Ai margini della periferia romana batte forte il cuore di una realtà che ancora oggi, nonostante le difficoltà private, pubbliche e politiche superate in questi anni,resiste e combatte nell’idea di un teatro per e con la comunità. Un teatro ancora pieno di vita e di speranza. Un teatro che ritrova nel corpo, nella voce e nello spirito di chi lo abita, un racconto presente, per un sogno futuro.
Quest’anno il Teatro del Lido di Ostia propone un nuovo progetto, la Scuola d’Arte Poetica e di Comunità (Novembre 2024 – Maggio 2025), un percorso formativo artistico-pedagogico innovativo, che propone un programma di lezioni, masterclass e laboratori dedicati alla formazione di artisti e cittadini consapevoli, promuovendo l’arte come luogo principe dell’evoluzione umana.
La scuola prevede tre corsi formativi: uno per Under 35, dove gli studenti verranno seguiti da diversi professionisti del settore delle arti performative tra cui: Cinzia Maccagno, Flavia Gallo, Franceso Bianchi, Pino Cangialosi, Giorgia Celli, Ivan Gasbarrini, Cristiano Petretto, Daniele Nuccetelli, Giulia Vanni, Luciano Meldolesi e le professoresse Milena Gammaitoni dall’Università degli Studi Roma Tre con il corso “Biografie di Artiste” e Cristina Pace dall’Università degli Studi di Roma Torvergata con “Dialogo con gli antichi”.
In questo percorso i partecipanti saranno anche affiancati nella loro ricerca e sperimentazione artistica dalla coordinatrice pedagogica Federica Delair e dall’ esperta di coaching artistico Dafne Rubini.
Il secondo corso (a partire da gennaio 2025) è dedicato alla formazione di insegnati, educatori e di chi si dedica quotidianamente al sostegno e al benessere della comunità. Saranno seguiti dai docenti Gilberto Scaramuzzo con Pedagogia dell’Espressione, Raffaele Rufo per il corso Tangosomatico, l’Associazione The Turnabout che si occuperà di Teatro di Comunità e Catia Castagna con il Teatro Fisico.
Infine, la scuola propone una serie di masterclass aperte a tutte e a tutti, tenute da Monica Capuani, Lisa Ferlazzo Natoli/Compagnia lacasadargilla e Piersandra Di Matteo.
Per avvicinarci meglio al progetto, abbiamo avuto la possibilità di parlare con uno dei membri della direzione artistica del Teatro del Lido. Flavia Gallo (drammaturga, linguista e pedagoga teatrale) ci racconta di questa nuova avventura, con sincera emozione.
Ha voglia di raccontarci il programma della “Scuola d’Arte Poetica e di Comunità” e quali sono gli obbiettivi di questo percorso?
Partiamo dal presupposto che questa scuola già nel nome porta scritto il suo destino. È una “scuola d’arte poetica”, quindi da una parte pone l’attenzione allo studio e alla tecnica, dall’altra, alla comunità. Crediamo nell’idea per cui solo grazie alla cooperazione artistica si possa arrivare ad una forma di maturità e di crescita personale. Non si diventa artisti da soli, dentro un solipsismo, ma lo si fa grazie a diverse forme di alleanza, come quella politica e poetica.
Il punto di partenza è proprio questo: avere cura del sogno dell’Altro, nella certezza che anche l’Altro si prenderà cura del nostro.
Per quanto riguarda invece l’organizzazione, la scuola ha tre cuori pulsanti. Il primo è quello dedicato agli Under 35. L’idea è quella di proporre ai ragazzi una formazione accurata dal punto di vista della tecnica e dello studio, ma che possa anche aiutarli in un percorso personale di crescita e di consapevolezza su cosa significhi realmente dedicare la propria esistenza all’arte. Il loro percorso, non prevede solo l’affiancamento con diversi professionisti delle arti performative, ma anche la possibilità di usufruire di cinque tirocini, dove potranno seguire l’organizzazione di alcuni Festival ospitati dal Teatro del Lido.
Il secondo cuore del progetto è dedicato all’educazione. È un percorso rivolto ai docenti di qualsiasi forma d’arte. Possono essere educatori poetici, psicologi, persone interessante all’intercultura o all’ecologia. Seguiranno un percorso di dodici appuntamenti tenuti da insegnanti specializzati in tutte quelle forme di teatro che hanno a cuore lo sviluppo della relazione e della capacità di prendersi cura dell’Altro.
L’ultimo cuore è dedicato alla comunità, perché ci teniamo a dimostrare come le arti performative, teatrali e coreutiche non siano solo appannaggio di esperti e studiosi. Vogliamo che il teatro oggi, nel suo senso più ampio e metaforico, venga rimesso al centro della polis, al centro del discorso per la costruzione della convivenza umana.
Partendo da questo pensiero, nel programma leggiamo come «il teatro sia uno spazio essenziale per la comunità». Non viene visto solo come un luogo dove mettere in scena spettacoli,ma è considerato una vera e propria realtà complessa dove poter promuovere l’arte, la cultura, il dibattito e nuove sensibilità. Oggigiorno, che posto ha il teatro nel discorso pubblico?
Prima di tutto il nostro è un teatro pubblico e partecipato. È sempre aperto, ogni giorno proponiamo cose diverse, ed è un luogo che deve essere abitato prima di tutto dalle cittadine e dai cittadini. Non a caso, quando il nostro comitato artistico si occupa della programmazione, organizza sempre dei tavoli partecipati per conoscere le opinioni e gli interessi di chi gli spettacoli li verrà a vedere.
Inoltre, sempre rispetto all’esperienza della Scuola, ci piacerebbe creare in futuro una rete con altri teatri di periferia sia nazionali che europei, combattivi come il nostro e con lo stesso codice poetico. Purtroppo viviamo in un’epoca difficile, piena di macerie e di agguati alla vita poetica. L’unico modo per sopravvivere è quello di provare a creare un’alleanza con altre realtà che come noi credono fortemente nell’idea che il teatro sia il “luogo del dibattimento dell’umanità”, o meglio: “l’osservatorio pubblico della scelta umana”.
Perché a teatro abbiamo l’occasione di poter osservare l’umanità e come il mondo incombe su di essa. Siamo finalmente in grado di capire cosa sente davvero l’Altro e possiamo imparare a prendercene cura preservando e custodendo la sua dignità.
Il vostro è appunto un teatro di periferia, è marginale sia dal punto di vista territoriale, ma soprattutto perché pone sempre la sua attenzione verso gli ultimi, coloro che vivono ai limiti dell’interesse e dell’impegno sociale. In questo progetto sembra esserci un grande interesse nella formazione, nell’educazione e nel dialogo con le nuove generazioni.
Esatto, il Teatro del Lido ha sempre riservato una particolare attenzione verso il Teatro per le Nuove Generazioni. Uno dei tre percorsi è dedicato agli Under 35 proprio perché è in quella fase della vita che i giovani cominciano a percepire nel teatro e nelle arti performative qualcosa di più, qualcosa che li chiama, come una sorta di “vocazione”.
Il nostro compito è proprio questo, preservare questa vocazione ed evitare che i giovani si perdano dietro alla ricerca insensata del successo, della competizione e della prevaricazione sull’Altro. È importante ricordargli che il mestiere teatrale è faticoso, è un lavoro che ha bisogno di dedizione e studio, un lavoro che ci insegna a stare al mondo, ad avere un corpo espressivo che può abitare uno spazio, può sostenere una voce e un’anima.
Oltretutto, ci tengo a precisare che uno dei nostri desideri più grandi è quello di accogliere nella nostra Scuola i cosiddetti G2, le generazioni seconde. Perché noi abbiamo bisogno di queste nuove esperienze del corpo, abbiamo bisogno di essere investiti dalla bellezza e dalle diversità del mondo.
Come loro stanno combattendo per vedere riconosciuta la loro biografia nella trama destinale delle nostre città e del nostro paese, noi ci battiamo affinché siano accolti nei percorsi artistici di formazione.
Noi li stiamo aspettando. Stiamo aspettando la loro sensibilità, stiamo aspettando di costruire insieme un nuovo discorso sul palcoscenico.
Alla fine dei diversi percorsi è prevista qualche forma di restituzione al pubblico?
Al momento non abbiamo ancora previsto nulla di preciso, abbiamo lasciato alle nostre maestre e ai nostri maestri la decisione. Soprattutto per quanto riguarda il gruppo degli Under 35 ci aspettiamo che alla fine di questo percorso possano essere più accesi, più vivi, in grado di organizzare le loro energie artistiche e di sentirsi finalmente pronti per gestire consapevolmente qualcosa che andrà rappresentato in futuro.
Però al momento non abbiamo voluto presupporre nulla perché sappiamo che questo sarà un percorso delicatissimo per coloro che parteciperanno. Se sarà necessario restituire qualcosa del lavoro svolto nei prossimi mesi, lo sentiremo, lo capiremo e lo stabiliremo insieme.
