Ci sono commedie che cercano la risata alzando la voce, esasperando situazioni o affidandosi a battute sopra le righe. E poi ci sono quelle che riescono a far ridere attraverso i personaggi, le loro contraddizioni e quei piccoli cortocircuiti della vita quotidiana nei quali è facile riconoscersi. Lo spettacolo Amore non eri prevista, portato in scena dalla compagnia Readarto al Teatro Nino Manfredi, scritto e diretto da Andrea Bizzarri rientra senza forzature sceniche di gestualità e parola in questa seconda categoria.
Michele (Andrea Bizzarri), timido e impacciato quarantenne, sfida le proprie insicurezze frequentando una discoteca sull’orlo del fallimento. Una sera nel bagno insegue, importunandolo, Ruggero (Giuseppe Abramo), il proprietario del locale, a cui chiede il numero di una ragazza dai capelli biondi con in mano un analcolico; ma più tardi a rispondere al telefono non è una tranquilla biondina astemia, bensì un vulcano dai capelli castani, amica storica di Ruggero e dj nella sua discoteca per poche serate (Alida Sacoor); una donna “galassia”, come la definirà Michele, inarrivabile, completa e lucente. Sarà, per i due protagonisti, provvidenziale destino o sterile imprevisto a mettere in moto il ritmico susseguirsi di inattese conseguenze?
É proprio il ritmo difatti il punto forte della messinscena: i tempi comici sono serrati, la narrazione procede con vivacità e le situazioni si avvicendano senza perdere slancio. La risata non è mai cercata a tutti i costi, nasce spontaneamente dalle dinamiche tra i personaggi, dagli equivoci e dalle reazioni, spesso irresistibili, di chi si ritrova improvvisamente fuori dalla propria zona di comfort.
È una comicità misurata che non scivola mai nella volgarità e non ha bisogno di battute esagerate o forzate per ottenere l’effetto desiderato. Scelta che restituisce alla commedia una piacevole naturalezza e dimostra come sul palco il ritmo e la credibilità di un personaggio ben scritto possano essere più efficaci di qualsiasi facile provocazione.
A incarnare questa vena comica sono tutti e tre i personaggi, i quali sembrano raccogliere in sé alcuni tratti di figure ormai entrate nell’immaginario della commedia italiana: è facile intravedere, ad esempio, in Michele e nel suo modo di essere le nevrosi, le insicurezze e l’umanità impacciata dei personaggi verdoniani, in particolare riecheggiano la compulsione di Raniero, e quella goffaggine surreale di Giovannino, in Viaggi di Nozze. Non parliamo di una semplice imitazione, ma di un insieme di esitazioni, rigidità, ingenuità e reazioni sproporzionate che fanno sorridere proprio perché mantengono un fondo di autenticità e creano una parentela caratteriale anche con l’uomo comune, che non riduce a macchietta nessun protagonista.
Contribuisce al dinamico flusso drammaturgico anche una scenografia curata, costruita con dettagli che richiamano il carattere, l’identità e le atmosfere della storia. I poster di celebri band come Guns N’ Roses, Pink Floyd e The Who evocano un immaginario musicale ben riconoscibile, fatto di riferimenti generazionali e suggestioni rock; particolari che accompagnano lo spettatore dentro il suo universo senza sovrastare l’azione.
Azione sostenuta da un sottofondo musicale con un ruolo tutt’altro che marginale: le canzoni intervengono come una presenza discreta ma studiata: supportano i dialoghi, accompagnano i passaggi della vicenda e contribuiscono a creare atmosfere adatte alle diverse situazioni; divenendo strumenti di accordo, parte integrante del tessuto narrativo, capaci di dare continuità alle scene e di valorizzarne il ritmo.
La vicenda sentimentale è terreno fertile per mettere alla prova questo universo umano: l’incontro inatteso, l’equivoco telefonico e il confronto tra due personalità lontane alimentano una storia nella quale l’imprevisto rompe gli schemi e costringe i protagonisti a misurarsi con le proprie fragilità. Una storia in cui, inaspettatamente, come in romanzo di formazione, alla fine nessuno vede più se stesso come era abituato a vedersi. Ognuno scopre parti di sé più adulte e consapevoli, liberandosi dai nodi adolescenziali in cui era rimasto intrappolato, specialmente grazie a un amore che non arriva secondo un progetto preciso, ma irrompendo, destabilizzando e mettendo in discussione abitudini e convinzioni.
Ed è proprio qui che il titolo acquista il suo significato più autentico. Amore non eri prevista suggerisce che la vita, anche quando la crediamo organizzata al dettaglio, sempre conserva spazio per ciò che non possiamo controllare. Talvolta è sufficiente un incontro casuale per ribaltare certezze e far scoprire possibilità che non avremmo mai preso in considerazione.
La commedia di Bizzarri trova dunque la propria identità nell’equilibrio tra ritmo, caratterizzazione e leggerezza. Non cerca scorciatoie comiche, non indulge nella volgarità e non forza la risata; preferisce costruirla attraverso le persone, le loro debolezze e le loro reazioni. Una scelta che richiama una tradizione teatrale e cinematografica nella quale l’ironia nasce soprattutto dall’osservazione dell’essere umano.
