È la sera dell’11 aprile, le persone presenti in sala al Teatro Brancaccio di Roma applaudono fragorosamente e senza sosta quattro uomini appena riemersi da dietro le quinte e finalmente riconoscibili in volto: Björn Leese, Benjamin Reber, Hajo Schülere Michael Vogel, membri di FAMILIE FLÖZ, compagnia tedesca giunta nella capitale per la rappresentazione in due date di “INFINITA”, uno dei loro più celebri spettacoli.
L’entusiasmo che si assapora nell’aria è frutto di un’esperienza elettrizzante, in grado per tutti i novanta minuti di stravolgere le usuali linee narrative e di arrivare con efficacia a tutte le generazioni, anche alle più giovani.
D’altronde, il gruppo tedesco non ha certo bisogno di presentazioni, nato nei primi anni ’90, ha ben presto lasciato il segno del panorama dello spettacolo europeo e mondiale con una serie di scelte stilistiche e narrative non proprio convenzionali.
Già dai primi anni infatti, abbandonano l’uso narrativo della parola per servirsi soltanto dei propri corpi, attraverso un rigoroso studio della gestualità, delle arti di mimismo e clownerie, reinterpretandoli ed inserendoli nella cornice del tanztheater della loro insegnante Pina Bausch.
Oramai un punto di riferimento per lo spettacolo a livello mondiale, sono diventati riconoscibili anche grazie alle loro buffe e grottesche maschere adoperate fin dagli inizi e rese iconiche dopo oltre trent’anni di carriera.
