Riprende dallo Spazio Diamante il tour della nuova produzione di Carrozzeria Orfeo, “Cuore di porco”, ricettacolo di tre storie, di tre cuori accomunati dallo stesso tema, la metamorfosi.
La drammaturgia è affidata a tre giovanissimi autori, Chiara Arrigoni, Filippo Capobianco e Francesco Petruzzelli, con la supervisione di Gabriele di Luca; il prodotto finale sono tre storie autonome ma legate nei temi e nei significati. A dar loro voce e forma sul palco è Matteo Berardinelli accompagnato dalle illustrazioni e proiezioni di Federico Bassi e Giacomo Trivellini, membri del collettivo Le Canaglie fondato da Massimiliano Setti e dal 2013 compagni di ricerca artistica del collettivo di Mantova.
Le storie vengono inserite nella cornice di un mondo dilaniato dalle guerre, consumato dalla sete dei potenti. In questa landa disperata, nel 2067 (anno del maiale secondo il calendario cinese), un vecchio insegnante di tennis ricorda come ventiquattro anni prima l’umanità avesse avuto la possibilità di salvarsi, trascinata da un uomo, da un tennista capace di gesta impossibili, quasi divine.
A questa vicenda se ne alternano altre due, quella di un povero maiale destinato a diventare carne da insaccato e quella di una madre, il cui corpo accoglie quel feto che un giorno risolleverà il destino dell’umanità.
È così innestata una riflessione sui mutamenti e sulla mercificazione dei corpi nei tempi moderni, dallo sfruttamento animale, all’invecchiamento, alla relegazione di una donna il cui corpo non ha più un valore proprio, ma utile solo al concepimento di un altro essere vivente.
Passando da una vicenda all’altra, si arriva piano piano ad unire tutti i puntini e a trovare in tutti i racconti un filo che li unisce.
L’animale si salva dal macello, solo per essere sezionato, il suo cuore trapiantato diventerà il battito di un giovane tennista, lo stesso che anni dopo allenerà colui che sembra essere il predestinato, figlio di quella donna, contemporanea Maria, che lo concepì in sogno dopo aver incontrato un maiale e che pur di trattenerlo dalle brutalità del suo destino lo tenne in grembo ben oltre i nove mesi, morendo nel parto.
Questa intricata fabula viene resa attraverso un vero e proprio live set, con musiche, illustrazioni e creazioni dal vivo che amplificano e concedono dinamismo ai testi esposti per lo più come monologhi, rendendo meno ostico il coinvolgimento in una messa in scena complessa, retta da un delicato equilibrio tra testo e impianto scenografico. La fusione funziona nonostante non manchino momenti in cui il primo risulti eccessivamente carico di significati e simbolismi rispetto al secondo rendendo in pochi casi la scena meno fluida e coinvolgente.
Un’altra nota stimolante di questa fanta-storia, stavolta non tecnica, ma tematica emerge fortemente nel continuo parallelismo che si instaura con la nostra attualità. Un’attualità che sta perdendo progressivamente qualsiasi speranza, un’umanità che pare avviarsi verso l’ennesimo periodo di morte e guerra e che nonostante tutto continua a pregare che qualcosa, o qualcuno, cambi le cose. Ma soprattutto Cuore di porco ci fa interrogare su come sta evolvendo il nostro modo di vivere e relazionarci con il concetto di corpo, degradato a merce di consumo, involucro di carne da consumare, da spremere fino al midollo.
Animali da cui ricavare fino all’ultimo grammo di materiale edibile, ma anche uomini, donne, bambini, madri, anziani, ridotti a mere scatole, contenitori pronti a diventare anch’essi cibo da divorare nella continua consumazione mediatica e sociale in cui siamo immersi.
Non è un caso che la parabola di Carrozzeria Orfeo termini con la sparizione/ascesa del tanto acclamato prodigio, ad un passo dal suo ultimo atto, il suo corpo viene consumato fino all’osso dalla stessa gente che lo idolatrava, e finalmente libero dalle sue spoglie è pronto a cambiare forma, a continuare quella eterna metamorfosi.
Un’osservazione sulla vita e sul senso dell’esistenza intesa come esperienza continua, priva di cardini come inizio e conclusione, ma in continuo divenire, sottoposta ad un costante mutamento delle forme attraverso cui si esprime.
E come non percepire una non tanto sottile affinità con ciò che sta vivendo il teatro nel nostro Paese?
Una forma d’arte in perenne evoluzione a cui si accompagnano strumenti e riflessioni anch’essi sempre diversi. Un’entità che cambia le forme, che cambia involucro, che subisce e contemporaneamente influenza le dinamiche socio-culturali del periodo. Sempre più ridotto a contenitore e non a esperienza, a politica e non ad arte, fortemente indebolito da una società multimediale e da un impoverimento culturale senza precedenti, il teatro riflette su se stesso in un’opera ambiziosa che disegna il passo successivo, un passo con cui riesca a cambiare forma, a utilizzare nuove tipologie di narrazioni e che riporti, come ha sempre fatto, la realtà in cui è immerso.
Ecco dunque che Cuore di porco attraverso queste storie fonde la prosa nuda con forme di video-arte adoperate sia come scenografia sia come elementi metanarrativi ed offre, grazie a questi strumenti, anche la possibilità di vivere il teatro fuori dai luoghi convenzionali.
Una sperimentazione tecnica che ormai da un decennio fa parte del processo di collaborazione tra i due collettivi e che apre non solo ad interessanti dilemmi etici, ma soprattutto a riflessioni e reinterpretazioni di come si può vivere e sperimentare il teatro in un processo di creazione che non è altro che quella metamorfosi in continuo divenire che come ci ricordano durante tutto lo spettacolo, è solo l’inizio.
