Teatro Basilica, 6 | 7 maggio 2026, ore 21:00 – prima nazionale
C’è un orario che in Italia è rimasto cristallizzato: le 10:25. È il tempo immobile della strage alla stazione di Bologna, un monito che appare con discrezione su un piccolo monitor ai margini della scena del Teatro Basilica.
É proprio da quel fermo immagine della storia che il progetto di Valerio Bucci, produzione Malalingua / Collettivo Zeigarnik, decide di ripartire, non per fare cronaca, ma per innescare un’esplosione generazionale.
Lo spettacolo affronta un territorio minato: la destra eversiva dei NAR. Eppure, la distanza tra i “ragazzi di oggi” — nati tra Teletubbies e un benessere anestetizzante — e i giovani degli anni di piombo non viene colmata da una lezione di storia, ma da un rispecchiamento brutale.
La drammaturgia di Agnese Desideri sceglie di non puntare l’indice, preferendo interrogarsi su cosa sia rimasto di quella rabbia viscerale e dove sia finita l’urgenza di cambiare il mondo.
Osserviamo un linguaggio scenico meticcio: la compagnia mette in campo una commistione di codici efficace, teatro di figura e d’attore; i burattini picchiano, cantano e agiscono l’orrore, superando la barriera della parola.
Lo sguardo di Andrea Cosentino, è nell’aria…
Un gioco tragico degli oggetti, con gambe di Barbie mutilate che diventano metafora feroce dell’assalto a Radio Città Futura, restituendo il dramma delle donne ferite in via dei Marsi con una potenza simbolica che la cronaca non raggiunge.
La prova interpretativa di Benedetta Margheriti e Veronica Toscanelli pur tradendo l’emozione e qualche fragilità di una padronanza vocale ancora acerba, risulta consapevole e carica di urgenza comunicativa. In questo quadro, Roberto Tufo dà corpo e voce all’incertezza collettiva: il suo interrogativo, celato dietro una finta inconsapevolezza, scolpisce una figura tragicamente comica che diventa il perno emotivo dello smarrimento generazionale messo in scena.
Ma, l’equivoco e la provocazione, spicca in scena grazie all’omonimia e alla giustapposizione fra Valerio attore e Valerio personaggio, in un monologo che li disegna entrambi figli di Monteverde, entrambi bisognosi di capovolgere un tavolo… È qui che lo spettacolo si fa rischioso: la sovrapposizione tra chi racconta e chi è raccontato ha generato, durante la prima, persino reazioni di sdegno tra il pubblico. Come insegna Ennio Flaiano ne “Lo spettatore addormentato”, ogni sguardo è legittimo, anche quello di chi fraintende lo spettacolo per un’apologia nostalgica.
Tuttavia, la provocazione è più sottile: Giuseppe “Giusva” Fioravanti, leader dei NAR, dal 2009 è un uomo libero, la cui pena è considerata estinta. Vive a Roma, scrive per vari quotidiani. Chissà che un giorno non sieda proprio in platea e non sia lui, per una volta, lo spettatore indignato: non certo per ciò che guarda, ma per l’orrore che ha seminato.
Mirabile è la chiusa drammaturgica. Quell’orologio fermo da decenni, finalmente, fa uno scatto in avanti di un minuto. Mentre risuonano le note di “Telefonami tra vent’anni” di Lucio Dalla, si avverte un brivido che mescola fragilità e forza. È l’invito della compagnia a uscire dal perimetro rarefatto della memoria per tornare a occupare un tempo presente in barba, forse, a quel gioco di parole sottile e amaro del titolo stesso che sembra voler denunciare una consapevole ignavia della nostra epoca.

INFO&CREDITI
Un progetto di Valerio Bucci
Con Valerio Bucci, Benedetta Margheriti, Veronica Toscanelli e Roberto Tufo
Aiuto Regia Valeriano Solfiti
Drammaturgia Agnese Desideri
Supervisione artistica Andrea Cosentino
Produzione Malalingua Teatro / Collettivo Zeigarnik
Progetto Collettivo under 35 Teatro Villa Pamphilj
LA COMPAGNIA
L’associazione Malalingua, attiva dal 2010 tra Roma e Puglia, si occupa di drammaturgia contemporanea, teatro ragazzi e programmazione per adulti, affiancando anche attività formative. Ha prodotto rassegne e spettacoli come Viva l’Italia, l’Italia che non muore, ’77 la rivoluzione è finita, abbiamo vinto e Italo e l’Italia che va alla guerra, oltre a curare dal 2011 la stagione Storie da me a Molfetta. Collabora dal 2013 con il Teatro Villa Pamphilj e nel 2017 ha avviato, con TiConZero, il progetto Effetto Joule, con cui realizza spettacoli originali e format di divulgazione scientifica. Organizza inoltre festival e rassegne tematiche e promuove laboratori teatrali per adolescenti e adulti.
Il Collettivo Zeigarnik nasce nella primavera del 2023 negli spazi del Teatro Villa Pamphilj, dall’incontro di giovani professionisti dello spettacolo. Nell’estate del 2023 il collettivo debutta con una prima versione di Gli altri rivoluzionari a Fortezza Est, nell’ambito della rassegna Pillole #tuttoin12minuti, partecipando successivamente come finalista al concorso MArteLive. Nell’estate del 2024 lo spettacolo è stato selezionato per il percorso di residenza Vestiti della vostra pelle a cura di Andrea Cosentino, in collaborazione con il dipartimento SARAS dell’Università La Sapienza di Roma.
