di sperimentare, sperimentarsi senza mai dare nulla per scontato.

Teatro Vascello – Fondazione Romaeuropa

ALTRI LIBERTINI

di Pier Vittorio Tondelli

adattamento e regia Licia Lanera

con Giandomenico Cupaiuolo, Danilo Giuva, Licia Lanera, Roberto Magnani

luci Martin Palma

sound design Francesco Curci

costumi Angela Tomasicchio

aiuto regia Nina Martorana

tecnici di compagnia Massimiliano Tane, Laura Bizzoca

“Sono un ribelle mamma” suonata dai Sunday Beens

produzione Compagnia Licia Lanera

in coproduzione con Teatro delle Albe/Ravenna Teatro

si ringrazia Compagnia La Luna nel Letto

Il testo “Altri Libertini” è edito da Feltrinelli

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