Quanto può essere doloroso lasciarsi quando l’amore passa in Secondo Piano?

8 Febbraio 2025

Probabilmente è questa la domanda che si son posti Andrea Giovalè, Sara Mafodda e Michele Eburnea nella scrittura di Secondo Piano, spettacolo in scena dal 7 al 9 febbraio nell’intima cornice dell’Altrove Teatro Studio.

Uno spettacolo maturo dal punto di vista emotivo, razionale e totalmente reale. È la storia di Muma e Mumu, ma poteva essere anche la storia di Pucci e Patatina, Amorina e Amorino, di Giulia e Marco, insomma, poteva essere la storia di chiunque abbia vissuto una relazione sana, ma che semplicemente finisce. Finisce così, in silenzio, senza far rumore, semplicemente facendosi le domande giuste. È la storia di due persone che sarebbero così tanto perfette per star insieme se solo comunicassero, se solo si parlassero, se solo fossero leggermente diverse… eppure non lo sono. Ed è quando realizzi che eppure  non è così, e l’idealizzazione non basta, che in silenzio come un tacito accordo piano piano ci si separa.

Ma quanto può far male quando una storia finisce così? Senza urli, senza scenate, senza drammi? 

Ho temuto fino alla fine, fino alle ultime parole, fino alle ultime dichiarazioni. Ho temuto in un finale scontato, ho temuto di rimaner delusa in una fine già scritta nella maggior parte delle storie d’amore. E invece, signori miei, non ha deluso. 

Non è una storia romanzata, ma è il racconto reale di come finisce un amore maturo.

Uno spettacolo ben strutturato che con un uso egregio di spazio, luci e pochi elementi riesce a far viaggiare nel tempo e nei luoghi. 

Sara Mafodda e Michele Eburnea sono delle promesse del teatro e del cinema.  Impeccabili in ogni momento, anche quando la scena viene rubata incessantemente dallo squillare di un telefono anziano. 

Uno spettacolo bello e doloroso che va guardato per risanare tutta quella narrativa errata creata dalla società, dai film, dai programmi trash in cui la rappresentazione dell’amore è sempre o totalmente tossico o totalmente idilliaco. 

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