“Rette parallele sono l’amore e la morte”: la Fisica dell’Anima con Oscar De Summa al TeatroBasilica

16 Novembre 2025

Il Legame Indissolubile della Perdita

Oscar De Summa torna al TeatroBasilica con “Rette parallele sono l’amore e la morte”, e lo fa con l’intensa sobria ironia che lo contraddistingue.
Sul palco, in abiti scuri e semplici, c’è solo lui e la forza disarmante di una storia apparentemente “inutile” che, in realtà, è la chiave per interrogarsi sul mistero più grande: il legame che persiste oltre l’addio.
Non è solo teatro: è un’indagine esistenziale che fonde autobiografia, ricordo e una delle teorie più affascinanti della fisica.

De Summa parte ancora una volta dalla sua terra, la Puglia, ma il ricordo è qui un pretesto per una riflessione universale sul desiderio e sulla perdita. L’attore ci guida nell’incontro non-incontro con Mariarosaria (e Peppino). Vivevano fianco a fianco, in mondi paralleli.

Quando, molti anni dopo, De Summa decide di narrare la sua storia, durante le sue mattine di lavoro fatte di routine e abnegazione, scopre una dolorosa e incredibile sincronicità: Mariarosaria è morta lo stesso giorno in cui lui ha iniziato a scrivere di lei. Questa coincidenza non è un mero aneddoto, ma un vero e proprio punto di svolta drammaturgico che costringe l’autore a cercare una spiegazione al di fuori della semplice casualità.

È a questo punto che l’opera compie un salto affascinante, intrecciando il vissuto personale con la fisica quantistica. De Summa si aggrappa al concetto di entanglement, l’esperimento che dimostra come due particelle, pur separate, restino indissolubilmente collegate, reagendo all’intervento sull’altra.

«C’è un esperimento detto entanglement – scrive l’autore nelle note di regia – che dice che se mettiamo in relazione due particelle per un tempo sufficiente, poi, anche se le separiamo queste restano collegate tra di loro.»

De Summa trasforma un freddo concetto scientifico nella metafora più potente dell’opera: l’amore e la morte sono le “rette parallele” della nostra vita, destinate a non incrociarsi mai, ma costrette a esistere nello stesso spazio, legate indissolubilmente da un’eco che non si spegne.
Il suo è un tentativo commovente di sfidare l’oblio, l’unica vera paura che accompagna l’uomo: quella di andarsene senza lasciare traccia.

A sostenere l’intensità del monologo c’è una scenografia minimalista ma un apparato tecnico di grande efficacia, curato da Matteo Gozzi per luci e scene, e dallo stesso De Summa per il progetto sonoro.

Il disegno luci non è un semplice elemento di servizio, ma una vera e propria voce aggiuntiva che dialoga con la narrazione: l’uso dei fasci luminosi intensi e gli effetti dinamici di teste mobili e strip light creano un’atmosfera suggestiva e potente, perfetta cornice per l’indagine esistenziale dell’attore, circondato anche da proiettori piazzati sul palco.

L’ambiente è amplificato dalla colonna sonora, con la musica di David Bowie, il Duca Bianco, efficacemente usata per non essere solo un sottofondo, ma un elemento che sottolinea e amplifica i momenti chiave, donando epicità e una vena rock alla riflessione più intima.

Lo spettacolo si svolge in un luogo altamente suggestivo: il TeatroBasilica, uno spazio contemporaneo che, pur non essendo un’antica vestigia romana, eredita l’obiettivo di essere un punto di riferimento per la nuova drammaturgia italiana.

Prodotto da Atto Due ETS ed Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, il lavoro si dimostra ancora una volta un’opera matura e complessa. Dopo la pluripremiata Trilogia della provincia, De Summa parte nuovamente dalla sua terra per raggiungere l’universale, regalando al pubblico un testo che non ha paura di affrontare il dolore e l’oblio, scovando nelle leggi più recondite della scienza le ragioni per cui due vite possono restare inscindibilmente legate.

“Rette parallele sono l’amore e la morte” non è solo un racconto sulla perdita, ma un monito poetico sul potere delle relazioni, anche quelle apparentemente “inutili”, che, come le particelle quantistiche, continuano a influenzare la nostra esistenza.
Un’opera che riesce, con estrema pulizia formale e profondità emotiva, a congiungere la malinconia della memoria con la meraviglia della fisica, ricordandoci il valore incancellabile della nostra esistenza e di ogni nostra relazione.

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